Varsavia – È un passaggio drammatico, quello descritto dal premier polacco Donald Tusk, che non esita a evocare lo spettro di un conflitto su scala continentale: “Non siamo mai stati così vicini a una guerra dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”. Parole pesanti, che segnano l’escalation di tensione tra la Polonia e la Russia dopo la presunta violazione dello spazio aereo polacco da parte di droni identificati come russi.
Secondo le autorità militari di Varsavia, nella notte tra lunedì e martedì sono stati almeno dieci gli “oggetti volanti non identificati” che hanno attraversato i confini orientali del Paese. L’allarme è scattato quando i radar hanno rilevato la presenza di droni provenienti dallo spazio aereo ucraino, in coincidenza con un nuovo attacco russo contro infrastrutture strategiche a Leopoli, a pochi chilometri dalla frontiera polacca. L’esercito ha risposto attivando le procedure difensive e ha confermato di aver “utilizzato armi” contro quelli che sono stati definiti “obiettivi ostili”.
Varsavia parla apertamente di “atto di aggressione” e si prepara a chiedere formalmente la convocazione del Consiglio Atlantico, invocando l’articolo 4 del Trattato della NATO, che consente a uno Stato membro di richiedere consultazioni urgenti qualora ritenga minacciata la propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza.
“Abbiamo raccolto tutte le prove e forniremo ogni elemento ai partner dell’Alleanza”, ha dichiarato Tusk in una conferenza stampa straordinaria a Varsavia, sottolineando come la situazione richieda una risposta unitaria e decisa da parte della NATO. Il premier ha aggiunto che le forze armate polacche resteranno in stato di massima allerta nei prossimi giorni.
La reazione russa non si è fatta attendere. L’incaricato d’affari dell’ambasciata russa in Polonia, Andrei Ordash, ha definito le accuse “completamente infondate” e ha negato con fermezza che i droni coinvolti nell’incidente appartengano alla Federazione Russa. “Non esiste alcuna prova concreta che colleghi quei velivoli alla Russia – ha affermato – Siamo di fronte a una provocazione politica costruita per alimentare il clima di tensione nella regione”.
A livello internazionale, le dichiarazioni provenienti da Varsavia hanno trovato un immediato eco. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, parlando da Kiev, ha avvertito che quanto accaduto rappresenta “un precedente estremamente pericoloso per l’intera Europa”. Per il leader ucraino, la presunta incursione russa in territorio NATO dimostra che “il Cremlino è pronto a testare i limiti della deterrenza occidentale”.
In Italia, la premier Giorgia Meloni ha espresso “profonda preoccupazione” per gli sviluppi e ha condannato senza riserve quella che ha definito “un’inaccettabile violazione dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica”. Il governo italiano, ha precisato Palazzo Chigi, è in contatto costante con gli alleati e sostiene “pienamente ogni iniziativa della NATO volta a tutelare l’integrità dei suoi Stati membri”.
Dietro la crisi diplomatica, si intravede un quadro regionale sempre più instabile. Gli attacchi aerei russi sull’Ucraina occidentale – finora relativamente risparmiata dalla guerra – si sono intensificati nelle ultime settimane, complicando ulteriormente la gestione del conflitto e aumentando il rischio di incidenti transfrontalieri.
L’articolo 4 della NATO, se effettivamente invocato, aprirebbe la strada a una fase di consultazioni ufficiali tra gli Stati membri per valutare la portata della minaccia e definire eventuali contromisure. Non si tratta, a differenza dell’articolo 5, di un impegno automatico alla difesa collettiva, ma la sua attivazione rappresenta comunque un segnale politico forte, riservato a situazioni di grave emergenza.
L’ultima volta che fu utilizzato risale al febbraio 2022, nei giorni immediatamente successivi all’invasione russa dell’Ucraina, quando diversi Paesi dell’Europa orientale – tra cui proprio la Polonia – chiesero di riunire urgentemente l’Alleanza. In passato, l’articolo 4 è stato invocato anche da Turchia e Paesi baltici in situazioni di crisi.
In attesa di sviluppi, cresce l’apprensione nelle cancellerie europee. A Bruxelles, il Consiglio Atlantico resta in stato di consultazione permanente, pronto a reagire a ogni evoluzione. Intanto, i ministri degli Esteri e della Difesa dei principali Paesi NATO hanno avviato contatti bilaterali per coordinare le posizioni.
La crisi polacco-russa arriva in un momento di particolare fragilità per l’architettura di sicurezza del continente. Le tensioni lungo il confine orientale dell’Alleanza, la guerra in Ucraina, la crescente assertività militare di Mosca e l’instabilità regionale disegnano uno scenario che non ha precedenti dalla fine della Guerra Fredda. Per la Polonia, in prima linea sul fronte orientale, la soglia dell’allarme sembra essere stata ormai superata. E l’Europa, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con l’incubo di un conflitto diretto alle sue porte.
