26 Ottobre 2026, lunedì
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Appendino a Nova: «Ritroviamo l’identità battagliera del Movimento»

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A cura di Daniele Cappa

Entusiasmo, identità e una ritrovata voglia di tornare a essere forza di proposta e di battaglia. È questo il clima che Chiara Appendino racconta arrivando a Nova, dove il Movimento 5 Stelle mette al centro i propri punti programmatici e prova a delineare una nuova stagione politica.

«È bellissimo ritrovare la nostra comunità», dice la deputata pentastellata, descrivendo uno spirito che, a suo giudizio, restituisce al Movimento una parte della sua cifra originaria. «Stiamo ritrovando quella identità battagliera che ci appartiene da sempre, quella di chi non si accontenta di stare nei palazzi ma vuole essere protagonista del cambiamento».

Nelle parole di Appendino, il programma presentato a Nova rappresenta soprattutto il risultato di un percorso politico e parlamentare. «Sono molto soddisfatta dei punti programmatici che portiamo qui, perché sono la fotografia di quattro anni di lavoro», sottolinea.

Tra le priorità rivendicate dalla deputata c’è innanzitutto la posizione sul riarmo, tema sul quale il Movimento intende mantenere una linea netta. Ma il capitolo delle proposte è più ampio e comprende anche il conflitto di interessi e la regolamentazione delle lobby, due strumenti che Appendino collega direttamente all’idea di una politica sottratta agli interessi particolari.

«Per noi la politica non è lavorare per l’interesse proprio o di pochi», afferma.

Accanto ai temi istituzionali trovano spazio alcune delle battaglie che la deputata considera centrali nel proprio percorso politico. Dal voto ai sedicenni, sul quale ricorda di avere depositato da tempo una proposta di legge, al ripristino di Opzione donna, indicato come strumento per restituire maggiore tutela alle lavoratrici. Nel mirino finisce anche la politica industriale del governo, con la richiesta di reintrodurre Transizione 4.0 per sostenere gli investimenti delle imprese.

E poi la sanità, altro terreno sul quale il M5S punta a rilanciare una proposta nazionale. L’obiettivo indicato da Appendino è quello di una sanità «svuotata dalla politica e non più divisa per regioni».

Una piattaforma che, nella sua lettura, mette insieme temi diversi ma riconducibili a una stessa idea politica: «Temi concreti, urgenti e con cui vogliamo cambiare il Paese».

La questione fiscale e la Millionaire tax

Sul fronte economico, Appendino non rinuncia invece alla propria battaglia per una maggiore redistribuzione della ricchezza. La Millionaire tax, spiega, resta una sua convinzione.

«Come noto sono per introdurre la Millionaire tax con cui prendere dall’1%, i superpaperoni, per aiutare il 99% dei cittadini», afferma, ribadendo che considera la misura una strada per trasferire maggiori risorse alla collettività in una fase di difficoltà economica.

La proposta, tuttavia, non compare tra i punti programmatici di Nova. Una scelta che non modifica, precisa Appendino, la sua posizione personale sul tema.

«Non ho cambiato idea», chiarisce. Allo stesso tempo, la deputata considera coerenti con quell’obiettivo altre misure inserite nella piattaforma, a partire dall’ipotesi di un aumento della tassazione sulle successioni e dagli interventi sulle rendite finanziarie e speculative.

Il ragionamento si inserisce in una critica più generale alle dinamiche della distribuzione della ricchezza. «Contro chi fa una lotta di classe al contrario, dei ricchi sui poveri, dobbiamo ribaltare il piano», sostiene Appendino. E aggiunge: «I potenti non possono più essere una casta intoccabile».

È anche su questo terreno che, secondo la deputata, il Movimento può ritrovare una parte della propria identità politica. «Questo spirito è nel dna del Movimento e sono contenta sia rappresentato in Nova», conclude.

Ritrovate le due sorelline scomparse a Caltanissetta

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Si è chiusa con un sospiro di sollievo la ricerca delle due sorelline di 12 e 8 anni scomparse da San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. Le bambine sono state ritrovate e, secondo quanto riferito, stanno bene. A individuarle sono stati i volontari della Protezione civile, intervenuti dopo la segnalazione di una donna.

Le due minori sono state trovate all’interno di un negozio di abbigliamento gestito da cittadini cinesi. Stando alle prime ricostruzioni, ancora al vaglio degli investigatori, le bambine sarebbero rimaste accidentalmente chiuse nel locale dalla serata di venerdì.

La vicenda aveva fatto scattare un’imponente mobilitazione. Le due sorelle erano state viste per l’ultima volta alle 20.10 di venerdì 18 settembre. Nella mattinata di sabato il padre aveva denunciato la loro scomparsa ai carabinieri, facendo partire le ricerche.

