22 Settembre 2026, martedì
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Docenti di sostegno, il Tar del Lazio dà ragione al Ministero: sì alla conferma su richiesta delle famiglie

Respinto il ricorso dei sindacati. Per i giudici, legittima la possibilità di riconfermare l’insegnante dell’anno precedente. Valditara: “Continuità didattica è un diritto, non un privilegio”.

ROMA — Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato da Flc Cgil e Gilda-Unams contro il decreto ministeriale n. 32 del 26 febbraio scorso, che consente alle famiglie degli alunni con disabilità di chiedere la conferma del docente di sostegno già in servizio nell’anno precedente. Una decisione destinata a far discutere, ma che il Ministero dell’Istruzione e del Merito accoglie con soddisfazione, parlando di una “vittoria della continuità didattica”.

Il cuore della disputa: continuità vs. graduatorie

Secondo i sindacati, la norma voluta dal Ministero comprometterebbe il principio costituzionale del merito: prevedere la possibilità di riconfermare un docente a tempo determinato, anche in presenza di candidati con punteggi superiori nelle graduatorie, equivarrebbe — secondo Flc Cgil e Gilda-Unams — a “scavalcare” le regole del reclutamento scolastico. La richiesta di sospensiva mirava proprio a bloccare l’applicazione della norma in vista dell’anno scolastico 2025-2026.

Ma il Tar ha detto no.

Con un’ordinanza dettagliata, i giudici amministrativi hanno rigettato l’impugnazione, sottolineando che le organizzazioni sindacali non rappresentano un interesse univoco e omogeneo all’interno della categoria docente. Anzi, scrivono i magistrati, esiste una parte della categoria — cioè i docenti già in servizio che ambiscono alla conferma — che sostiene espressamente la validità del provvedimento. Dunque, il ricorso è da considerarsi non rappresentativo di un interesse collettivo unanime.

Valditara: “Una scelta di civiltà per gli studenti più fragili”

«Accogliamo con soddisfazione la decisione del Tar», ha commentato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. «Prosegue la nostra azione a tutela degli studenti con disabilità, consentendo alle famiglie di chiedere la continuità didattica, anche nel caso di docenti a tempo determinato. È un passo avanti fondamentale per garantire percorsi educativi stabili e coerenti. La continuità non è un lusso: è una necessità educativa».

Il ministro ha poi ribadito come il provvedimento si inserisca in una più ampia strategia di inclusione scolastica e riconoscimento dei diritti degli alunni con bisogni educativi speciali, sottolineando che “la valorizzazione degli studenti passa anche dalla stabilità relazionale con chi li accompagna quotidianamente nel loro percorso formativo”.

Una categoria divisa

Il pronunciamento del Tar evidenzia anche una spaccatura interna alla categoria degli insegnanti: da un lato, chi vede nel decreto una misura in grado di garantire continuità e valorizzare l’esperienza già maturata sul campo; dall’altro, chi teme che la norma possa minare la trasparenza e la meritocrazia, in un settore già afflitto da precarietà e turn-over.

I sindacati, dal canto loro, non intendono arretrare: «Valuteremo ulteriori azioni legali. È in gioco il rispetto delle regole di accesso alla professione», ha dichiarato un portavoce della Flc Cgil. Anche Gilda-Unams parla di “una forzatura giuridica che crea disparità tra docenti”.

Un equilibrio delicato

La decisione del Tar, che ha natura cautelare, non chiude definitivamente la vicenda, ma rappresenta un segnale forte. In gioco non c’è solo un punto tecnico del reclutamento scolastico, ma il modello stesso di scuola inclusiva: quello in cui lo studente con disabilità non è costretto ogni settembre a ricominciare da capo, ma può contare su relazioni stabili e insegnanti che lo conoscano davvero.

Una sfida di equilibrio tra norme e diritti, tra burocrazia e umanità. E forse, proprio per questo, una delle più importanti per il futuro della scuola italiana.

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