1 Dicembre 2021, mercoledì
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Stato-mafia, Grasso testimone al processo: “Mancino si sentiva perseguitato”

“Sono qui per venire incontro alle esigenze della verità e della giustizia”. E’ cominciata nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo la deposizione del presidente del Senato Piero Grasso al processo sulla trattativa Stato-mafia. Sia il presidente della corte d’assise che la procura di Palermo e le difese hanno ringraziato Grasso per aver rinunciato alle prerogative di Palazzo Madama e di aver accettato di deporre. L’ex capo della Dna, citato dai pm, dovrà testimoniare “in ordine alle richieste provenienti dall’ex ministro Nicola Mancino aventi ad oggetto l’andamento delle indagini sulla cosiddetta trattativa, l’eventuale avocazione delle stesse e o il coordinamento investigativo delle Procure interessate”. Folla di cameraman, fotografi e stampa per l’occasione. In aula il capo della Procura di Palermo, Francesco Messineo, l’aggiunto Vittorio Teresi e i pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Grasso ha aggiunto, nel ricostruire un incontro con Mancino avvenbuto nel dicembre del 2011, quando il presidente del senato era a capo della Procura nazionale antimafia. “A dicembre incontrai il senatore Mancino il quale mi fece presente le sue rimostranze, si sentiva perseguitato. Io gli dissi che non potevo avocare l’indagine sulla trattativa, non c’erano gli estremi. Avocazione no ma coordinamento sì, concluse Mancino”.  Rispondendo alle domande di Messineo, l’ex magistrato ha poi parlato di un suo incontro con il procuratore generale della Cassazione:”Nel corso della riunione del 19 aprile 2012 con il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, da cui fui convocato, si fece cenno a queste circostanze, ovvero i problemi di coordinamento tra le varie procure che si occupavano della cosiddetta trattativa. Sul tavolo nel corso di quella riunione c’era la lettera che il segretario generale del Quirinale Donato Marra aveva inviato alla Procura generale della Cassazione e allegata c’era pure la lettera del senatore Mancino”. Grasso ha precisato: “Mi si può dare atto che non c’è stata mai alcuna interferenza da parte del procuratore nazionale dell’epoca su questi temi”, ovvero sul lavoro delle tre procure, di Palermo, Caltanissetta e Firenze, che indagavano sulla trattativa tra Stato e mafia. Il presidente del senato ha aggiunto: “Pensavo che potessi essere citato, oltre che come teste, anche come persona offesa, visto che qualcuno ha detto che ero uno di quelli a cui dare un ‘colpetto’ per ravvivare la fiamma della trattativa. Alla fine del ’92, come ha detto Brusca, abbandonata la pista politica si voleva colpire il sottoscritto per riavviare la trattativa. Credevo di essere citato come persona offesa. E’ una piccola annotazione, perché non mi sarei costituito come parte civile”. Una osservazione alla quale Messineo ha replicato: “Non stiamo celebrando un processo per mancata strage, ma per attentato a corpo politico dello Stato”.

Donato Marra, segretario generale del Quirinale:nessuna anomalia rispetto agli esposti di Mancino

Non vi fu nessuna anomalia nel modo in cui il Quirinale ha trattato gli esposti dell’ex ministro Nicola Mancino. Lo ha detto il segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, rispondendo alle domande del procuratore Francesco Messine al processo per la trattativa Stato-mafia. Marra è  stato chiamato a testimoniare in merito alla vicenda delle richieste rivolte dall’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza, a Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del Quirinale, scomparso nel luglio del 2012. La vicenda sfociò nel conflitto di attribuzione sollevato dal presidente Napolitano davanti alla Corte costituzionale per la distruzione delle intercettazioni di sue conversazioni.
Marra, che ha invocato il “segreto funzionale”,  nel corso della sua deposizione (“Non posso rispondere e riferire sui rapporti tra me e gli altri consiglieri né con il presidente”, ha spiegato) ha consegnato la lettera inviata alla presidenza della Repubblica il 27 marzo del 2012 da Mancino, che lamentava divergenze e mancato coordinamento tra le procure che indagavano sulle stragi. Il Pm Nino Di Matteo ha letto in aula ad alta voce il documento, già noto a tutti in quanto reso pubblico dal Quirinale fin dal 16 giugno del 2012, come lo stesso Marra aveva sottolineato poco prima.

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