6 Ottobre 2026, martedì
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L’Iran chiude le porte al dialogo diretto ma apre a negoziati indiretti con gli USA

Il ministro degli Esteri iraniano boccia l'ipotesi di colloqui faccia a faccia con Washington, definendoli "senza senso", ma lascia uno spiraglio aperto a un canale diplomatico indiretto.

In un momento carico di tensioni e dichiarazioni infuocate, l’Iran si dice pronto al confronto con gli Stati Uniti — ma solo attraverso vie traverse. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che qualsiasi trattativa diretta con Washington sarebbe priva di significato, una posizione che riflette l’irritazione di Teheran verso le recenti minacce arrivate dalla Casa Bianca.

“Non ha alcun senso impegnarsi in un dialogo diretto con una parte che non esita a evocare l’uso della forza, in palese violazione della Carta delle Nazioni Unite, e che adotta posizioni incoerenti e contraddittorie”, ha affermato Araghchi in una nota ufficiale diffusa dal Ministero degli Esteri e rilanciata dai media internazionali.

La presa di posizione arriva in risposta alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che solo pochi giorni fa ha minacciato Teheran di nuove e pesanti sanzioni, oltre che di possibili attacchi militari, qualora non si arrivasse a un’intesa sul controverso programma nucleare iraniano. Un’escalation verbale che non è passata inosservata né priva di conseguenze diplomatiche.

Nonostante il rifiuto categorico di un confronto diretto, l’Iran non chiude completamente la porta al dialogo. Araghchi ha infatti confermato la disponibilità di Teheran a valutare negoziati indiretti, affidandosi probabilmente alla mediazione di Paesi terzi o canali diplomatici multilaterali. Una posizione che lascia intendere che la Repubblica Islamica, pur mantenendo il punto sul piano simbolico e politico, non intende isolarsi né escludere del tutto la possibilità di una soluzione diplomatica alla crisi.

L’ombra del dossier nucleare continua così a dominare i rapporti tra i due Paesi, tra minacce, provocazioni e, forse, spiragli di diplomazia. Sullo sfondo, l’intera comunità internazionale osserva con apprensione l’evoluzione degli eventi, consapevole che la stabilità dell’intera regione mediorientale potrebbe dipendere anche da un filo sottile di dialogo, seppur indiretto.

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