8 Luglio 2026, mercoledì
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Medio Oriente, nuova escalation tra Usa e Iran: pioggia di raid nella notte

Teheran contrattacca colpendo basi americane nel Golfo. Washington: “Oltre 80 obiettivi centrati”. Tensione alle stelle, volano petrolio e gas

Una notte di fuoco riaccende il fronte mediorientale e cancella, di fatto, ogni fragile equilibrio costruito nelle ultime settimane. Gli Stati Uniti hanno lanciato una vasta offensiva contro l’Iran, colpendo — secondo il Comando Centrale americano (Centcom) — oltre 80 obiettivi strategici. Un’operazione di portata eccezionale, descritta da fonti internazionali come significativamente più intensa rispetto ai raid di fine giugno, sia per estensione sia per potenza di fuoco.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. I pasdaran hanno rivendicato attacchi contro decine di installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, segnando un salto di qualità nello scontro diretto tra le due potenze e aprendo una nuova fase di instabilità regionale.

All’origine dell’escalation, secondo Washington, vi sarebbe la “violazione del cessate il fuoco” da parte della Repubblica islamica, accusata di aver attaccato tre petroliere saudite e qatariote in transito nello Stretto. Una versione respinta da Teheran, che parla invece di rottura unilaterale degli accordi da parte americana e di violazione del memorandum d’intesa.

Dietro la decisione di colpire, secondo diverse ricostruzioni, ci sarebbe direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che avrebbe autorizzato l’operazione mentre si trovava in Turchia per il vertice Nato. Da Washington, fonti dell’amministrazione parlano di una “risposta necessaria ad atti di terrorismo internazionale” e lasciano intendere che la campagna militare non sia destinata a concludersi nel breve periodo.

Sul fronte iraniano, la linea resta durissima. “L’era del bullismo e dell’estorsione è finita. Non porta da nessuna parte. Non ci pieghiamo”, ha dichiarato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf in un messaggio affidato ai social, ribadendo la volontà di resistere alle pressioni occidentali.

Intanto, il conflitto si inserisce in un quadro regionale già fortemente deteriorato. Proseguono infatti i raid dell’esercito israeliano (Idf) in Libano, contribuendo ad alimentare un clima di tensione diffusa che coinvolge più teatri e più attori.

Le ripercussioni non si fanno attendere neppure sui mercati. Il petrolio torna a correre: il Wti sale a 72,77 dollari al barile, mentre il prezzo del gas schizza a 48,5 euro, segno tangibile della crescente preoccupazione globale per la sicurezza delle rotte energetiche.

Nel frattempo, il presidente Trump alza ulteriormente i toni, definendo l’Iran “malato” e “bugiardo” e decretando la fine del cessate il fuoco. Parole che certificano una rottura ormai conclamata e lasciano intravedere uno scenario sempre più vicino a un confronto aperto, con conseguenze imprevedibili per l’intero equilibrio internazionale.

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