Si apre sotto il segno della sicurezza globale e dei nuovi equilibri geopolitici il vertice Nato di Ankara, che riunisce per due giorni i leader dei 32 Paesi membri in una fase cruciale per il futuro dell’Alleanza. Un’agenda fitta e ad alta tensione diplomatica, in cui si intrecciano il rafforzamento della difesa collettiva, il sostegno militare all’Ucraina e la ridefinizione delle strategie industriali nel settore della sicurezza.
Al centro del confronto spicca il delicato dossier sugli aiuti a Kiev: un pacchetto da 70 miliardi di dollari che rappresenta uno dei pilastri della risposta occidentale al conflitto in corso. Ma il vertice turco è anche il palcoscenico dei primi, attesissimi incontri bilaterali tra i leader, con particolare attenzione ai colloqui tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente statunitense Donald Trump, destinati a catalizzare l’interesse politico e mediatico.
Ad aprire i lavori è il Forum dell’Industria della Difesa, vera e propria anticamera operativa del summit, dove si delineano accordi e intese che potrebbero valere decine di miliardi di euro. A dettare il ritmo è il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che annuncia una stagione di investimenti senza precedenti in settori chiave: dall’aviotrasporto strategico alla sorveglianza terrestre, passando per i materiali critici, i sistemi senza pilota e il rinnovamento della flotta AWACS dell’Alleanza.
Il forum si configura anche come un crocevia strategico tra industria e politica, mettendo a confronto le grandi aziende europee e statunitensi con decisori pubblici e funzionari. In questo contesto si inserisce il panel con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dedicato alla crescente integrazione tra Unione Europea e Nato nel campo della difesa. Presente anche l’Italia, rappresentata dall’amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, a conferma del ruolo centrale del comparto industriale nazionale.
Sul fronte diplomatico, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan conduce una fitta agenda di incontri bilaterali a margine del vertice. In programma i colloqui con il primo ministro canadese Mark Carney e con il presidente finlandese Alexander Stubb, seguiti dall’arrivo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che sarà accolto personalmente all’aeroporto di Ankara. Tra i due leader è previsto un faccia a faccia che si concluderà con una conferenza stampa congiunta.
Ma è sul terreno tecnologico e operativo che emergono le novità più rilevanti. La Nato ha annunciato un piano di investimenti superiore ai 40 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per rafforzare le capacità antidroni degli alleati, affiancato dall’obiettivo di quintuplicare entro il 2027 il numero degli operatori specializzati. Il progetto, battezzato “Drone Edge Initiative”, nasce dall’esperienza dei teatri di crisi più recenti, dall’Ucraina al Medio Oriente, dove l’uso massiccio dei droni ha ridefinito le dinamiche del conflitto.
«Gli alleati hanno subito ripetute incursioni», ha spiegato Rutte, sottolineando la necessità di sviluppare sistemi avanzati in grado di rilevare, identificare e neutralizzare le minacce. L’iniziativa prevede anche la creazione di un mercato comune per i sistemi antidroni, con l’obiettivo di accelerare gli approvvigionamenti e garantire una capacità operativa su larga scala.
In gioco, secondo il segretario generale, c’è la sicurezza di un miliardo di cittadini dei Paesi Nato. E il vertice di Ankara si candida così a diventare uno spartiacque: non solo per le decisioni immediate, ma per la traiettoria futura dell’Alleanza in un mondo sempre più segnato da instabilità, competizione tecnologica e nuove forme di guerra.
