Una pausa, ma tutt’altro che una svolta. Nelle acque strategiche dello Stretto di Hormuz, crocevia vitale per il traffico energetico globale, Stati Uniti e Iran scelgono di sospendere le ostilità dopo ore di tensione e scambi di colpi. “Si fermeranno per ora”, ha dichiarato un funzionario dell’amministrazione Trump alla Cnn, lasciando intendere che la tregua sia più tattica che sostanziale. I canali diplomatici restano aperti: i colloqui tecnici proseguono e rappresentano la base del vertice già fissato per martedì 30 giugno a Doha, in Qatar.
Il clima, tuttavia, resta incandescente. La de-escalation annunciata non basta a rassicurare i mercati: il prezzo del gas continua infatti a salire, segnale evidente di una fiducia ancora fragile rispetto alla stabilità della regione. Hormuz rimane un punto nevralgico, e ogni scossone militare si riflette immediatamente sugli equilibri economici globali.
Parallelamente, si riaccende il fronte libanese. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno reso noto di aver distrutto nel sud del Libano, a Majdal Zoun, un tunnel sotterraneo lungo circa 200 metri, attribuito a Hezbollah. Secondo Tel Aviv, la struttura era utilizzata come deposito di centinaia di armi e lanciatori, configurandosi come una minaccia diretta alla sicurezza israeliana.
Durissima la reazione dell’organizzazione sciita, che ha parlato di “palese violazione” del cessate il fuoco. Hezbollah rivendica di aver rispettato finora la tregua, ma avverte: si riserva il diritto di difendere il Libano da ulteriori attacchi. Una posizione che rischia di alimentare una nuova spirale di escalation lungo il confine settentrionale di Israele.
A complicare ulteriormente il quadro intervengono le parole del presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, che ha respinto l’accordo quadro negoziato con Israele sotto l’egida statunitense. Secondo Berri, l’intesa non garantisce adeguatamente i diritti del Libano, aprendo così a una possibile fase di stallo diplomatico.
Sul versante iraniano, infine, cresce la tensione anche nel Golfo. Un consigliere della Guida Suprema ha lanciato un monito al Bahrein: Teheran reagirebbe con forza maggiore in caso di provocazioni. Un avvertimento che allarga il raggio della crisi e conferma come l’intero scacchiere mediorientale resti esposto a un equilibrio precario.
Tra tregue temporanee e fronti che si riaprono, il Medio Oriente continua, dunque, a muoversi su una linea sottile. E mentre la diplomazia prova a guadagnare tempo, i mercati ricordano che la stabilità, per ora, resta un obiettivo lontano.