Nel frattempo, l’allarme era rimbalzato anche sui social. La famiglia aveva rivolto un appello alla cittadinanza, chiedendo a chiunque avesse informazioni utili di contattare immediatamente le forze dell’ordine.

Per accelerare le operazioni era stato inoltre attivato il piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse, coordinato dalla Prefettura di Caltanissetta. Forze dell’ordine, Protezione civile e volontari hanno così lavorato nelle ore successive per ricostruire gli ultimi spostamenti delle bambine e restringere progressivamente l’area delle ricerche.

Il ritrovamento ha posto fine alle ore di maggiore apprensione vissute dalla famiglia e dalla comunità di San Cataldo. Restano ora da chiarire con precisione le circostanze che hanno portato le due sorelle a trovarsi nel negozio e soprattutto perché siano rimaste all’interno del locale per diverse ore.

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Olanda, alta tensione all’Aia: scontri tra polizia e manifestanti di estrema destra

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L’Aia è stata teatro di una giornata di forte tensione, con una manifestazione dell’estrema destra sfociata in scontri con la polizia. La protesta, organizzata per contestare le politiche sull’immigrazione e sull’asilo dell’Unione Europea, era da tempo considerata dalle autorità un appuntamento ad alto rischio, anche per la vicinanza con l’anniversario di una precedente mobilitazione della stessa area politica, avvenuta un anno fa.

Fin dalle prime ore, le forze dell’ordine hanno presidiato le strade della città con reparti in assetto antisommossa, mentre i partecipanti alla marcia iniziavano a concentrarsi. Molti dei manifestanti indossavano abiti neri e portavano bandiere, fumogeni e petardi. Tra gli slogan, anche richieste di un giro di vite sulle politiche migratorie e di misure più dure contro l’ingresso e l’accoglienza dei migranti.

La situazione è rapidamente degenerata. Una parte dei partecipanti ha iniziato a lanciare oggetti contro gli agenti, comprese pietre e cartelli stradali, costringendo la polizia a intervenire per contenere la protesta e disperdere i gruppi più aggressivi.

Gli scontri hanno trasformato una manifestazione già sottoposta a un rigido dispositivo di sicurezza in una sequenza di tafferugli e interventi delle forze dell’ordine. Al termine dei disordini sono scattati diversi arresti.

Il livello di allerta era particolarmente elevato proprio per la natura dell’iniziativa e per il precedente che aveva segnato la stessa ricorrenza. Le autorità olandesi avevano quindi predisposto un dispositivo imponente, nella previsione che la protesta potesse trasformarsi in una situazione difficile da controllare.

La giornata dell’Aia riporta così al centro dell’attenzione il tema della radicalizzazione del confronto sulle politiche migratorie nei Paesi Bassi e, più in generale, in Europa. Una questione che continua a rappresentare uno dei terreni di maggiore conflittualità politica e sociale, tra richieste di maggiore controllo delle frontiere, dibattito sull’accoglienza e crescente mobilitazione delle formazioni della destra radicale.

Ronde a Rozzano, l’informativa dei carabinieri approda in Procura: si indaga anche sull’ipotesi di odio razziale

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La notte delle ronde, le aggressioni e quella linea sottile che separa la paura dalla giustizia fai da te finiscono ora sul tavolo della Procura di Milano. I carabinieri hanno trasmesso agli uffici giudiziari un’informativa sugli episodi avvenuti nei giorni scorsi a Rozzano, nell’hinterland milanese, dove la tensione è salita rapidamente dopo il pestaggio di un cittadino marocchino.

L’annotazione degli investigatori rappresenta il primo passaggio verso l’apertura di un fascicolo. Al centro ci sono soprattutto le percosse subite dall’uomo, aggredito mercoledì 16 settembre da alcune persone che lo avevano indicato come il presunto autore di uno strattonamento ai danni di una donna di circa 40 anni, successivamente soccorsa.

I carabinieri hanno individuato due persone che, secondo gli accertamenti svolti finora, sarebbero coinvolte nell’aggressione. Nell’informativa è stata prospettata l’ipotesi di reato di percosse, con l’aggravante dell’odio razziale. Si tratta, però, di una qualificazione ancora iniziale e provvisoria, destinata a essere verificata nel corso dell’inchiesta e che potrà essere modificata, ampliata o eventualmente esclusa alla luce degli ulteriori elementi che emergeranno.

L’informativa è ora all’attenzione del procuratore di Milano, Marcello Viola, che dovrà coordinare gli sviluppi dell’indagine insieme al pubblico ministero al quale sarà assegnato il procedimento.

