Electrolux, Primotecs, Radici Chimica. Tre aziende, tre territori, tre crisi industriali diverse per dimensioni e caratteristiche, ma accomunate da una stessa domanda che arriva dai lavoratori: conoscere quale futuro li attende. È su questo terreno che la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha portato in Parlamento le vertenze di Cerreto d’Esi, Avigliana e Novara, chiedendo al governo e alle aziende di passare dalle convocazioni alle soluzioni.
Il caso più delicato, per dimensioni e ricadute occupazionali, resta quello di Electrolux. Appendino chiede che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferisca prima del tavolo previsto il 5 ottobre, alla luce del piano che prevede, secondo quanto denunciato dalla parlamentare, 1.450 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi.
«Chiediamo che Giorgia Meloni venga a riferire su Electrolux prima del tavolo del 5 ottobre», ha dichiarato la deputata, ricordando la mobilitazione del 15 settembre ai cancelli dello stabilimento marchigiano, dove si erano ritrovati lavoratori provenienti dagli impianti Electrolux di tutta Italia.
La vertenza, nelle parole di Appendino, diventa anche il simbolo di una questione più ampia: il rapporto tra multinazionali, risorse pubbliche, occupazione e politica industriale. La deputata contesta la distanza tra la narrazione di un’economia nazionale in crescita e le difficoltà che, a suo giudizio, emergono dai tavoli di crisi e dagli stabilimenti produttivi.
Il passaggio più duro riguarda proprio il comportamento attribuito a Electrolux. «Quello che fa Electrolux non è impresa: è predazione», ha affermato Appendino, sostenendo che l’azienda abbia beneficiato negli anni di risorse pubbliche e distribuito dividendi, per poi prospettare oggi un forte ridimensionamento della propria presenza industriale in Italia.
La parlamentare ha quindi chiamato direttamente in causa Meloni, richiamando uno dei temi centrali della comunicazione politica del governo: la difesa della Patria e dell’interesse nazionale. «La Patria non è uno slogan da comizio», ha detto, indicando nei lavoratori degli stabilimenti di Cerreto d’Esi, Porcia, Susegana, Forlì e Solaro il volto concreto di quella stessa idea di Paese.
Per Appendino, la risposta dovrebbe arrivare anche attraverso un confronto diretto con Electrolux, a partire dalla richiesta di considerare inaccettabili gli esuberi e la chiusura dello stabilimento marchigiano. La questione, nella sua impostazione, non riguarda soltanto il destino di una singola fabbrica, ma la capacità dell’Italia di preservare competenze, filiere e occupazione industriale.
Primotecs, l’attesa dei lavoratori di Avigliana
Dalle Marche al Piemonte il copione cambia, ma non la richiesta di certezze. Alla Primotecs di Avigliana, secondo quanto riferito da Appendino, oltre 150 lavoratori sono da mesi impegnati nella difesa del posto di lavoro e del futuro dello stabilimento.
La deputata è tornata ai cancelli dell’azienda mentre i dipendenti attendevano un confronto istituzionale sulla crisi. Il tavolo previsto al ministero, però, è stato rinviato più volte, prima di una settimana e successivamente di altre due.
La prospettiva indicata dai lavoratori è legata soprattutto alla possibilità di individuare un acquirente disposto a presentare un progetto industriale sostenibile. «Sono disperati e l’unica speranza per questi lavoratori è che ci sia un acquirente, un progetto sostenibile che non li lasci in mezzo a una strada», ha affermato Appendino.
La richiesta rivolta al Mimit è dunque quella di confermare senza ulteriori rinvii il tavolo previsto per il 12 ottobre. Nel frattempo, la situazione sul piano sociale si è ulteriormente complicata. I lavoratori, secondo quanto riferito dalla parlamentare, sono senza cassa integrazione da tre mesi e hanno annunciato iniziative di protesta davanti alla sede Inps di Collegno.
