11 Giugno 2026, giovedì
HomeItaliaEconomiaConfcooperative Fvg: il Piano Nazionale dell’Economia Sociale apre una nuova stagione per...

Confcooperative Fvg: il Piano Nazionale dell’Economia Sociale apre una nuova stagione per la cooperazione italiana

Il vicepresidente nazionale Marco Menni a Udine: “Finalmente riconosciuto il ruolo delle cooperative come pilastro dello sviluppo del Paese”

Udine – Un riconoscimento atteso da tempo, che segna un cambio di passo nella visione economica del Paese. Il Piano nazionale dell’Economia sociale, oggi in fase di consultazione pubblica, apre ufficialmente una nuova stagione per il mondo cooperativo italiano, ponendo le imprese sociali al centro delle strategie di crescita e coesione territoriale.

A sottolinearlo è stato Marco Menni, vicepresidente nazionale di Confcooperative, intervenuto a Udine durante la presentazione del Piano nella sede regionale dell’associazione. «Le imprese cooperative di ogni tipo si vedono finalmente riconosciute come pilastro essenziale per lo sviluppo dell’Italia, in un cambio di visione e prospettiva che auspichiamo venga tradotto rapidamente in atti concreti», ha dichiarato Menni a margine dell’incontro con i vertici di Confcooperative Friuli Venezia Giulia.

L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto significativo tra il livello nazionale e quello territoriale dell’organizzazione. Al tavolo, insieme al vicepresidente Menni, erano presenti il presidente regionale Daniele Castagnaviz, il presidente dell’Associazione regionale delle Banche di Credito Cooperativo, Luca Occhialini, la presidente di Confcooperative Alpe Adria, Serena Mizzan, e il presidente di Confcooperative Pordenone, Fabio Dubolino.

Nel suo intervento di apertura, Castagnaviz ha voluto ricordare il radicamento e la forza del sistema cooperativo nel territorio friulano: «Le cooperative sono il motore dell’economia sociale regionale», ha affermato, consegnando a Menni il volume realizzato per celebrare i cinquant’anni di attività di Confcooperative Friuli Venezia Giulia. «La nostra rete – ha aggiunto – rappresenta oltre 22 mila addetti, 82 mila soci cooperatori e 1,3 miliardi di euro di ricavi. Numeri che testimoniano come la cooperazione non sia solo una forma d’impresa, ma un modello di sviluppo economico e sociale radicato nella comunità».

Un cambio di paradigma per l’economia sociale italiana

La presentazione del Piano nazionale dell’Economia sociale è stata accolta da Confcooperative come un passaggio storico per l’intero sistema produttivo del Paese. Dopo anni di richieste, viene infatti pienamente riconosciuto il principio sancito dall’articolo 45 della Costituzione, che attribuisce alla cooperazione una funzione sociale fondamentale.

«Con questo Piano – ha osservato Menni – si gettano le basi per una politica economica più inclusiva e sostenibile. La cooperazione può contribuire in modo decisivo a ridurre le disuguaglianze, a contrastare l’abbandono delle aree montane e interne, a promuovere l’inclusione sociale e la cultura, e a rendere più solide e resilienti le filiere produttive e agricole. È un’occasione per ripensare il modello di sviluppo italiano, mettendo al centro le persone e le comunità».

Il Piano, frutto di un lungo percorso di consultazione, intende valorizzare il ruolo delle imprese dell’economia sociale – dalle cooperative alle fondazioni, dalle associazioni alle imprese sociali – come attori strategici per lo sviluppo sostenibile e per la coesione territoriale. L’obiettivo è costruire politiche integrate che uniscano crescita economica, inclusione e solidarietà, valorizzando la partecipazione dei cittadini alla vita economica del Paese.

Un settore che pesa per l’8% del Pil

I numeri confermano l’importanza del comparto cooperativo nel tessuto economico nazionale. In Italia operano circa 60 mila cooperative, che danno lavoro a 1,3 milioni di persone, contano 12 milioni di soci e producono complessivamente 160 miliardi di euro di fatturato, pari all’8% del Pil nazionale.

Confcooperative, la principale organizzazione di rappresentanza del settore, riunisce 16 mila imprese, con 550 mila lavoratori – il 61% dei quali donne – e un volume d’affari complessivo di 82 miliardi di euro, contribuendo da sola al 4% del prodotto interno lordo.

Dati che non solo testimoniano la vitalità del movimento cooperativo, ma ne ribadiscono la capacità di affrontare le sfide economiche e sociali con strumenti innovativi e partecipativi. In un contesto in cui la crescita economica deve necessariamente conciliarsi con la sostenibilità e l’equità, il modello cooperativo appare oggi più che mai attuale.

Il contributo del Friuli Venezia Giulia

La cooperazione friulana, forte di una tradizione secolare e di una rete consolidata di imprese nei settori agricolo, sociale, energetico e dei servizi, rappresenta un laboratorio d’innovazione economica e sociale. In una regione caratterizzata da territori eterogenei, dalla pianura alle montagne, il sistema cooperativo ha saputo rispondere alle esigenze locali creando occupazione, servizi e coesione.

Proprio da queste esperienze territoriali Confcooperative intende ripartire per dare concretezza al Piano nazionale dell’Economia sociale. Il modello friulano, basato sulla collaborazione tra imprese, istituzioni e comunità, dimostra come la cooperazione possa essere un volano di sviluppo sostenibile e un presidio contro lo spopolamento delle aree interne.

Il futuro della cooperazione tra innovazione e partecipazione

La sfida ora è trasformare gli obiettivi del Piano in misure operative, capaci di generare impatto reale sui territori. Secondo Menni, «la cooperazione può essere protagonista di una nuova economia che non lascia indietro nessuno. Ma per farlo servono politiche stabili, incentivi adeguati e un riconoscimento pieno del valore sociale del lavoro cooperativo».

Il Piano nazionale dell’Economia sociale rappresenta dunque un passaggio decisivo per rilanciare un modello imprenditoriale che ha sempre unito sostenibilità economica e responsabilità collettiva. È un’occasione per riaffermare il principio che la crescita non può essere disgiunta dalla solidarietà, e che il futuro dell’Italia passa anche da imprese capaci di coniugare profitto e bene comune.

A Udine, la visita del vicepresidente Menni si è chiusa con un messaggio chiaro: «Le cooperative sono parte integrante dell’identità economica e sociale del nostro Paese. Ora, con il Piano nazionale, abbiamo l’opportunità di rafforzarne il ruolo e di dare nuova linfa a un modello che mette al centro le persone, i territori e la coesione. È questa la vera economia del futuro».

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti