2 Luglio 2026, giovedì
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Medio Oriente, Ruotolo (Pd): “A Gaza deportazioni di massa, ora servono azioni concrete”

L’europarlamentare dem denuncia le nuove direttive dell’esercito israeliano e chiede alla comunità internazionale di passare dalle parole ai fatti: “Sono crimini di guerra e contro l’umanità”

Le notizie che giungono da Gerusalemme suscitano indignazione e allarme. L’esercito israeliano, secondo quanto riferito, avrebbe ordinato a ospedali, medici e organizzazioni umanitarie di predisporre l’evacuazione forzata della popolazione civile dal nord della Striscia di Gaza verso sud, in vista di una nuova offensiva militare.

Una decisione che, nelle parole dell’europarlamentare e membro della segreteria del Partito Democratico, Sandro Ruotolo, non può essere letta come misura di protezione, bensì come un “trasferimento collettivo imposto con la forza delle armi, in aperta violazione del diritto internazionale umanitario”.

Ruotolo richiama in particolare le Convenzioni di Ginevra, che vietano le deportazioni di massa e l’utilizzo della popolazione civile come pedina di guerra. “Gaza – sottolinea – è già stata devastata da mesi di bombardamenti, da una carestia indotta e dalla distruzione sistematica delle infrastrutture. Spingere centinaia di migliaia di persone verso un’area sempre più ridotta e invivibile significa condannarle a condizioni disumane”.

Il parlamentare dem non nasconde la durezza della sua accusa, rivolta direttamente al premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Fino a quando dovrà durare questa vendetta? Quanti civili ancora uccisi, quanti innocenti sacrificati a questo genocidio? È davvero la terra bruciata ciò che vuole? La scomparsa del popolo palestinese?”.

Di fronte a uno scenario che definisce “un crescendo di crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, Ruotolo sostiene che la comunità internazionale non possa più limitarsi a dichiarazioni di condanna. “Non bastano le parole. È tempo di azioni concrete: cessate il fuoco immediato, embargo sulle armi, sanzioni contro i responsabili di queste decisioni”.

Il messaggio si conclude con un monito dal tono secco e drammatico: “Pietà l’è morta”.

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