Anche in questo caso Appendino ha chiesto un intervento alla ministra del Lavoro Marina Calderone: «Una telefonata alla ministra Calderone non mi sembra fantascienza ma semplice buon senso».
Radici Chimica, il nodo degli esuberi e il rischio degli esodati
Nel mosaico delle vertenze entra anche Radici Chimica, realtà industriale del Novarese dove, secondo la denuncia della deputata, circa 80 lavoratori potrebbero perdere il posto, una volta escluse le persone interessate da ricollocazioni interne, dimissioni volontarie e prepensionamenti.
È una cifra che assume un peso particolare in un territorio dove l’industria rappresenta una componente significativa dell’economia locale. Ma, soprattutto, è la composizione anagrafica della platea a preoccupare. Gran parte dei lavoratori coinvolti avrebbe più di 50 anni, una condizione che, secondo Appendino, potrebbe rendere particolarmente difficile un nuovo ingresso nel mercato del lavoro e creare il rischio di una fascia di lavoratori sospesi tra occupazione e pensione.
«Rischiamo decine di esodati», ha sottolineato la deputata, che ha spiegato di stare seguendo la vertenza insieme ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali.
Da qui la richiesta alla maggioranza di garantire l’audizione dei sindacati, anche in vista del nuovo incontro con il ministero previsto per il 13 ottobre. Ma l’appello non è rivolto soltanto alle istituzioni.
All’azienda, Appendino chiede di mettere sul tavolo un piano industriale e un piano di investimenti per i reparti destinati a rimanere attivi, insieme a indicazioni precise sulla gestione del personale.
Il punto, per la deputata, è soprattutto la sequenza delle decisioni: «Prima di parlare di esuberi, bisogna vagliare ogni possibilità di mobilità interna».
È una posizione che riporta la discussione dal numero degli esuberi alla strategia industriale. Se una parte dello stabilimento continua a produrre, la domanda diventa quale investimento sia previsto, quali siano le prospettive dei reparti ancora operativi e quali strumenti possano essere utilizzati per evitare che la riorganizzazione si traduca automaticamente in perdita di posti di lavoro.
«I lavoratori non hanno colpe e hanno bisogno di risposte e di tutele», ha concluso Appendino durante l’audizione dell’azienda in Commissione Attività produttive.
Tre vertenze, una questione industriale
Electrolux, Primotecs e Radici Chimica fotografano situazioni differenti, ma mettono in evidenza lo stesso punto: dietro i numeri delle procedure di riorganizzazione ci sono persone, competenze e territori che rischiano di perdere pezzi della propria struttura produttiva.
A Cerreto d’Esi si discute della permanenza di un grande gruppo internazionale e del futuro di uno stabilimento storico. Ad Avigliana il nodo è trovare un acquirente e impedire che i rinvii istituzionali aggravino una situazione già fragile. Nel Novarese, invece, la questione ruota attorno alla tenuta occupazionale di Radici Chimica e alla necessità, secondo la richiesta avanzata da Appendino, di conoscere prima le strategie industriali e gli investimenti e soltanto dopo discutere di esuberi.
Tre vertenze che riportano al centro una domanda essenziale per la politica industriale: che cosa accade dopo l’annuncio della crisi?
Per i lavoratori, la risposta non può essere soltanto una nuova convocazione. Servono tempi certi, piani industriali verificabili, investimenti e strumenti di tutela. E, soprattutto, serve sapere se esiste ancora un progetto produttivo capace di tenere insieme competitività delle imprese e occupazione.
È su questo terreno che ora sono attesi i prossimi passaggi istituzionali: il 5 ottobre per Electrolux, il 12 ottobre per Primotecs e il 13 ottobre per il nuovo confronto ministeriale sulla vertenza Radici Chimica. Date diverse, ma con lo stesso banco di prova: trasformare le crisi industriali da dossier aperti a percorsi concreti di soluzione.
