29 Giugno 2026, lunedì
HomeMondoZan lancia l’allarme su Budapest: “La Commissione UE non ceda a Orban,...

Zan lancia l’allarme su Budapest: “La Commissione UE non ceda a Orban, difenda i diritti LGBTQIA+”

Il parlamentare dem e responsabile Diritti del Pd annuncia la sua presenza al Pride ungherese e accusa Bruxelles di arrendevolezza: “La libertà di manifestare non è negoziabile dentro l’Unione europea”

BRUXELLES — “L’Unione europea non può voltarsi dall’altra parte”. È un appello forte e diretto quello lanciato da Alessandro Zan, europarlamentare del Partito Democratico e responsabile Diritti nella segreteria nazionale del partito, in risposta al divieto imposto dal governo ungherese sullo svolgimento dei Pride nel Paese. Un divieto che, secondo Zan, rappresenta l’ennesima violazione sistematica dei diritti della comunità LGBTQIA+ da parte del premier Viktor Orbán.

Con una dichiarazione netta, l’eurodeputato dem si rivolge alla Commissione europea, accusandola di atteggiamenti troppo remissivi nei confronti dell’Ungheria: «La Commissione non può chinare la testa davanti a un governo che calpesta in modo sistematico i diritti fondamentali», scrive Zan. «È inaccettabile anche solo ipotizzare che Bruxelles possa arrendersi alla politica discriminatoria di uno Stato membro».

Difendere l’identità dell’Unione

Nel mirino di Zan non c’è solo il governo di Budapest, ma anche l’immobilismo delle istituzioni europee, che – a suo dire – rischiano di diventare complici di una deriva autoritaria. «L’UE deve ricordare a se stessa cosa rappresenta: la libertà di esprimersi, di manifestare, di essere pienamente sé stessi non sono princìpi negoziabili. Sono le fondamenta dell’identità europea».

Zan non si limita alle parole: annuncia la sua partecipazione al Pride di Budapest, previsto per il 28 giugno, in un gesto che vuole essere anche un messaggio politico. «Io ci sarò. Serve un segnale forte: l’Europa dei diritti non resta in silenzio, e non lascerà sole le persone LGBTQIA+ ungheresi».

Uno scontro tra visioni di Europa

Le politiche restrittive del governo Orbán in materia di diritti civili – tra cui la legge che vieta la “promozione dell’omosessualità” e le limitazioni sempre più dure alle manifestazioni pubbliche – sono da tempo oggetto di critiche internazionali e procedimenti formali da parte delle istituzioni europee. Tuttavia, le sanzioni restano contenute, e i rapporti tra Bruxelles e Budapest si muovono da anni su un filo sottile tra ammonizioni, minacce di tagli ai fondi e compromessi politici.

Zan alza il tono dello scontro, chiedendo alla Commissione di assumere una posizione inequivocabile: “Non si può negoziare sui diritti umani. Ogni passo indietro, ogni silenzio, è un arretramento della civiltà”.

La posta in gioco: i valori fondanti dell’UE

La presa di posizione del parlamentare dem si inserisce in un momento particolarmente delicato per l’Unione, alla vigilia delle elezioni europee del 2026 e in un contesto segnato dall’ascesa delle destre radicali in diversi Paesi membri. In gioco non c’è solo la difesa dei Pride in Ungheria, ma il significato stesso dell’appartenenza europea.

Per Zan, la risposta a Orbán deve essere politica prima ancora che simbolica: “Non basta condannare a parole. Bisogna esserci, esporsi, agire. Il 28 giugno sarò a Budapest non solo per affermare un diritto, ma per difendere l’idea stessa di Europa che ci unisce”.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti