Nel cuore di Firenze, dove l’arte incontra le strade strette e la vita scorre tra palazzi antichi, c’è anche spazio per storie che sanno di burocrazia cieca e mancanza di umanità. Luigi Spina, 75 anni, disabile e residente da decenni nel quartiere di San Frediano, è diventato suo malgrado protagonista di un caso che fa discutere.
Luigi vive da solo, non può camminare e ogni movimento per lui è una sfida. Con lucidità e spirito pratico, aveva installato all’ingresso del palazzo una keybox, una piccola cassettina in cui aveva riposto le chiavi di casa, accessibile solo con codice. Non un gesto per comodità, ma per necessità vitale: “Se mi prende un malore, almeno chi viene ad aiutarmi può entrare,” racconta con voce stanca ma chiara. “Se cado in terra, non mi rialzo più da solo.”
Quella keybox, però, è finita nel mirino del Comune di Firenze, che da un mese e mezzo ha avviato una campagna rigorosa contro l’uso selvaggio di queste cassette — spesso utilizzate dagli host di case vacanza per lasciare le chiavi ai turisti. Le regole sono diventate ferree: multe fino a 800 euro, rimozioni forzate, perfino denunce penali per occupazione abusiva del suolo pubblico.
Così anche la keybox di Luigi è stata rimossa. E, come se non bastasse, gli è stata recapitata una multa da 400 euro. La polizia municipale ha preso atto, come riportato nel verbale, che la cassetta era destinata esclusivamente ai soccorsi e che Luigi vive in condizioni di grave disabilità. Eppure, niente sconti, nessuna eccezione. La multa è rimasta.
“Per me 400 euro sono una cifra enorme,” dice Luigi, seduto alla finestra del suo appartamento. “Con quei soldi potrei pagare qualcuno che mi porti a fare una passeggiata… è tanto che non esco più di casa.”
Al momento, l’unico modo per garantire ai soccorritori l’accesso alla sua abitazione è affidarsi alla farmacia sotto casa, che tiene una copia delle chiavi. Ma se accade qualcosa durante la notte o nei giorni festivi? “Se l’ambulanza non riesce a entrare in tempo, io ci resto,” dice con un filo di voce. “Pace.”
Parole che pesano, che fanno riflettere. “Con tutte le cose che non funzionano in questa città, venire a prendersela proprio con un disabile… è vergognoso,” ha dichiarato amaramente ai microfoni di TGCom24.
Il caso di Luigi riapre un dibattito importante: è giusto applicare le regole in modo così rigido, anche quando colpiscono persone vulnerabili che cercano solo un po’ di sicurezza? Forse è arrivato il momento di affiancare al rigore normativo un po’ di buon senso. Perché dietro ogni porta, anche quella con una keybox, può esserci una vita da proteggere.
