15 Agosto 2026, sabato
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Von der Leyen rompe gli indugi: “Sospendere parte dell’intesa con Israele”

Nel discorso sullo Stato dell'Unione, la presidente della Commissione europea prende una posizione netta sulla guerra a Gaza e annuncia misure senza precedenti contro Tel Aviv: sanzioni contro ministri estremisti e coloni violenti, stop ai pagamenti bilaterali, parziale sospensione dell’Accordo di Associazione

Nel suo atteso discorso sullo Stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha scelto di alzare il tono e rompere l’impasse che da mesi frena l’azione europea sulla crisi mediorientale. “Ciò che sta accadendo a Gaza è inaccettabile”, ha dichiarato senza mezzi termini la presidente della Commissione europea davanti al Parlamento di Strasburgo, tracciando un cambio di passo nella linea di Bruxelles.

“Ma la situazione è bloccata senza una maggioranza”, ha aggiunto, riferendosi alle profonde divisioni interne tra gli Stati membri sull’approccio da tenere nei confronti di Israele. Un’impasse che, secondo von der Leyen, l’Unione non può più permettersi di tollerare. “Dobbiamo superare questa situazione. Non possiamo permetterci di rimanere paralizzati”, ha incalzato, richiamando l’Europa al proprio ruolo geopolitico.

Per questo motivo, la Commissione europea si prepara a proporre una serie di misure concrete, in larga parte inedite nei rapporti tra Bruxelles e Tel Aviv. “Proporremo di sospendere il nostro sostegno bilaterale a Israele”, ha annunciato von der Leyen, chiarendo che si tratta di un’interruzione dei pagamenti in specifici settori, senza però compromettere le relazioni con alcune istituzioni chiave della società civile israeliana. Tra queste, è stato fatto esplicito riferimento a Yad Vashem, il centro mondiale per la memoria della Shoah, che continuerà a ricevere il sostegno europeo.

Ma il cuore della svolta è di natura politica ed economica. La Commissione, ha spiegato la presidente, metterà sul tavolo anche l’introduzione di sanzioni mirate contro ministri del governo israeliano identificati come “estremisti” e contro i coloni responsabili di atti di violenza nei Territori occupati. È un passo di forte rilevanza simbolica e diplomatica, che segnala la crescente irritazione europea per l’escalation militare a Gaza e l’atteggiamento del governo Netanyahu, sempre più isolato anche tra gli alleati occidentali.

Non solo. Von der Leyen ha preannunciato la sospensione parziale dell’Accordo di Associazione UE-Israele per quanto riguarda le questioni commerciali. Si tratta di un atto sostanziale che potrebbe rimettere in discussione i privilegi economici di cui Israele ha finora beneficiato nei rapporti con l’Unione. L’Accordo di Associazione, firmato nel 1995 ed entrato in vigore nel 2000, è la cornice giuridica che regola i rapporti bilaterali in ambito commerciale, politico e di cooperazione. Una sua sospensione, anche parziale, rappresenterebbe una svolta nei rapporti diplomatici, mai messa in discussione in modo così esplicito negli ultimi vent’anni.

Le parole della presidente arrivano in un momento cruciale, in cui l’Unione europea fatica a parlare con una voce sola sulla crisi israelo-palestinese. Mentre alcuni Stati membri, tra cui Irlanda, Spagna e Belgio, hanno adottato posizioni molto critiche nei confronti di Israele, altri — come Germania, Ungheria e Repubblica Ceca — mantengono una linea più prudente o apertamente filoisraeliana. In questo quadro frammentato, la Commissione prova ora a esercitare un ruolo di guida, rilanciando un’agenda di azione concreta.

La mossa di von der Leyen, se approvata dal Consiglio, potrebbe ridisegnare gli equilibri diplomatici euro-mediterranei. Tuttavia, resta da vedere se la proposta raccoglierà il consenso necessario tra i Ventisette. Il tema è politicamente esplosivo e potrebbe accentuare le divisioni già esistenti all’interno dell’Unione.

Nel frattempo, la presidente ha voluto comunque ribadire che il sostegno alla società civile israeliana e alla memoria della Shoah resteranno pilastri irrinunciabili della politica europea. Una distinzione importante, che mira a evitare che le misure annunciate vengano interpretate come una presa di distanza dall’identità democratica e culturale di Israele, pur criticando apertamente le derive dell’attuale leadership politica.

Il discorso di Ursula von der Leyen segna dunque un passaggio delicato e potenzialmente storico nei rapporti tra Bruxelles e Tel Aviv. Il segnale è chiaro: l’Unione europea non intende restare spettatrice passiva di fronte a un conflitto che ha già provocato migliaia di vittime civili e che rischia di compromettere ogni prospettiva di pace duratura in Medio Oriente.

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