Il 2026 si è aperto sotto buoni auspici per i mercati finanziari. I principali indici azionari viaggiano in prossimità dei massimi storici non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in diversi Paesi emergenti. Un avvio d’anno incoraggiante che, tuttavia, si inserisce in un contesto geopolitico tutt’altro che disteso. Il recente intervento statunitense in Venezuela è letto come un segnale della nuova strategia americana sulle sfere di influenza, definita “dottrina Donroe” per le analogie con la storica dottrina Monroe del 1823.
A questo quadro si aggiungono le tensioni istituzionali interne, in particolare attorno alla Federal Reserve. Il mandato di Jerome Powell scadrà a maggio, anche se la sua permanenza nel board appare probabile. Nel frattempo, è attesa una pronuncia della Corte Suprema sulla legittimità del licenziamento di un altro membro della banca centrale, Lisa Cook: un passaggio delicato che contribuisce ad alimentare l’incertezza sui mercati.
Fed sotto pressione e sostegno alla curva dei Treasury
Nel commento “Tra dottrina Donroe e pressioni sulla Fed”, Fabrizio Santin, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, sottolinea come l’amministrazione statunitense abbia chiesto a due entità controllate dal Tesoro di acquistare circa 200 miliardi di dollari di titoli legati ai mutui immobiliari. L’obiettivo è duplice: sostenere la parte lunga della curva obbligazionaria e ridurre il costo dei mutui, ancora sopra il 6%, nel tentativo di contenere il caro vita.
Secondo Santin, le frizioni rinnovate con la Fed rischiano però di limitarne l’efficacia decisionale. Le tensioni istituzionali stanno già lasciando un segno sui mercati, con rendimenti in rialzo sulle scadenze più lunghe e forti apprezzamenti dei beni rifugio, come oro e argento.
Economia americana su un sentiero di crescita
Sul fronte macroeconomico, il mercato del lavoro statunitense mostra segnali di rallentamento graduale: poche nuove assunzioni, pochi licenziamenti e un tasso di disoccupazione che rimane contenuto intorno al 4,5%. Dopo la guerra tariffaria del 2025, l’economia Usa continua comunque a muoversi su un sentiero di crescita solida.
A fare la differenza sono ancora una volta gli investimenti tecnologici, che nel 2025 hanno contribuito per quasi due punti percentuali alla crescita del PIL. Un fattore che rende difficile, per gli investitori globali, prescindere dal mercato americano, dove capacità di adattamento, innovazione e dinamica degli utili restano elementi chiave di attrattività.
Trimestrali sotto la lente: banche, Big Tech e IA
La stagione delle trimestrali è appena iniziata, con i conti di banche e finanziari, seguiti a breve da quelli dei Big Tech. Per l’ecosistema dell’intelligenza artificiale, osserva Santin, sarà cruciale valutare non solo l’intensità degli investimenti, ma anche la qualità degli utili e il ritorno sul capitale.
Il tema di possibili eccessi di valutazione, alimentati da investimenti a leva e da operazioni circolari, è tornato al centro del dibattito. Ma, paradossalmente, questo rappresenta un elemento positivo: una maggiore selettività e una più ampia dispersione dei rendimenti favoriscono la gestione attiva e un riallineamento più rigoroso tra prezzi di mercato e fondamentali.
Verso una riduzione dei divari sull’azionario
Guardando ai prossimi trimestri, Pictet AM prevede un ridimensionamento del differenziale di crescita tra le large cap del Nasdaq e il resto del mercato. Se questa tendenza verrà confermata, potrà proseguire la rotazione verso settori più ciclici e Mercati Emergenti.
Dopo un 2025 segnato da forti pressioni sul consumatore americano a causa dei dazi elevati, Santin intravede la possibilità che si delinei uno scenario “Goldilocks”: un contesto di crescita equilibrata, senza eccessi evidenti.
Crescita solida, ma attenzione agli scossoni
In sintesi, l’analisi di Pictet Asset Management conferma che l’economia statunitense continua a beneficiare di politiche fiscali espansive, deregolamentazione e di un ciclo degli investimenti ancora favorevole. L’inflazione rimane sopra il target, ma viene per ora tollerata dalla Fed.
Il messaggio finale, tuttavia, è improntato alla prudenza: eventuali deviazioni dallo scenario atteso o shock improvvisi potrebbero tradursi in nuove turbolenze sui mercati. Un equilibrio delicato, che richiede attenzione, selettività e capacità di lettura di un contesto in rapido mutamento.
