26 Ottobre 2021, martedì
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Dante? Solo un ambizioso egocentrico.

Proprio mentre in Italia si festeggiava il Dantedì, il 25 marzo, vale a dire  il giorno in cui presumibilmente

 ( anche se di certezze non c’è ne sono) è iniziato il vantaggio dantesco, nel 1300,  della Divina Commedia,  il mondo della cultura è rimasto sorpreso dalle critiche provenienti dalla Germania riguardante il “sommo poeta”.

L’istituzione di una data in cui dare il  giusto risalto a una delle figure più importanti della cultura nazionale, un po’ seguendo la scia di altre celebrazioni del genere,  come quella dedicata a Joyce, il Bloomsday, cadente il 16 giugno di ogni anno, giorno nel quale si concentrò la trama del suo magnifico Ulisse, probabilmente è andata di traverso a qualcuno in Germania.  

Già di per se la celebrazione del 25 marzo non si è rivelata particolarmente fortunata. Infatti l’istituzione della giornata, avvenuta nel 2020,  ha dovuto in entrambi gli anni trascorsi fare i conti con la pandemia che escludendo qualsiasi manifestazione in presenza ha contribuito a darle un tono minore.

Alla particolare contingenza del momento, quest’anno si sono aggiunti gli strali di una pesante critica che ha investito la figura di Dante. Dalle pagine del  Frankfuter  Rundschau, giornale di Francoforte , a firma di Arno Widman è così apparso un editoriale che rappresenta un attacco senza esclusione di colpi al poeta fiorentino.

L’articolo di Widman

Dal lunghissimo articolo di Widman, presente in prima pagina, ma che occupa ben 2 pagine intere del giornale, l’opera di de- mitizzazione della figura dantesca può essere definita integrale investendo quasi tutte, se non proprio tutte, quelle doti che, non solo gli italiani ma un po’ in tutto il mondo, hanno riconosciuto come segno inequivocabile della grandezza del poeta fiorentino.

Il quadro che viene fuori dall’articolo è quello di un Dante nient’affatto geniale,  ma soltanto un plagiatore ambizioso, egocentrico  e per niente originale.

Plagio e mancanza di originalità,  secondo  le affermazioni di Widman, nascerebbero dalla constatazione che Dante con la sua Divina Commedia non si sarebbe inventato nulla di nuovo. Infatti, a suo dire, in realtà la Divina Commedia non sarebbe altro che una sostanziale scopiazzatura di un poema arabo avente ad oggetto la medesima esperienza di ascesa al Cielo. Tesi questa tutt’altro che nuova, risalente, infatti ai primi anno del secolo scorso, ma già puntualmente, negli anni a dietro, sconfessata in tutto e per tutto da autorevoli dantisti.

Ma l’articolo trova modo anche di sconfessare la figura di Dante come creatore della lingua italiana. Dante non avrebbe fatto altro che importare nell’opera letteraria il volgare, la lingua del volgo, quindi nulla di particolarmente innovativo. Sconfessato quindi quello che po’ tutti   abbiamo imparato sui banchi di scuola e che essenzialmente faceva della lingua utilizzata da Dante, nella Divina Commedia,  il primo vero esempio di lingua italiana.

Ma a dar fastidio, forse ancora di più, a Widman è la stessa personalità del sommo poeta definito come un ambizioso senza scrupoli, vittima del suo stesso smisurato ego. L’intera opera sarebbe, così, solo l’evidente tentativo di coprire fatti e personaggi sotto i meandri del giudizio morale di Dante, facendo apparire come  giudizio divino un mero giudizio personale. Non può sorprendere che sulla base di una considerazione del genere, il paragone con Shakespeare si risolva asserendo che quest’ultimo è più moderno anni luce rispetto allo sforzo egocentrico di Dante di riportare ogni cosa al vaglio della sua Morale.

Le reazioni.

Sebbene l’articolo avesse una chiara vena satirica non sono mancate reazioni volte a screditarne il valore. Chiamato in causa il ministro Franceschini proprio facendo ricorso a un famosissimo passo dantesco( “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa) ha risposto per le rime rispedendo al mittente le congetture esposte. A far ancora più scalpore è il fatto che tale critica venga propria dalla Germania , terra che si è sempre contraddistinta come patria del  Dantismo e per l’importanza degli studiosi che hanno messo al centro dei loro studi proprio il poeta fiorentino.

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