«È proprio il caso di dire: tengo famiglia. Non solo la famiglia politica, ma la famiglia famiglia». Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Partito Democratico, affonda il colpo commentando la notizia dell’assunzione in Rai Pubblicità del fidanzato della figlia di Antonio Marano, presidente ad interim e consigliere di amministrazione della Rai in quota Lega.
Per Ruotolo il caso va ben oltre il singolo episodio. «Dopo l’occupazione sistematica degli snodi centrali del servizio pubblico, operata soprattutto dal partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – sottolinea – si arriva ora a coinvolgere anche i legami familiari». Una dinamica che, secondo l’esponente dem, apre un fronte delicato sul piano dell’opportunità e mina alla radice la fiducia dei cittadini: «È un fatto che pone un grave problema di trasparenza e di credibilità dell’azienda».
Il quadro, avverte Ruotolo, si inserisce in un momento particolarmente sensibile per il servizio pubblico radiotelevisivo. Proprio mentre emergono questi episodi, ricorda, la Commissione europea ha formalmente avvertito l’Italia, con una lettera, del rischio concreto di una procedura di infrazione. Il motivo è la mancata riforma della governance Rai, che Bruxelles chiede di rendere realmente indipendente e autonoma dall’influenza della politica, e in tempi rapidi.
Un richiamo che rende la vicenda ancora più pesante sul piano istituzionale. «La Rai è un bene pubblico – conclude Ruotolo – e non può essere gestita come una proprietà privata o, peggio ancora, come un affare di famiglia». Un monito che riaccende il dibattito sulla natura del servizio pubblico e sulla necessità di regole chiare, trasparenti e credibili nella gestione della principale azienda culturale del Paese.
