BRUXELLES — Il protezionismo torna a far tremare l’Europa. I dazi introdotti — e in parte solo annunciati — dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, se dovessero essere confermati e mantenuti nel tempo, potrebbero avere effetti profondi e destabilizzanti sull’economia europea. A lanciare un monito netto è il Comitato europeo per i rischi sistemici (ESRB), l’organismo della Banca Centrale Europea incaricato di monitorare le minacce alla stabilità finanziaria dell’Unione.
Nel rapporto annuale 2024, l’ESRB avverte che le misure tariffarie unilaterali decise dagli Stati Uniti rappresentano “un rischio aggiuntivo per la stabilità finanziaria dell’UE”, segnalando un possibile aumento delle insolvenze tra le imprese europee, brusche correzioni nei mercati finanziari e tensioni rilevanti sui bilanci bancari.
Non si tratta di un rischio ipotetico o lontano nel tempo. Il contesto economico globale è già fragile, tra rallentamento della crescita, persistenti pressioni inflazionistiche e incertezza geopolitica. In questo quadro, l’introduzione o il mantenimento di barriere commerciali da parte della prima economia mondiale rischia di innescare una reazione a catena dai risvolti gravi per il vecchio continente.
Secondo l’analisi del comitato, uno dei principali effetti negativi dei dazi americani sull’Europa potrebbe essere l’aumento dell’insolvenza aziendale. Molte imprese europee, soprattutto quelle più esposte all’export verso gli Stati Uniti o coinvolte in catene globali del valore, si troverebbero a fronteggiare un improvviso aumento dei costi e una riduzione della competitività. In particolare, i settori industriali tradizionali, il comparto automotive, l’agroalimentare e le tecnologie verrebbero colpiti in modo diretto e immediato.
L’ESRB non esclude inoltre forti oscillazioni nei mercati finanziari, determinate dall’incertezza sugli sviluppi futuri delle relazioni commerciali transatlantiche e da un possibile aumento della volatilità globale. “Correzioni improvvise nei mercati”, si legge nel documento, “potrebbero ripercuotersi sul costo del credito, sull’accesso ai finanziamenti per le imprese e sulle valutazioni patrimoniali delle banche”.
Proprio il sistema bancario europeo viene individuato come uno dei possibili anelli deboli in questo scenario. Una diffusione delle insolvenze potrebbe erodere la qualità degli attivi degli istituti di credito, incidere negativamente sulla redditività del settore e portare a un aumento degli accantonamenti per perdite su crediti. A farne le spese sarebbero in particolare le banche più esposte al finanziamento delle imprese manifatturiere e dell’export.
Il messaggio lanciato da Francoforte, insomma, è chiaro: il protezionismo americano, se trasformato da minaccia a prassi stabile, non è un semplice tema di politica commerciale, ma una variabile di rischio macrofinanziario. A differenza del passato, l’impatto di politiche tariffarie aggressive si propaga oggi in modo capillare attraverso le interconnessioni dell’economia globale e l’integrazione finanziaria europea.
Il rapporto dell’ESRB non entra nel merito delle decisioni politiche statunitensi, ma sottolinea la necessità per l’Unione Europea di rafforzare la propria resilienza interna. Tra le misure raccomandate figurano una maggiore diversificazione dei mercati di sbocco per le esportazioni europee, il rafforzamento del mercato unico dei capitali, un controllo più stringente del rischio di credito bancario e l’ampliamento degli strumenti di intervento anticiclico da parte delle autorità di vigilanza.
In un passaggio particolarmente incisivo, il comitato europeo invita anche a una maggiore coesione politica tra i Paesi membri nella gestione dei rapporti economici con le grandi potenze. In altre parole, serve una strategia commerciale comune che sappia difendere gli interessi europei senza cedere al rischio di frammentazione interna.
Il contesto attuale, segnato dalle elezioni presidenziali americane e da un possibile ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, rende il quadro ancora più incerto. Il protezionismo, nella sua nuova veste elettorale e ideologica, potrebbe non limitarsi a misure temporanee, ma diventare parte strutturale della strategia economica degli Stati Uniti. Per l’Europa, si tratta di un campanello d’allarme da non ignorare.
In attesa degli sviluppi oltre Atlantico, l’ESRB chiude con una raccomandazione netta: “La stabilità finanziaria dell’Unione non può essere data per scontata in un contesto globale dominato da frizioni commerciali, incertezza geopolitica e cambiamenti strutturali profondi. La vigilanza e la preparazione devono restare ai massimi livelli”.
Una chiamata alla responsabilità, e all’azione, rivolta non solo alle istituzioni europee, ma anche alla politica.
