A tre mesi esatti dalla notte che consegnò a Napoli il quarto Scudetto della sua storia, l’incrocio con il Cagliari regala un altro finale da brividi. Il palcoscenico è lo stesso, il Diego Armando Maradona, così come il copione: una partita complicata, intensa, bloccata fino all’ultimo minuto. Poi, la zampata decisiva. La firma è ancora quella di un centrocampista, questa volta Zambo Anguissa, che al 95’ trova il varco giusto per piegare la resistenza di un Cagliari ordinato, compatto e per lunghi tratti anche efficace. Finisce 1-0 per il Napoli, che resta a punteggio pieno dopo due giornate e lancia un messaggio chiaro alle dirette concorrenti: anche quando non incanta, questa squadra sa come vincere.
Primo tempo bloccato, Napoli in controllo sterile
Antonio Conte cambia pochissimo rispetto all’esordio vittorioso contro il Sassuolo. L’unica novità è Spinazzola, schierato sulla sinistra al posto di Olivera. Confermato Lucca al centro dell’attacco, con il quartetto offensivo alle sue spalle invariato. Indisponibile Neres, fuori per un problema muscolare.
Dall’altra parte, il Cagliari si presenta con un undici inedito: Pisacane, sulla panchina rossoblù dopo l’addio a Ranieri, lancia subito il giovane Palestra dal primo minuto e punta su un attacco agile e dinamico, con Folorunsho a supporto di Sebastiano Esposito. Scelte precise, per provare a sorprendere la retroguardia azzurra più con il movimento che con la fisicità.
L’inizio del match racconta di un Napoli padrone del campo ma privo di quella brillantezza necessaria per rompere l’equilibrio. Il possesso palla è costante, quasi oppressivo, ma sterile. Il Cagliari si difende con ordine, chiudendo ogni linea di passaggio e abbassando il baricentro per proteggere l’area. I padroni di casa faticano a trovare spazi, e per la prima vera occasione bisogna attendere il 43’: McTominay si libera bene al limite ma trova Caprile pronto a chiudergli lo specchio. Poco prima Lucca aveva testato i riflessi del portiere rossoblù con un destro debole.
Per il resto, solo qualche tentativo da fuori — come quello di De Bruyne al 39’, alto sopra la traversa — e un colpo di testa impreciso di Prati sull’unica sortita offensiva sarda. Il primo tempo si chiude con poche emozioni e un pareggio che riflette fedelmente quanto visto in campo.
Ripresa più intensa, ma serve il guizzo finale
Nella seconda frazione, il copione cambia leggermente: il Napoli alza il ritmo e aumenta la pressione, costringendo il Cagliari a difendersi in maniera ancora più affannosa. Al 60’ Spinazzola va vicino al vantaggio con un destro secco dal limite, ma Caprile è ancora una volta reattivo e devia in tuffo.
Conte prova allora a cambiare volto alla squadra: fuori Lucca e De Bruyne, dentro Ambrosino e Lang. Il Napoli diventa più frizzante, più mobile, più diretto. Ma la resistenza del Cagliari regge. Fioccano i cross e le mischie nell’area rossoblù, ma senza esito. McTominay ha due occasioni in rapida successione nel recupero: prima un destro debole, poi una rovesciata che non impensierisce Caprile.
Quando lo 0-0 sembra ormai inevitabile, arriva il momento decisivo. È il minuto 95, Buongiorno spinge sulla sinistra e serve un pallone rasoterra al centro dell’area. Anguissa, fino a quel momento più utile in fase di contenimento che propositivo, si inserisce con perfetto tempismo e di piatto destro infila il portiere ospite. Il Maradona esplode, Conte esulta come se fosse una finale. Il Napoli è ancora lì, dove tutti lo aspettano.
Cagliari, buona prova ma niente punti
Per il Cagliari resta la delusione di una sconfitta beffarda. La squadra di Pisacane ha mostrato personalità, compattezza e una chiara identità tattica. Ha concesso poco a una delle formazioni più attrezzate del campionato, è rimasta in partita fino all’ultimo secondo e ha sfiorato il colpaccio. Ma nel finale è mancata lucidità e forse un pizzico di esperienza.
Sarà comunque da qui che il Cagliari dovrà ripartire: dalla solidità ritrovata, dalla capacità di fare partita anche senza il pallone e dalla crescita di alcuni singoli. Tra questi, Caprile, autore di almeno tre interventi decisivi, e Palestra, inserito subito titolare con buona personalità.
Preoccupano invece le prestazioni in attacco: Lucca, alla seconda gara opaca, ha faticato ancora a trovare spazi e soluzioni, e con l’arrivo imminente di Hojlund rischia di perdere posizioni nelle gerarchie offensive.
Napoli, tre punti pesanti e morale alto
Per il Napoli si tratta di una vittoria importante più per il modo in cui è maturata che per la qualità espressa. I campioni d’Italia non hanno brillato, ma hanno tenuto sempre in mano il pallino del gioco e non hanno mai dato l’impressione di smarrirsi. È il segno di una squadra matura, capace di attendere il momento giusto per colpire. Conte può sorridere: sei punti in due partite, nessun gol subito e la sensazione che la macchina stia lentamente carburando.
Non è stato lo stesso spettacolo del 4 maggio, ma la gioia del Maradona è stata identica. Perché vincere soffrendo, in fondo, vale quanto vincere dominando. E, tre mesi dopo, il Napoli ha ricordato ancora una volta al Cagliari — e al campionato — chi è il campione in carica.
