12 Aprile 2021, lunedì
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Donne e trappole mentali

A cura di Giusy lo Pezzo

Che siano maestre nel misurare i rischi quando strutturano portafogli finanziari – che dunque risultano più resilienti di quelli che escono dalla testa di un uomo, è fatto noto. Ed è una dota particolarmente apprezzata in tempi turbolenti come quelli attuali, in cui la prudenza può aiutare a proteggere dalla volatilità delle Borse. Ma le donne riescono a controllare il rischio per due ragioni neurologiche: perché sono maestre nell’elusione delle trappole mentali e perché imparano socialmente dalle emozioni. Queste capacità sono alla base di decisioni più efficaci (anche nella finanza). Lo sostiene Matteo Motterlini, filosofo e neuroeconomista, professore ordinario di Filosofia della Scienza all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore del Cresa, Centro di Ricerca di Epistemologia Sperimentale e Applicata. Il paragone è azzardato, ma ci può stare. Studi sperimentali hanno mostrato che quello in cui incappano gli uomini più delle donne è l’optimism bias, la tendenza a sovrastimare le probabilità di successo e a sottostimare i rischi. O l’overconfidence, l’eccessiva fiducia nelle proprie capacità di governare la varietà e la complessità delle informazioni. Serie storiche, trend, analisi tecniche, prezzi, volumi di scambio, notizie, consensi, raccomandazioni, forum e così via. La ricerca mostra che se non ci sono significative differenze tra investitori professionisti e amatoriali, ce ne sono invece tra uomini e donne. Le donne non si fanno travolgere dalle informazioni scambiandole per notizie, mentre sono solo rumore di fondo. Rumore di fondo che conduce a un’inefficace pianificazione e a cocenti scottature. Gli uomini invece pensano di dominarle e fanno scelte azzardate.
Comprano e vendono compulsivamente. Coloro che considerano le proprie abilità di investitori sopra la media, credono di poter dominare il caso facendo tesoro delle informazioni che raccolgono. Ci sono tra questi, curiosamente, più uomini che donne. Gli uomini sono anche più condizionati dall’effetto struzzo. Ovvero controllano il portafoglio molto più spesso nei giorni in cui i mercati salgono di quanto facciano quando scendono. Come gli struzzi, mettono la testa nella sabbia: non vogliono conoscere le cattive notizie e fingono che queste non ci siano. In ogni caso e in ogni circostanza, gli uomini controllano il portafoglio più frequentemente delle donne. Il trading online potenzia insieme l’«illusione di controllo» e l’«illusione di sapere», conducendo a minori profitti. 
Anche questo è stato misurato, da due economisti finanziari dell’Università della California, Brad Barber e Terrance Odean. Esaminando per cinque anni il comportamento di 6000 investitori, sono arrivati alla conclusione che chi compra e vende azioni più frequentemente ottiene rendimenti peggiori. Il 20% dei trader che ogni anno aveva un turnover del 250% del portafoglio aveva infatti ottenuto una media inferiore del 7% in termini di ritorni netti rispetto al gruppo con il profilo di turnover più basso.
Il rimpianto principalmente. Nel rimpianto emozione e cognizione sono connesse: ci infiliamo nella spirale del rimpianto quando abbiamo perso un treno per una manciata di minuti, quando la palla ha colpito il palo, quando abbiamo mancato la vincita multimilionaria al superenalotto per un 5 invece di un 6. Non possiamo allora sottrarci a quel ruminare interiore  in cui la nostra mente mette in fila tutti gli istanti in cui le cose sarebbero potute andare diversamente, consumandoci di delusione, amarezza, frustrazione, senso di impotenza. Ebbene le regioni cerebrali che sono attive sia quando si prova rimpianto in prima persona sia quando si è consapevoli del rimpianto provato da un altro sono le stesse. Ma non funzionano allo stesso modo per uomini e donne.
Citerò i risultati di un nostro originale esperimento che è stato pubblicato su PLoS ONE, Public Librar y of Science (USA), con il titolo “Understanding others’ regret: a fMRI study”. Lo studio ha coinvolto 12 maschi e 12 femmine in un gioco di scelta tra lotterie che consentivano loro di vincere o perdere reali somme di denaro. I soggetti  hanno preso parte al gioco sia in prima persona (come giocatori), sia – e qui sta originalità – in terza persona (in qualità di spettatori). Ai partecipanti veniva mostrato l’esito della lotteria da loro scelta, ma anche e soprattutto quello della lotteria rifiutata: i dati emersi dimostrano che anche un’emozione complessa come il rimpianto, tale cioè da presentare un’originaria natura cognitiva, può “risuonare” nel cervello di chi la vive in terza persona, riattivando quegli stessi circuiti cerebrali che si attivano quando siamo noi stessi nella condizione di provare rimpianto.

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