Le Atp Finals, per Chiara Appendino, non sono soltanto un grande evento sportivo: sono la prova concreta che Torino sa essere all’altezza delle sfide internazionali. Un risultato che, secondo la deputata del Movimento 5 Stelle, merita di essere difeso con decisione. Nell’intervista rilasciata a La Stampa, l’ex sindaca mette in fila numeri, risultati e prospettive future, tracciando un perimetro chiaro: spostare l’appuntamento tennistico da Torino sarebbe un errore strategico.
Appendino rivendica innanzitutto ciò che è già sotto gli occhi di tutti: «Le Atp Finals sono una scommessa vinta, guai a portarcele via. Torino può ancora dare tanto a questo evento, anche nei prossimi anni.» Un’affermazione che non nasce dal campanilismo, ma dalla constatazione di un modello che ha funzionato. «Parlano i fatti: squadra che vince non si cambia», osserva, ricordando come l’organizzazione abbia superato ogni aspettativa fin dal debutto.
La deputata grillina sottolinea di nutrire «massima fiducia nel Presidente della Federazione, Angelo Binaghi, e nel dialogo che porterà avanti con il governo sul futuro della manifestazione». Una fiducia che affonda le radici nei risultati: efficienza organizzativa, capacità ricettiva, ritorni economici. Elementi che, a suo giudizio, dovrebbero guidare ogni decisione, spingendo ad accantonare logiche estranee alla buona riuscita dell’evento. «Non posso credere che qualcuno abbia interesse, nella scelta del luogo e della governance, a mettere a rischio un’organizzazione che ha dimostrato di funzionare benissimo», afferma.
Appendino si dice perplessa davanti all’idea che si possa ragionare con criteri diversi da quelli centrati sul beneficio generale: «Non vedo perché qualcuno dovrebbe ragionare secondo interessi che non siano quelli della buona riuscita dell’evento».
Un successo che, negli anni, si è consolidato. L’Italia è passata da cinque a dieci anni di permanenza delle Atp Finals, un prolungamento che la stessa deputata interpreta come un riconoscimento oggettivo del lavoro svolto. E i numeri, ancora una volta, fanno la differenza: «In termini economici, lo Stato ha avuto un ritorno che è sette volte quello che ha investito». Un bilancio che parla da sé e che, nelle sue parole, dovrebbe spingere a investire ulteriormente su Torino, non a mettere in discussione la sua centralità.
Per Appendino, migliorare è possibile, necessario e alla portata. Ma non serve cambiare città. «Si può lavorare per rendere l’evento ancora migliore, senza necessariamente muoversi da Torino», conclude, rilanciando l’idea di un percorso che continui a valorizzare investimenti, know-how e infrastrutture già consolidate.
Il messaggio è chiaro e diretto: le Atp Finals non sono soltanto un successo sportivo, ma un patrimonio costruito passo dopo passo. E Torino, secondo Appendino, merita di restare la sua casa.
