15 Agosto 2026, sabato
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Ex Ilva, Cig in aumento: 4.450 lavoratori coinvolti, 3.803 solo a Taranto

Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha presentato una nuova istanza al ministero del Lavoro. Cresce la platea dei dipendenti interessati alla cassa integrazione, con il sito ionico ancora una volta al centro della crisi

Acciaierie d’Italia, la società che gestisce gli impianti dell’ex Ilva e che oggi si trova in amministrazione straordinaria, ha inoltrato al ministero del Lavoro una richiesta di modifica della cassa integrazione guadagni. La nuova istanza prevede un aumento dei dipendenti coinvolti: 4.450 unità in totale, di cui 3.803 nello stabilimento di Taranto, cuore produttivo e simbolico della siderurgia nazionale.

La domanda correttiva arriva a distanza di pochi mesi dalla precedente, depositata il 12 giugno scorso, che fissava in 4.050 il numero dei lavoratori interessati alla Cig, di cui 3.500 sempre a Taranto. Una crescita dunque significativa, che conferma le difficoltà produttive e industriali in cui versa il polo siderurgico e che si riflette in modo diretto sulle condizioni occupazionali.

Fonti sindacali spiegano che l’aggiornamento dell’istanza è il frutto della situazione ancora critica in cui si trovano gli impianti, con produzioni ridotte e prospettive di rilancio che restano, al momento, appese alle scelte del governo e agli sviluppi della gestione commissariale. Taranto, che concentra la gran parte dei lavoratori in cassa integrazione, continua a essere l’epicentro delle tensioni, non solo industriali ed economiche, ma anche sociali e occupazionali.

La richiesta è ora al vaglio del ministero del Lavoro, che dovrà esaminarne la compatibilità e le condizioni di applicazione. L’ampliamento della platea dei dipendenti interessati alimenta il confronto già in corso tra istituzioni, sindacati e commissari straordinari, in una fase in cui il futuro dell’ex Ilva resta incerto e strettamente legato ai piani di ristrutturazione e di rilancio industriale.

Il nuovo quadro della Cig si inserisce in un contesto complesso, segnato dal calo della domanda di acciaio, dalle difficoltà di mercato e dal delicato equilibrio tra esigenze di risanamento ambientale e continuità produttiva. Per Taranto e per l’intero sistema siderurgico nazionale, l’evoluzione della vicenda resta dunque cruciale: dalle decisioni che verranno prese dipende non solo il destino di migliaia di lavoratori, ma anche quello di un settore strategico per l’economia italiana.

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