Un commando armato, un Kalashnikov impugnato in pieno giorno, una strada trafficata a pochi passi da uno dei principali ospedali della Puglia. È il quadro che emerge dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che ha portato all’arresto di cinque persone ritenute responsabili di un tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose. I Carabinieri del Comando Provinciale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip, riconoscendo a carico degli indagati gravi indizi di colpevolezza per un’azione armata maturata nell’humus criminale del clan Strisciuglio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli arrestati farebbero parte della compagine operante nel quartiere San Pio, storica roccaforte della cosca barese. È da lì che, il 18 giugno 2016, sarebbe partita la decisione di punire la vittima, anche lui già noto alle forze dell’ordine, ritenuta responsabile poche ore prima di un’aggressione fisica ai danni di un fiancheggiatore del clan. Una reazione che, secondo l’impianto accusatorio accolto dal giudice, aveva lo scopo di riaffermare l’egemonia del gruppo criminale sul territorio e consolidarne il controllo.
Il movente, dunque, si intreccia con le dinamiche interne di potere: un affronto considerato inaccettabile, da cancellare con un’azione clamorosa. Le modalità scelte, a detta degli inquirenti, confermano la volontà di colpire non solo il bersaglio, ma anche di lanciare un messaggio di forza. L’agguato avvenne infatti in un contesto urbano densamente frequentato: via Caposcardicchio, nella zona Cecilia del Comune di Modugno, area inglobata nel tessuto del quartiere San Paolo di Bari. Era pieno giorno, l’orario di massimo afflusso, con passanti e automobilisti in transito e l’ospedale San Paolo a poche decine di metri.
In quel momento, mentre la vittima percorreva la strada a bordo della sua auto, venne affiancata da un gruppo di uomini armati. Uno di loro imbracciò un fucile d’assalto Ak-47, arma da guerra capace di esplodere raffiche devastanti, e aprì il fuoco, sparando numerosi colpi verso l’abitacolo. L’azione, fulminea e brutale, avrebbe potuto trasformarsi in una strage, considerata la presenza di civili e l’intensità del traffico. L’obiettivo, tuttavia, riuscì a sopravvivere, dando avvio a una complessa attività investigativa.
Le indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, coordinate dalla DDA, si sono sviluppate in più fasi, attraverso appostamenti, pedinamenti, intercettazioni e un lavoro di intelligence rafforzato dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Gli elementi raccolti hanno permesso di delineare ruoli, responsabilità e movente, fino a individuare il nucleo operativo del commando.
Sebbene siano fatte salve, come sempre, le valutazioni successive del procedimento e il contraddittorio della difesa, il quadro ricostruito dagli inquirenti racconta una vicenda che porta al centro la capacità del clan Strisciuglio di utilizzare la violenza come strumento di controllo sociale. L’agguato del 2016, ricondotto oggi con precisione agli indagati coinvolti, appare come un tassello di una strategia più ampia: riaffermare la supremazia criminale sul quartiere San Pio ed eliminare chiunque ne mettesse in discussione l’autorità.
Con gli arresti eseguiti nelle ultime ore, la magistratura antimafia segna un ulteriore passo nel contrasto alle articolazioni territoriali di una delle organizzazioni più radicate nel capoluogo pugliese. Una risposta istituzionale che si inserisce in un percorso investigativo lungo e articolato, capace di far luce su un episodio che, sin dal primo momento, aveva rivelato la pericolosità e l’audacia di un’azione di stampo marcatamente mafioso.
