22 Settembre 2026, martedì
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Gas, l’Italia corre da sola: scorte vicino al 50%. Ma il pieno ai prezzi attuali conviene davvero?

Roma unica sopra i livelli del 2024 mentre l’Europa arranca. Tra sicurezza energetica e costi elevati, il nodo della convenienza resta aperto

L’Italia accelera e si distingue nel panorama energetico europeo: a un mese esatto dall’avvio della stagione di iniezione, le scorte nazionali di gas sfiorano il 50%. Un risultato che spicca se confrontato con il resto dell’Unione europea, ferma al 32,7%, e con la Germania, che si attesta al 25,7%.

A certificare il primato sono i dati di Gas Infrastructure Europe (Gie): il sistema italiano ha già accumulato 101,6 terawattora (TWh), conquistando la “spia verde” insieme a Paesi come Portogallo, Spagna e Polonia, che però dispongono di capacità di stoccaggio nettamente inferiori. Il confronto più significativo resta quello con Berlino, che pur avendo il più grande sistema europeo si ferma a 63,7 TWh, ancora in zona “arancione”.

Ma il dato più rilevante è quello su base annua: l’Italia è l’unico grande Paese europeo ad aver superato i livelli del 2024, passando da 96,7 a 101,6 TWh. Un’anomalia positiva in un contesto continentale in cui, invece, le scorte risultano in calo: l’Ue è scesa da 446,37 a 370,7 TWh, mentre la Germania da oltre 81 a 63,7 TWh.

Una corsa, tuttavia, che si consuma nel momento meno favorevole. Le quotazioni del gas hanno infatti chiuso la settimana ad Amsterdam a 45,76 euro per megawattora, il livello più alto dallo scorso 14 aprile. Riempire gli stoccaggi oggi significa dunque acquistare materia prima a prezzi sostenuti, con un impatto diretto sui costi del sistema.

Ed è qui che si apre il nodo della convenienza. Fare scorte in anticipo, a valori elevati, comporta un rischio evidente: se nei prossimi mesi i prezzi dovessero scendere, il gas immagazzinato oggi potrebbe risultare più caro rispetto a quello acquistabile sul mercato in futuro. In altre parole, si paga un premio per la sicurezza.

D’altro canto, la strategia italiana risponde a una logica precisa: proteggersi dalla volatilità e da eventuali shock di offerta durante l’inverno, quando la domanda cresce e i prezzi tendono storicamente a salire. In questo senso, il costo attuale può essere interpretato come una sorta di “assicurazione energetica”, che riduce il rischio di emergenze e picchi incontrollati.

Per rendere sostenibile questa scelta, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha introdotto per il 2025 il “premio di giacenza”, un meccanismo pensato per incentivare gli operatori a stoccare gas anche in condizioni di mercato sfavorevoli. Il beneficio compensa in parte gli oneri finanziari legati all’immobilizzazione della risorsa e il differenziale tra i prezzi estivi e quelli attesi in inverno.

Un intervento che ha contribuito a mantenere elevata la partecipazione alle aste gestite da Snam, che il 23 aprile ha annunciato la chiusura delle procedure necessarie a raggiungere l’obiettivo del 90% di riempimento entro il 31 ottobre.

Resta però una domanda di fondo: questa corsa anticipata è una scelta lungimirante o un azzardo costoso? La risposta dipenderà dall’evoluzione dei mercati nei prossimi mesi. Se i prezzi invernali saliranno, l’Italia avrà giocato d’anticipo con successo. Se invece dovessero scendere, il sistema potrebbe ritrovarsi ad aver pagato troppo caro il proprio “paracadute” energetico.

Nel frattempo, il Paese consolida una posizione di vantaggio in Europa, trasformando la sicurezza degli approvvigionamenti in una priorità strategica. Anche a costo, almeno per ora, di pagare il gas più del necessario.

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