Il debito pubblico italiano continua la sua traiettoria ascendente e a maggio supera una nuova soglia simbolica. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, lo stock delle Amministrazioni pubbliche è cresciuto di 26,6 miliardi rispetto al mese precedente, attestandosi a 3.181,1 miliardi.
L’incremento, spiegano da Via Nazionale, è il risultato di una combinazione di fattori. In primo luogo il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, pari a 13,4 miliardi, cui si aggiunge l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, salite di 9,5 miliardi fino a quota 51,9. A questi elementi si sommano poi componenti di natura tecnica, tra cui gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso dei titoli, la rivalutazione dei bond indicizzati all’inflazione e l’impatto delle variazioni dei tassi di cambio, per un totale di 3,6 miliardi.
Dal punto di vista della composizione istituzionale, l’intero aumento del debito è attribuibile alle Amministrazioni centrali, confermando una dinamica fortemente concentrata sul perimetro statale. Resta invece stabile la vita media residua del debito, ferma a 7,9 anni, segnale di una gestione che punta a mantenere un equilibrio tra esigenze di rifinanziamento e contenimento del rischio.
Sul fronte dei detentori, prosegue la graduale riduzione della quota in capo alla Banca d’Italia, scesa al 17,2% dal 17,3% del mese precedente. Parallelamente, emerge una crescente presenza degli investitori esteri: ad aprile — ultimo dato disponibile — la loro quota è salita al 35,7%. In lieve aumento anche la componente degli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, passata al 14,6%.
Nel complesso, il quadro restituisce l’immagine di un debito ancora in espansione, sostenuto tanto da esigenze di finanziamento quanto da fattori tecnici, e sempre più esposto alle dinamiche dei mercati e alla fiducia degli investitori internazionali.
