Acciaierie d’Italia, la società che gestisce gli impianti dell’ex Ilva e che oggi si trova in amministrazione straordinaria, ha inoltrato al ministero del Lavoro una richiesta di modifica della cassa integrazione guadagni. La nuova istanza prevede un aumento dei dipendenti coinvolti: 4.450 unità in totale, di cui 3.803 nello stabilimento di Taranto, cuore produttivo e simbolico della siderurgia nazionale.
La domanda correttiva arriva a distanza di pochi mesi dalla precedente, depositata il 12 giugno scorso, che fissava in 4.050 il numero dei lavoratori interessati alla Cig, di cui 3.500 sempre a Taranto. Una crescita dunque significativa, che conferma le difficoltà produttive e industriali in cui versa il polo siderurgico e che si riflette in modo diretto sulle condizioni occupazionali.
Fonti sindacali spiegano che l’aggiornamento dell’istanza è il frutto della situazione ancora critica in cui si trovano gli impianti, con produzioni ridotte e prospettive di rilancio che restano, al momento, appese alle scelte del governo e agli sviluppi della gestione commissariale. Taranto, che concentra la gran parte dei lavoratori in cassa integrazione, continua a essere l’epicentro delle tensioni, non solo industriali ed economiche, ma anche sociali e occupazionali.
La richiesta è ora al vaglio del ministero del Lavoro, che dovrà esaminarne la compatibilità e le condizioni di applicazione. L’ampliamento della platea dei dipendenti interessati alimenta il confronto già in corso tra istituzioni, sindacati e commissari straordinari, in una fase in cui il futuro dell’ex Ilva resta incerto e strettamente legato ai piani di ristrutturazione e di rilancio industriale.
Il nuovo quadro della Cig si inserisce in un contesto complesso, segnato dal calo della domanda di acciaio, dalle difficoltà di mercato e dal delicato equilibrio tra esigenze di risanamento ambientale e continuità produttiva. Per Taranto e per l’intero sistema siderurgico nazionale, l’evoluzione della vicenda resta dunque cruciale: dalle decisioni che verranno prese dipende non solo il destino di migliaia di lavoratori, ma anche quello di un settore strategico per l’economia italiana.
