14 Febbraio 2026, sabato
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Pensioni, doccia fredda a febbraio: perché l’assegno può scendere nonostante gli aumenti

Rivalutazione per l’inflazione sì, ma le trattenute fiscali di inizio anno rischiano di azzerare gli incrementi. Conguagli Irpef e addizionali regionali e comunali spiegano perché il cedolino di febbraio 2026 può risultare più leggero.

Molti pensionati lo scopriranno solo aprendo il cedolino, altri se ne sono già accorti confrontando gli importi: la pensione di febbraio 2026 può essere più bassa rispetto a quella di gennaio. Un paradosso solo apparente, soprattutto se si considera che con il nuovo anno sono scattati gli aumenti previsti dalla legge di Bilancio e la rivalutazione legata all’inflazione.

La spiegazione, però, non va cercata sul fronte degli assegni, bensì su quello delle trattenute fiscali, che proprio a febbraio entrano nel vivo e finiscono per incidere in modo significativo sull’importo netto percepito.

Rivalutazione 2026: aumenti reali ma differenziati

Nel 2026 le pensioni sono state rivalutate dell’1,4%, in linea con l’adeguamento al costo della vita. Un intervento che interessa tutti gli assegni, ma con effetti diversi a seconda delle fasce di reddito.

Per le pensioni minime, l’aumento stimato è di circa 3 euro, con l’importo che sale a 619,8 euro mensili. Un incremento più consistente rispetto alla precedente rivalutazione, che aveva portato in tasca appena 1,8 euro in più. Numeri modesti, ma comunque positivi, almeno sulla carta.

Il problema è che questi aumenti non arrivano isolati, bensì si inseriscono in un contesto fiscale che a febbraio diventa particolarmente pesante.

Febbraio, il mese dei conguagli

Non è una sorpresa per chi conosce il calendario previdenziale: febbraio è tradizionalmente uno dei mesi più “avari” per i pensionati italiani. A incidere sono diverse voci di trattenuta che si sommano nello stesso cedolino.

Da febbraio a dicembre vengono infatti rateizzate in 11 mensilità le addizionali regionali relative all’anno precedente. A queste si aggiungono le addizionali comunali, con l’acconto per il 2026 che scatta proprio nel mese di febbraio.

Ma non è tutto. Entra in gioco anche il conguaglio Irpef: se dai conteggi relativi al 2025 emerge un debito d’imposta, l’Inps procede con il recupero, che può avvenire interamente o in parte proprio a febbraio.

Il risultato è che gli aumenti legati alla rivalutazione possono essere completamente assorbiti, lasciando il pensionato con un assegno netto inferiore rispetto al mese precedente.

Come controllare l’importo della pensione

Per capire esattamente cosa succede al proprio assegno, l’unica strada è verificare il cedolino. Basta collegarsi al sito dell’Inps utilizzando Spid, Cie o Cns, accedere al servizio “Cedolino della pensione”, selezionare il mese di febbraio 2026 e analizzare nel dettaglio le voci delle trattenute fiscali.

Solo così è possibile distinguere tra aumento lordo, imposte e conguagli, e comprendere perché, nonostante la rivalutazione, febbraio resta un mese amaro per molti pensionati.

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