16 Agosto 2026, domenica
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Francia in piazza contro la Finanziaria: oltre 170 manifestazioni, Parigi paralizzata dallo sciopero dei trasporti

Nuova giornata di mobilitazione contro la legge di bilancio 2026: decine di blocchi stradali, 37 fermi e centinaia di negozi chiusi nella capitale. La protesta unisce sindacati, studenti e lavoratori, mentre il governo difende la linea del rigore.

La Francia torna a essere attraversata dalla protesta. Contro la legge finanziaria 2026, giudicata troppo rigida e punitiva, ieri si sono svolte in tutto il Paese oltre 170 manifestazioni, a fronte delle 250 inizialmente annunciate dai sindacati. Cortei, scioperi e blocchi hanno coinvolto decine di città, da Marsiglia a Lione, da Bordeaux a Lille, fino a Parigi, teatro della mobilitazione più imponente.

Secondo il ministero dell’Interno, sono state fermate 37 persone nel corso della giornata, mentre la polizia ha contato almeno 63 blocchi tra strade, depositi e infrastrutture strategiche. Il clima resta teso ma sotto controllo: i servizi di sicurezza sono stati rafforzati in tutti i principali centri urbani, con un dispositivo che ha mobilitato migliaia di agenti.

La capitale sotto pressione

A Parigi lo sciopero del trasporto pubblico ha paralizzato gran parte della città: linee della metropolitana chiuse, autobus ridotti, traffico congestionato. Centinaia di negozi, in particolare nel centro, hanno abbassato le serrande, temendo disordini. Banche e catene di telefonia hanno rafforzato le misure di sicurezza, in alcuni casi con barriere metalliche davanti alle vetrine.

Il corteo parigino, partito da Place de la République, ha visto la partecipazione di migliaia di persone, con una presenza eterogenea che ha unito lavoratori del settore pubblico e privato, studenti, insegnanti e pensionati. Gli slogan hanno preso di mira il governo e in particolare le misure di austerità contenute nella nuova Finanziaria, accusata di penalizzare i ceti medi e le fasce più deboli.

Le ragioni della protesta

La legge di bilancio 2026 prevede tagli alla spesa pubblica e una serie di misure per contenere il deficit, in linea con gli impegni europei. Ma per i sindacati si tratta di un rigore eccessivo che rischia di rallentare la crescita e aggravare le disuguaglianze sociali. I principali nodi contestati riguardano la riduzione dei fondi per l’istruzione e la sanità, l’inasprimento fiscale per alcune categorie e il congelamento di assunzioni nel settore pubblico.

Il fronte sindacale si è ricompattato dopo mesi di divisioni, portando in piazza un’alleanza ampia e visibile. Le organizzazioni studentesche hanno aderito in massa, denunciando una legge “che guarda ai conti e non al futuro”. Alcuni manifestanti hanno richiamato alla memoria le grandi mobilitazioni contro la riforma delle pensioni, convinti che il governo non stia ascoltando la voce del Paese reale.

La risposta del governo

Dall’Eliseo la linea resta ferma. L’esecutivo difende la legge finanziaria come “necessaria per garantire stabilità e credibilità ai conti pubblici”, insistendo sulla necessità di ridurre il deficit in una fase di incertezza economica internazionale. Fonti governative sottolineano come la Francia non possa permettersi di perdere la fiducia dei mercati e di Bruxelles.

Il ministro delle Finanze ha ribadito che “la disciplina di bilancio non è un’opzione, ma una condizione per proteggere la Francia dai rischi di instabilità”, mentre la premier ha invitato i sindacati al dialogo, pur escludendo modifiche sostanziali al testo.

Una partita ancora aperta

La tensione sociale appare destinata a proseguire. I sindacati hanno già annunciato nuove mobilitazioni per le prossime settimane, puntando a mantenere alta la pressione sul governo e a coinvolgere sempre più categorie. Resta da capire se la protesta riuscirà a trasformarsi in un movimento di lunga durata o se il rigore dell’esecutivo finirà per prevalere.

Quel che è certo è che la Francia si trova ancora una volta a fare i conti con il suo rapporto complicato con le riforme economiche: ogni stretta sui conti pubblici accende le piazze e mette alla prova la tenuta sociale del Paese. E la legge finanziaria 2026 non fa eccezione.

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