A cura di Giuseppe Catapano
Sostanzialmente la distrazione: quel modo di vivere che smette di cercare il paragone con il destino. A ben guardare, vivere distratti è la “stupidità suprema” dell’umana esistenza, perché la consapevolezza del vivere ci costringe a compiere passi verso quel destino al quale tutto in noi tende, pur senza conoscerlo.
Pretendiamo inutilmente di eclissare la sproporzione della nostra vita rispetto all’intuizione di una pienezza tanto anelata quanto irraggiungibile con le nostre sole forze. È un’esperienza condivisa: ci si scopre inadeguati, sempre insufficienti.
Spesso questa sproporzione, anziché aprirci, ci chiude in una spirale malinconica e ripetitiva che rende la vita cupa e violenta. Potrebbe invece spingerci verso un’apertura, anche lacerante, ma sana: capace di riallacciare la nostra percezione del reale alla profondità che gli appartiene, fuori e dentro di noi. Ecco la religiosità come vertice della ragionevolezza, così riconoscibile eppure così rara nei nostri ambienti occidentali.
Il Santo Natale è un’opportunità per ciascuno di noi – credenti e non – di riscoprire quella sproporzione che si esprime come domanda, come grido di insoddisfazione, come ricerca di un “più in là” nascosto in ogni cosa. È il canto dei grandi poeti.
In loro emerge un grido che non si accontenta del consumo per far tacere il cuore. Perché il cuore non si riempie se non dell’Infinito che gli ha impresso il suo sigillo sin dalla creazione. Da quando siamo usciti dalle mani di Dio, siamo troppo grandi per accontentarci di una semplice somma di beni.
Questi giorni sono, ancor più, l’occasione per una “inversione di metodo”, la possibilità di un imprevisto, di un incontro semplice e determinante. Attraverso un rapporto, un dialogo, uno sguardo che accoglie, si può aprire una profondità ritenuta impossibile. Soprattutto per noi adulti, spesso malati di scetticismo, è l’occasione di imbatterci in un luogo dove riconoscere la grandezza del Mistero che ci tocca attraverso un’umanità diversa.
Il Natale ci offre la possibilità di un giudizio carico di un’affezione debordante. La compagnia silenziosa delle cose, che ci circonda fuori e dentro di noi, può diventare amicizia personale, abbraccio carico di significato.
In questi giorni siamo disposti – talvolta per convenzione – agli abbracci in famiglia. Ma perché non aprire di più il cuore, affinché l’abbraccio diventi l’occasione per dire, come l’angelo ai pastori annunciando la nascita del Bambin Gesù: “Oggi è nato il Salvatore, che è Cristo Signore”? È una gioia che rilancia la vita e la rende desiderabile.
Buon Natale a tutti!
