8 Luglio 2026, mercoledì
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Evasione, scommesse e promesse d’oro: Adinolfi ai domiciliari, buco da 5 milioni

La Procura di Roma contesta truffa, evasione fiscale e abusivismo finanziario. Nel mirino il circuito “Scommessa collettiva”: rendimenti fino al 40% e milioni raccolti da privati

Un sistema costruito sull’attrazione di guadagni facili, alimentato da promesse di rendimenti fuori mercato e dalla credibilità del suo promotore. È questo il quadro delineato dalla Procura di Roma nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Mario Adinolfi, giornalista ed ex parlamentare, nonché leader del Popolo della Famiglia. Le accuse sono pesanti: truffa, evasione fiscale, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio e abusivismo finanziario.

Secondo gli inquirenti, il meccanismo – battezzato “Scommessa collettiva” – avrebbe generato un danno complessivo prossimo ai 5 milioni di euro, mentre ulteriori 400mila euro sarebbero riconducibili a imposte evase. Al centro dell’indagine, un circuito promosso anche attraverso i social network, presentato come un club esclusivo capace di trasformare le scommesse sportive in un investimento ad alto rendimento.

La proposta, almeno sulla carta, appariva allettante: profitti fino al 40% annuo grazie a un team di esperti e all’utilizzo di sofisticati algoritmi in grado di prevedere gli esiti delle competizioni sportive. Per entrare nel gruppo, però, era necessario versare quote di partecipazione comprese tra i 3mila e i 10mila euro, con formule annuali o trimestrali. Secondo numerose segnalazioni raccolte dalla Guardia di Finanza, quelle somme – in molti casi anche superiori ai 100mila euro per singolo investitore – non sarebbero state restituite, né avrebbero prodotto i rendimenti promessi.

Gli investigatori dell’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria descrivono un sistema capace di attirare un numero significativo di aderenti, facendo leva sulla reputazione del fondatore e su prospettive di guadagno “garantite” ben oltre i tassi offerti dai mercati finanziari tradizionali. Elementi che, secondo l’accusa, avrebbero indotto numerosi risparmiatori a investire somme rilevanti senza ricevere, in tutto o in parte, quanto prospettato.

La ricostruzione dei flussi finanziari degli ultimi cinque anni restituisce dimensioni imponenti: oltre 4,7 milioni di euro raccolti sui conti riconducibili all’indagato. Solo una quota limitata sarebbe stata effettivamente destinata alle scommesse sportive, mentre la parte prevalente delle risorse sarebbe stata impiegata per altre finalità. Tra queste, trasferimenti verso terzi e spese personali, comprese l’acquisizione di beni di lusso – orologi, lingotti, monete pregiate, opere d’arte – oltre a imbarcazioni e viaggi.

Un impianto accusatorio che ora dovrà confrontarsi con il vaglio della magistratura nelle fasi successive del procedimento, mentre resta aperta la questione del recupero delle somme per i numerosi investitori coinvolti.

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