1 Giugno 2026, lunedì
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Banche, corsa senza precedenti: utili a 47,5 miliardi nel 2025

Quinquennio d’oro per il credito italiano: profitti ai massimi storici mentre cala la pressione fiscale. Unimpresa: “Giusto tassare gli extraprofitti”

Non si arresta la stagione d’oro delle banche italiane. Il 2025 segna l’ennesimo record: utili netti complessivi pari a 47,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 46,5 miliardi del 2024 e ai 40,6 miliardi del 2023. Un’accelerazione costante che fotografa un sistema creditizio tornato ai vertici della redditività europea dopo il crollo pandemico.

A certificarlo è il Centro studi di Unimpresa, secondo cui anche i ricavi hanno raggiunto livelli senza precedenti, attestandosi a quota 110,2 miliardi. Sul fronte fiscale, invece, emerge un dato destinato a far discutere: le imposte versate si fermano a 9,1 miliardi, con un’aliquota media del 19,2%, in calo di cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Il quinquennio della svolta

L’attuale boom affonda le radici nella fase successiva alla pandemia. Il tracollo del 2020 – quando gli utili si erano ridotti a 2,2 miliardi – ha rappresentato uno spartiacque. Dal 2022 in poi, complice il mutato contesto monetario, i conti degli istituti hanno imboccato una traiettoria ascendente.

Nel periodo 2021-2025, il sistema bancario italiano ha cumulato ricavi per 493,8 miliardi, utili netti per 176,5 miliardi e imposte per 35,1 miliardi, con un tax rate medio del 19,9%. Numeri che segnano una netta discontinuità rispetto all’era pre-Covid: nel 2018 gli utili si fermavano a 15,1 miliardi, saliti a 15,8 miliardi nel 2019, con livelli di imposizione sensibilmente più elevati.

Il nodo fiscale e la tassa sugli extraprofitti

Di fronte a una redditività così elevata, il tema della contribuzione fiscale è tornato centrale nel dibattito politico ed economico. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha introdotto misure mirate – tra cui la cosiddetta tassa sugli extraprofitti – per intercettare una quota degli utili straordinari generati dall’aumento dei tassi.

Una scelta che trova il plauso di Unimpresa. “Si tratta di una linea corretta e coerente – osserva il vicepresidente Giuseppe Spadafora – perché consente di rafforzare il contributo delle banche ai conti pubblici senza intaccarne la solidità né la capacità di sostenere famiglie e imprese”.

Secondo l’associazione, negli ultimi otto anni gli istituti di credito hanno accumulato oltre 209 miliardi di utili netti, versando al fisco 43 miliardi, con un’aliquota media del 20,5%. Un livello inferiore rispetto a quello sostenuto dalla maggior parte delle imprese italiane, elemento che rafforza – secondo Unimpresa – la legittimità di un prelievo sugli extra-profitti.

Come si generano i profitti record

Alla base della crescita ci sono due pilastri: il margine di interesse e il margine da commissioni.

Il primo rappresenta il cuore dell’attività bancaria. Le banche guadagnano sulla differenza tra gli interessi applicati a mutui e prestiti e quelli riconosciuti ai depositanti. L’aumento dei tassi deciso dalla Banca centrale europea ha ampliato significativamente questa forbice: il costo del credito è salito rapidamente, mentre la remunerazione dei conti correnti è rimasta più contenuta.

Il secondo pilastro è costituito dai servizi: gestione del risparmio, fondi di investimento, polizze assicurative, carte e operazioni bancarie. Un insieme di attività che garantisce entrate stabili e sempre più rilevanti nei bilanci degli istituti.

Famiglie e imprese, i veri finanziatori

Dietro i numeri record si intravede però anche l’impatto sull’economia reale. I principali “finanziatori involontari” degli extraprofitti sono infatti famiglie e imprese.

Da un lato, il costo dei prestiti è aumentato sensibilmente: a parità di capitale, mutui e finanziamenti risultano oggi più onerosi. Dall’altro, i risparmiatori hanno beneficiato solo marginalmente del rialzo dei tassi, con rendimenti sui depositi cresciuti molto più lentamente.

A ciò si aggiunge il contributo dei clienti che investono attraverso le banche, sostenendo commissioni di gestione e collocamento. Un flusso continuo che alimenta i ricavi e consolida la redditività del settore.

Il quadro che emerge è quello di un sistema bancario tornato protagonista, forte di margini elevati e di una congiuntura favorevole. Resta però aperta la questione dell’equilibrio tra profitti, tassazione e sostegno all’economia reale: un nodo destinato a rimanere al centro del dibattito nei prossimi anni.

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