16 Agosto 2026, domenica
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Femminicidio Sara Campanella, la famiglia denuncia la madre del killer: “Favorì la fuga del figlio”

Presentata in Procura una denuncia per favoreggiamento e concorso morale contro Daniela Santoro, madre di Stefano Argentino, l’uomo che ha ucciso Sara Campanella e si è tolto la vita in carcere. Decisivi gli scambi WhatsApp tra madre e figlio. La madre della vittima: "Ora giustizia, la verità venga a galla"

Messina – A pochi mesi dalla tragica morte di Sara Campanella, il caso si arricchisce di nuovi e inquietanti elementi. La famiglia della giovane donna, uccisa brutalmente dall’ex compagno Stefano Argentino, ha depositato presso la Procura della Repubblica di Messina una denuncia formale nei confronti di Daniela Santoro, madre dell’omicida reo confesso.

Secondo quanto riportano gli avvocati della famiglia Campanella, la donna avrebbe avuto un ruolo attivo nel favorire la fuga del figlio dopo l’assassinio della ventiseienne. Una circostanza che, se confermata, aprirebbe uno scenario giuridico complesso e delicato. I reati ipotizzati sono favoreggiamento e concorso morale, due capi d’accusa che, in caso di accertamento, porterebbero a un nuovo filone d’inchiesta sul contesto familiare dell’omicida.

Alla denuncia sono stati allegati scambi di messaggi via WhatsApp tra Santoro e il figlio. Secondo la ricostruzione dei legali, quei messaggi dimostrerebbero una consapevolezza da parte della madre non solo del delitto appena compiuto, ma anche del successivo tentativo di eludere la giustizia. Gli avvocati sostengono che la donna avrebbe collaborato attivamente per nascondere il figlio o per coprire le sue tracce, rendendo più difficile la sua individuazione nelle ore immediatamente successive all’omicidio.

Un’accusa che, se confermata, rischia di gettare ulteriore ombra su un caso che già ha sconvolto l’opinione pubblica per la sua efferatezza e per l’epilogo tragico: Stefano Argentino, dopo la confessione e l’arresto, si è tolto la vita nel carcere di Gazzi, a Messina, dove era detenuto in regime di custodia cautelare. Una fine che ha impedito il regolare svolgimento del processo penale a suo carico, conclusosi oggi con la pronuncia di non luogo a procedere da parte della Corte d’Assise di Messina, per estinzione del reato conseguente alla morte dell’imputato.

Proprio in occasione della lettura di questa sentenza tecnica, priva di valore di merito, la madre di Sara, Concetta Serrano Spagnolo, ha deciso di rompere il silenzio. Un dolore trattenuto a lungo, che ora lascia spazio a un appello accorato per la verità: “Finora c’è stato silenzio, necessario per un dolore così grande – ha detto con voce ferma – ma siamo qui per dare giustizia a Sara. Perché Sara deve avere giustizia: vogliamo la verità. Se ci sono responsabilità, allora si trovino”.

“La sua luce continuerà a illuminarci – ha aggiunto la madre – perché lei era amore e continuerà a dare amore”. Parole che restituiscono umanità e dignità a una tragedia diventata, ancora una volta, simbolo della violenza contro le donne e dell’urgenza di un sistema capace di prevenire, proteggere, intervenire.

Il caso di Sara Campanella si era rapidamente imposto all’attenzione nazionale per la dinamica brutale dell’omicidio: uccisa dall’ex compagno dopo un’escalation di comportamenti persecutori che, secondo quanto emerso, non erano mai stati formalmente denunciati. Il femminicidio, consumatosi in un contesto privato e familiare, aveva riacceso il dibattito sulle mancate segnalazioni, sul ruolo delle reti sociali, e sull’efficacia degli strumenti di tutela a disposizione delle vittime di violenza.

Con la nuova denuncia presentata dai familiari, l’attenzione si sposta ora su eventuali complicità o corresponsabilità nell’immediato dopo delitto. Se la Procura dovesse ritenere fondate le ipotesi dei legali, si aprirebbe un’inchiesta penale a carico di Daniela Santoro. I magistrati valuteranno se i messaggi WhatsApp siano da considerare prova sufficiente per l’iscrizione nel registro degli indagati e per l’avvio di un procedimento.

Nel frattempo, la famiglia Campanella ha ribadito la volontà di non fermarsi: “Non cerchiamo vendette – ha precisato l’avvocato di parte civile – ma pretendiamo che venga fatta luce su ogni aspetto della vicenda, che si accerti la verità e che venga data giustizia piena a Sara. Chi ha contribuito, anche solo indirettamente, all’occultamento di un crimine tanto atroce, deve rispondere davanti alla legge”.

Un nuovo capitolo, dunque, si apre nella dolorosa vicenda di Sara Campanella. Un caso che continua a sollevare interrogativi inquietanti, non solo sul delitto in sé, ma su ciò che è accaduto dopo. Perché a volte, anche il silenzio o l’omissione possono pesare quanto un colpo di lama. E in nome di Sara, la sua famiglia non intende smettere di cercare risposte.

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