Il nodo irrisolto del lavoro nel turismo torna al centro del dibattito politico, con toni sempre più accesi. Durante il Question time alla Camera, la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha attaccato frontalmente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, contestando la narrazione che negli ultimi anni ha accompagnato il tema della carenza di personale nel settore.
“Per anni – ha dichiarato – si è raccontato che i giovani rifiutassero di lavorare, preferendo il divano. E che l’abolizione del reddito di cittadinanza avrebbe risolto il problema. Dopo quattro anni, i posti vacanti sono ancora lì”. Secondo Appendino, il vero squilibrio non riguarda la disponibilità di lavoratori, ma la qualità delle condizioni offerte: salari bassi, precarietà diffusa e diritti erosi.
Nel mirino dell’ex sindaca di Torino finisce anche il concetto di “salario giusto”, promosso dal governo. “Un’etichetta accattivante – sostiene – che nei fatti rischia di legittimare forme di sfruttamento”, soprattutto in assenza di un salario minimo legale, proposta da 9 euro l’ora che il M5S continua a rivendicare e che, ricorda la deputata, è stata respinta dalla maggioranza.
Il quadro delineato è quello di una generazione giovane schiacciata tra stagionalità e costi della vita. “La ragazza che lascia casa per fare la cameriera, il ragazzo che ogni estate lavora come bagnino: sveglia all’alba, doppi turni, festivi inclusi, senza potersi permettere neppure una stanza”, ha incalzato Appendino, rivolgendosi direttamente al ministro del Turismo Daniela Santanchè e al sottosegretario Gianmarco Mazzi.
A rendere ancora più critica la situazione, secondo l’esponente pentastellata, è il fenomeno dell’emigrazione giovanile: “Sono 161mila i ragazzi che hanno lasciato il Paese negli ultimi cinque anni. Una diaspora silenziosa che racconta meglio di qualsiasi dato la mancanza di prospettive”.
Infine, l’affondo sul decreto flussi, considerato dall’opposizione una risposta distorsiva al problema: “Riempire i vuoti con lavoratori stranieri costretti ad accettare qualsiasi condizione pur di ottenere un permesso di soggiorno non è una soluzione, ma un rischio”. Da qui l’accusa più dura: “Non si sta governando il mercato del lavoro. Si sta trasformando lo Stato nel caporale di un esercito di lavoratori ricattabili”.
Parole destinate ad alimentare il confronto politico su uno dei settori chiave dell’economia italiana, dove la ripresa dei flussi turistici continua a scontrarsi con un mercato del lavoro fragile e irrisolto.

