1 Giugno 2026, lunedì
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Delitto di Garlasco, l’ex procuratore Venditti pronto a denunciare i pm di Pavia

Indagato a Brescia per presunte irregolarità nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, l’ex capo della Procura pavese annuncia, tramite il suo legale, l’intenzione di reagire con un’azione formale contro i magistrati che gli contestano la gestione del caso.

La vicenda giudiziaria legata al delitto di Garlasco, uno dei casi più controversi e mediaticamente esposti degli ultimi vent’anni, continua a generare nuove tensioni e sviluppi. L’ex procuratore della Repubblica di Pavia, Mario Venditti, oggi indagato dalla Procura di Brescia per presunte irregolarità nella conduzione dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, starebbe valutando di presentare una denuncia contro i pubblici ministeri pavesi.

A rivelarlo è stato il suo avvocato, Domenico Aiello, durante una conferenza stampa tenutasi a Milano. Il legale ha spiegato che il proprio assistito si riserva di agire nelle sedi competenti per tutelare la propria reputazione e la correttezza del suo operato, messo in discussione da un’inchiesta che — a suo dire — presenta molte ombre.

Al centro della nuova controversia giudiziaria vi sarebbe la formulazione dell’imputazione nei confronti di Andrea Sempio, amico di Chiara Poggi e figura marginale ma mai del tutto uscita dal perimetro investigativo. Secondo la ricostruzione difensiva, l’iscrizione di Sempio nel registro degli indagati e le modalità con cui venne gestita quella fase dell’indagine rappresenterebbero il fulcro del procedimento aperto a Brescia contro Venditti e altri magistrati pavesi.

Il caso, tornato periodicamente alla ribalta per nuovi elementi o presunte rivelazioni, affonda le sue radici nell’agosto del 2007, quando Chiara Poggi, ventiseienne, fu trovata senza vita nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Dopo anni di indagini, processi, ribaltamenti e ricorsi, l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio resta Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, che sta scontando una pena di sedici anni di reclusione.

Ora, però, il fronte giudiziario sembra spostarsi sul piano delle responsabilità istituzionali e delle dinamiche interne alla stessa magistratura. L’inchiesta bresciana, nata per verificare la regolarità dell’operato della Procura di Pavia, ha aperto un capitolo inedito: quello dei presunti errori o omissioni compiuti durante le indagini, e delle conseguenti responsabilità penali di chi le coordinò.

L’avvocato Aiello ha sottolineato come il suo assistito «abbia sempre agito nel rispetto delle norme e con la massima trasparenza, nell’interesse esclusivo della giustizia», aggiungendo che le accuse mosse nei confronti di Venditti sarebbero «ingiuste e infondate». Da qui la valutazione, tuttora in corso, di presentare una controdenuncia ai danni dei pm di Pavia.

Una decisione che, se formalizzata, segnerebbe un passaggio delicato e potenzialmente esplosivo: un ex procuratore pronto a portare in tribunale i colleghi di un ufficio giudiziario da lui stesso guidato, in una vicenda che intreccia questioni di metodo investigativo, profili disciplinari e reputazione personale.

Il “caso Garlasco”, che sembrava ormai chiuso sul piano processuale, torna così a occupare le cronache giudiziarie non più per il mistero di un delitto, ma per il duro confronto tra magistrati, a testimonianza di quanto quella tragedia continui ancora oggi a proiettare la propria ombra sulle istituzioni e sulla giustizia italiana.

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