15 Aprile 2024, lunedì
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L’ultimo oppositore

A cura di Giovanni De Ficchy

Russo di discendenza ucraina, Alexey Navalny è nato a Butyn, città situata nell’Oblast di Mosca nel 1976. 

Entra in politica nel 2000, venendo eletto nel consiglio regionale dell’Oblast di Mosca.

Successivamente sale ai vertici del partito e ne diviene vice-capo della sezione moscovita.

Nei quattro anni precedenti, Putin aveva preso il controllo dei media e smantellato il sistema elettorale, distruggendo di fatto la politica russa così come era stata costituita.

Nel 2007 ha lasciato il partito socialista-democratico Yabloko, dove era stato vice capo della sezione di Mosca, per avviare un nuovo movimento politico, 

dedicato alla lotta contro pratiche di malversazione nell’ambito degli appalti pubblici.

Lui e i suoi cofondatori chiamarono il loro movimento narod , la parola russa per “popolo” e, nel loro caso, anche l’acronimo di Movimento di Liberazione Nazionale Russo.

  Il Cremlino, che per anni ha bandito il suo nome dalle onde radio, lo ha accusato di aver inscenato la propria pre-morte e ha scatenato un’offensiva propagandistica contro di lui, schierando, tra le altre, l’accusa di essere un etno-nazionalista di estrema destra. 

Nel 2008, Navalny, come l’apparente maggioranza dei russi, ha sostenuto l’aggressione russa in Georgia. 

Nel 2013 ha fatto dell’immigrazione clandestina dall’Asia centrale il tema centrale della sua campagna per la carica di sindaco di Mosca.

 Nel 2014, dopo che la Russia occupò la Crimea, disse che, pur essendo contrario all’invasione, non pensava che la Crimea potesse essere semplicemente “restituita” da un governo russo post-Putin.

A differenza della maggior parte dell’opposizione liberale, che non ha mai trovato un linguaggio comune con i russi comuni, al Cremlino c’è sempre stata la sensazione che Navalny potesse essere pericoloso; il timore che il suo nazionalismo e il suo carisma potessero attrarre non solo gli hipster di Mosca, ma anche le masse provinciali, stanche di vedere la corruzione dilagante rovinare il governo del paese.

Detenuto agli arresti domiciliari nel 2014 e condannato a 3 anni di detenzione con pena sospesa per riciclaggio e appropriazione indebita nell’abito del caso Yves Rocher, decisione fortemente contestata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale ha giudicato la condanna “arbitraria”. 

La sua importanza è aumentata dopo che è sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento in Siberia nell’agosto 2020.

Esperti internazionali ritengono che sia stato avvelenato da un agente nervino dell’era sovietica.

Dopo essere stato curato in Germania, è tornato in Russia ed era stato arrestato al suo arrivo  il 17 gennaio.

Il suo arresto aveva scatenato proteste a livello nazionale, a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone.

Le inchieste da lui condotte e l’imprigionamento da parte del regime di Mosca, gli erano valsi il conferimento del Premio Sakharov.

Il 2023 ha visto il completamento della metamorfosi politica di Navalny, il quale ha presentato un piano di pace in 15 punti fondato sul riconoscimento dei confini del 1991, la formazione di un meccanismo di compensazione per i danni inflitti all’Ucraina e la formazione di una vera democrazia parlamentare in Russia in grado di collaborare efficacemente con l’Europa.

Il 16 febbraio 2024 la polizia penitenziaria russa ha rilasciato un comunicato nel quale ha annunciato la morte di Navalny a seguito di un malore non meglio precisato.

Il comunicato diffuso ; dice che Navalny «si è sentito male dopo una passeggiata e ha perso conoscenza quasi immediatamente», che lo staff medico sarebbe arrivato subito, che sarebbe stata chiamata un’ambulanza, ma che «tutti gli sforzi fatti per rianimarlo non hanno avuto esiti»

Ai giornalisti sarebbe stato ordinato di limitare la copertura delle informazioni a quanto diffuso dalle agenzie di stampa controllate dal governo, e solo previa autorizzazione delle stesse agenzie.

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