A cura di Salvatore Guerriero, Presidente Nazionale ed Internazionale della Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI International
La nautica italiana è un laboratorio di contrasti. Da una parte i superyacht continuano a crescere e consolidano la leadership mondiale dei cantieri tricolori, dall’altra la piccola nautica da diporto – imbarcazioni sotto i 10 metri, gommoni, day cruiser – registra un calo del 10%. Un segnale che, dietro la brillantezza delle cifre complessive, mette in luce una fragilità strutturale.
Il 2024 si è chiuso con un fatturato record di oltre 8 miliardi di euro (+3,2% sul 2023), confermando il comparto nautico tra le eccellenze del Made in Italy. Secondo i dati di Confindustria Nautica, i grandi marchi hanno rafforzato la loro presenza globale puntando su internazionalizzazione, tecnologie innovative e design di altissimo livello. L’Italia si conferma così leader mondiale nei superyacht sopra i 24 metri: quasi la metà delle nuove costruzioni varate nel mondo porta la firma dei cantieri nazionali.
I giganti e i piccoli
Dietro il successo internazionale si nasconde però il rovescio della medaglia: le piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura della filiera, faticano a stare al passo. Sono artigiani, fornitori, cantieri minori e aziende di servizi, spesso senza la forza finanziaria o commerciale per affrontare mercati complessi. Il rischio è di restare schiacciati da due forze opposte: i colossi industriali da un lato e la concorrenza straniera dall’altro, particolarmente aggressiva nella fascia media e bassa.
Il cliente di oggi, infatti, non cerca più solo una barca: chiede un’esperienza integrata, che includa comfort, design, sostenibilità e servizi post-vendita. La domanda si sposta verso soluzioni digitali e intelligenti, dai sistemi domotici di bordo al monitoraggio remoto, fino a materiali innovativi e sostenibili. Un salto qualitativo che le grandi aziende riescono a intercettare meglio delle PMI.
Una sfida di sistema
La partita che si gioca non è solo di prodotto, ma di sistema. Per competere servono reti, consorzi, politiche comuni di internazionalizzazione. Le fiere e i saloni nautici internazionali diventano luoghi strategici non solo per mostrare le novità ma per intessere relazioni commerciali, attrarre investitori e stringere partnership tecnologiche.
“Il successo dei superyacht deve diventare un volano per tutta la filiera”, ripetono gli operatori del settore. Le grandi aziende hanno la responsabilità – e l’opportunità – di coinvolgere i fornitori locali e il tessuto artigianale che rappresenta il cuore pulsante del Made in Italy.
Le sfide del 2025
Il nuovo anno si annuncia più complesso: il rischio di una frenata non è trascurabile. Inflazione, aumento dei costi energetici e incertezza geopolitica potrebbero rallentare la domanda internazionale. Per questo gli analisti indicano alcune priorità:
- rafforzare l’internazionalizzazione delle PMI con strumenti finanziari e reti di contatti all’estero;
- sostenere la partecipazione a saloni e fiere, vetrine fondamentali per prodotti e relazioni;
- investire in tecnologie di propulsione elettrica e ibrida, in linea con le nuove normative ambientali;
- rilanciare la filiera artigianale, valorizzando competenze uniche e know-how locale;
- connettere la nautica con il turismo e i territori, trasformandola in un vero asset di cultura e identità italiana.
Un patrimonio da non disperdere
La nautica italiana non è solo industria: è parte di una storia millenaria di cantieristica, navigazione e cultura marinara. La sfida è trasformare questa tradizione in innovazione, rendendola un marchio globale. Le nuove generazioni di imprenditori, le tecnologie digitali e la crescente sensibilità ambientale rappresentano occasioni decisive per costruire un futuro solido.
Il 2025 sarà un anno di scelte: restare leader nonostante le difficoltà o cedere spazi a concorrenti sempre più agguerriti. La ricetta è chiara: unire i giganti e i piccoli, essere innovativi e aperti al mondo, trasformare la bellezza e il saper fare italiani in un motore di crescita sostenibile.
