13 Aprile 2021, martedì
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L’ iperinflazione venezuelana: la fine del sogno chavista

a cura di Ronald Abbamonte

Il lungo corso dell’epidemia, che ha caratterizzato l’ultimo anno, ha avuto l’effetto di distogliere l’attenzione da molte questioni di rilevanza mondiale, finite, alla luce delle nuove priorità di ordine sanitario nel dimenticatoio. Tra esse sicuramente possiamo annoverare la questione venezuelana, ben lontana dal potersi definire in via di soluzione, dove all’emergenza sociale, come spesso accade, sembra accompagnarsi in maniera ancora più evidente negli ultimi tempi il disagio economico.

Il paese  infatti continua,anche in questi primi mesi del 2021,  sotto il profilo economico ad essere letteralmente divorato dall’iperinflazione che insieme al decadimento di natura sociale, peraltro anch’esso non recentissimo, comporta non trascurabili effetti pratici  nella vita della popolazione sudamericana. Per il momento dinanzi all’iperinflazione e alla disastrosa condizione economica del paese, secondo notizie circolate negli ultimi giorni, il governo Maduro starebbe rispondendo con la solita emissione di nuovi tagli di carta moneta : un biglietto da 200.000 Bolivar, uno da 500.000 e uno da 1 milione.

Sarà, così, per la prima volta nella storia del paese  che a circolare si troveranno banconote di taglio nominale così alto, banconote che avranno, secondo quanto già esplicitato dal Banco Venezuelano, tutte lo stesso disegno distinguendosi solo per colore e taglio.

Ma l’operazione posta in essere sembra ai più del tutto inutile ad arrestare l’effetto di un’inflazione così vorace e per averne l’esatta idea del carattere solo paleativo della misura adottata basterebbe far accenno semplicemente al fatto che nessuna dei tre nuovi tagli, seppur così alti nella loro dimensione numerica, risultano sufficienti nella realtà quotidiana come corrispettivo per  pagare un solo chilo di farina di mais.

Ma a complicarsi è anche la vita pratica dei venezuelani , che già non se la passano bene, costretti a maneggiare banconote con importi impossibili e difficoltosi solo da leggere. Le cose più semplici diventanocosì le più impossibili,  come il pagare il biglietto di un autobus per andare a lavoro, per cui sarebbe necessario andare  più volte in banca per ottenere la cifra necessaria. Banche che non possono erogare cifre superiori ai 400mila Bolivar mentre sono fuori servizio tutti i bancomat.

Senza dire che gran parte dei registratori di cassa sono fuori uso non avendo la capacità di elaborare la serie infinita di zeri che caratterizza il valore economico dei beni.

Per avere l’esatta idea di quanto sia peggiorata la situazione inflattiva basta pensare che nel non lontano 2018 il taglio di banconota più elevato circolante era il Bolivar da 500 equivalente a 8 euro, oggi il milione di Bolivar  vale appena 50 centisimi.

Il paese è ormai alla frutta dopo sette anni di continuo declino consumato tra il progressivo calo della produzione petrolifera e le robuste sanzioni internazionali oltre che dalla quanto meno discutibile leadership politica del paese. L’intera economia del paese è ormai sul lastrico e quando ciò succede, in Venezuela come altrove, il più delle volte a pagarne le conseguenze è il popolo privato anche di quanto necessario per una sopravvivenza almeno dignitosa.

Poco importa che Maduro dipinga, nei suoi discorsi, una realtà palesemente diversa da quella in essere  invocando il proposito di una improbabile implementazione di un’economia digitale in risposta all’ipeinflazione della moneta venezuelana. Poco importa soprattutto per quanto appare evidente che gran parte del dissesto politico, sociale ed economico del paese sono imputabili proprio a lui, al comando di ogni cosa del paese solo perché adeguatamente spalleggiato da un esercito puntualmente retribuito dallo stato.

Poco da obbiettare, infine, a chi afferma che tutto questo sia la fine agonizzante del chavismo o comunque la sua peggiore espressione possibile.

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