6 Ottobre 2026, martedì
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Bruxelles alza il tiro: “Sanzioni più dure per paralizzare l’economia russa”

Dopo i nuovi attacchi in Ucraina, la Commissione Europea annuncia una stretta senza precedenti: “Mosca capisce solo la forza. È il momento di aumentare la pressione”.

BRUXELLES — L’Unione Europea si prepara a varare un nuovo pacchetto di sanzioni, ancora più incisivo, per colpire duramente l’economia russa. L’annuncio arriva direttamente dalla Commissione, all’indomani di una nuova ondata di attacchi da parte di Mosca contro obiettivi civili in Ucraina. “La Russia ha dimostrato ancora una volta di non avere alcun interesse per la pace. È evidente che occorra alzare il livello dello scontro economico”, ha dichiarato una portavoce dell’esecutivo comunitario.

Il messaggio, senza giri di parole, punta dritto al cuore delle strategie di Vladimir Putin: “Mosca capisce solo la forza. Ecco perché stiamo lavorando a misure capaci di paralizzare realmente la macchina economica russa”.

Verso il quindicesimo pacchetto di sanzioni

Secondo fonti diplomatiche, l’Ue è al lavoro su quello che potrebbe diventare il quindicesimo pacchetto di misure restrittive dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, nel febbraio 2022. L’obiettivo, questa volta, sarebbe colpire non solo settori già sotto embargo — come energia, finanza e difesa — ma anche le reti di elusione delle sanzioni attraverso Paesi terzi, un fenomeno in crescita che Bruxelles considera sempre più strategico da contrastare.

Particolare attenzione è rivolta alla filiera tecnologica: componenti elettronici e software che Mosca continua a ottenere per alimentare l’industria bellica, spesso attraverso triangolazioni con Stati extra-UE. Inoltre, si studiano restrizioni più severe sui settori metallurgico, chimico e marittimo, con l’obiettivo di congelare ogni margine operativo utile al Cremlino per sostenere l’apparato militare.

La pressione di Kiev e il fronte occidentale

La mossa dell’Unione arriva anche in risposta alle richieste sempre più pressanti del governo ucraino, che chiede sanzioni mirate e tempestive, soprattutto dopo i recenti bombardamenti che hanno colpito infrastrutture civili e provocato nuove vittime tra la popolazione.

Ma Bruxelles si muove in un contesto complesso, dove le divergenze tra i Ventisette — in particolare sulle sanzioni secondarie e sulla confisca dei beni russi congelati — rendono il percorso più accidentato. Alcuni Stati membri, infatti, temono ricadute economiche interne o ritorsioni commerciali.

Nonostante ciò, la linea sembra ormai tracciata. “Serve un segnale forte e coordinato”, ha sottolineato la portavoce della Commissione, “perché ogni esitazione viene percepita come debolezza”.

Uno scontro lungo e strategico

A oltre due anni dall’inizio della guerra, l’Europa si trova di fronte alla necessità di rafforzare il proprio arsenale politico-economico. Le sanzioni, inizialmente pensate come strumento dissuasivo, sono diventate parte integrante della strategia di contenimento occidentale. Ma per essere efficaci, dovranno ora essere più agili, più mirate, e soprattutto più difficili da aggirare.

E se il messaggio è rivolto a Mosca, non meno importante è il segnale destinato ai partner internazionali: l’Unione Europea non arretra e rilancia la sua offensiva economica per difendere i valori della democrazia e del diritto internazionale.

Le prossime settimane saranno decisive. Ma una cosa è certa: la guerra in Ucraina non si combatte solo sul terreno, e Bruxelles vuole giocare fino in fondo la sua partita geopolitica.

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