Nel frattempo, a Rozzano la vicenda ha assunto dimensioni più ampie rispetto al singolo episodio da cui tutto è cominciato. Mercoledì sera, nella piazza dove si sono concentrati i residenti, erano circa un centinaio le persone presenti. Il bilancio della serata ha registrato anche il pestaggio di un secondo cittadino di origine maghrebina.

La sera successiva la presenza è cresciuta ulteriormente. Le persone in strada sono diventate circa il doppio e un gruppo ha attraversato il quartiere Aler. Durante la serata è stato inoltre dato alle fiamme un giaciglio di fortuna all’interno di un cantiere. Episodi distinti, ma inseriti in un clima di forte tensione, che adesso dovranno essere ricostruiti dalla Procura attraverso testimonianze, immagini e gli altri elementi raccolti dagli investigatori.

È proprio su questa escalation che si concentra ora l’attenzione degli inquirenti. Da una parte ci sono gli episodi denunciati e le responsabilità individuali da accertare. Dall’altra, un contesto collettivo nel quale la protesta contro la criminalità è rapidamente sfociata in iniziative spontanee e in alcuni casi in comportamenti che potrebbero avere rilevanza penale.

Il sindaco: «Le ronde non sono Rozzano»

A prendere le distanze dalle ronde è stato anche il sindaco di Rozzano, Mattia Ferretti, intervenuto per ribadire una distinzione che considera essenziale: quella tra la preoccupazione dei residenti e l’idea di una sicurezza affidata all’iniziativa privata.

«Le ronde non sono Rozzano», ha detto il primo cittadino, sottolineando come la comunità abbia preso le distanze dagli episodi più controversi. Il riferimento è anche alla manifestazione organizzata venerdì 19 settembre, descritta dal sindaco come una «passeggiata pacifica e interculturale».

Un’iniziativa diversa, per modalità e clima, dalle proteste delle sere precedenti. Alla manifestazione hanno partecipato più persone e, nelle parole del sindaco, a scendere in strada sono stati proprio gli abitanti di Rozzano.

Ora la parola passa alla Procura. Saranno gli accertamenti a stabilire cosa sia realmente accaduto nelle singole aggressioni, chi abbia partecipato e con quali responsabilità, e soprattutto se dietro al pestaggio del cittadino marocchino vi sia stato anche un movente riconducibile all’odio razziale. Un passaggio decisivo per trasformare la cronaca concitata di queste giornate in una ricostruzione giudiziaria fondata su fatti e responsabilità precise.

“La mia storia senza parole”: il nuovo romanzo di Daniele Cappa che porta i lettori nel sentire degli animali

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A cura di Cinzia Cattaneo

Nel panorama letterario italiano, pochi autori hanno saputo imporsi con la rapidità e la versatilità di Daniele Cappa. Nel giro di pochi mesi ha pubblicato opere che hanno lasciato un segno profondo nei lettori, spaziando con naturalezza tra generi diversi. Dai due volumi di Chef, la storia del serial killer più crudele della narrativa moderna, a Il buio dentro, il romanzo che completa la serie soprannaturale con una delle possessioni più imponenti mai scritte. Da Maledicte, thriller storico ambientato in Piemonte sul finire della Seconda guerra mondiale, ai libri di filosofia Cos’è la vita?, Morte ed eros e Logos. Fino a Il sudario, il thriller gotico che reinterpreta la nascita della Sindone e che, pubblicato a giugno, ha consolidato la sua presenza nel panorama editoriale internazionale.

Ora Cappa torna con un’opera completamente diversa, sorprendente per impostazione e ambizione narrativa. La mia storia senza parole nasce da un’intuizione che l’autore definisce “un figlio nato da solo”, un libro che non risponde a logiche di mercato né a strategie editoriali. È nato da un ascolto, da un’urgenza emotiva, da un desiderio raro: provare a tradurre il mondo emotivo degli animali in una forma comprensibile agli esseri umani.

La protagonista è Xina, una cagnolina che non parla ma percepisce tutto. Non è un cane straordinario, non è un simbolo, non è un artificio narrativo. È un animale senziente, con un carattere preciso, una quotidianità semplice, un modo di interpretare il mondo che non ha bisogno di parole per essere autentico. Cappa non le presta una voce umana. Le presta un ascolto. E da quell’ascolto nasce una narrazione che ribalta la prospettiva tradizionale: il libro non racconta cosa pensa un uomo dei cani, ma cosa un cane sente degli uomini.

Il romanzo esplora come gli animali percepiscono gli esseri umani, come leggono i gesti, come interpretano le emozioni, come vivono il tempo che scorre. Il lettore non entra nella mente dell’autore. Entra nella mente del cane. O almeno nel tentativo più onesto possibile di restituire quella percezione, fatta di odori, silenzi, attese, ritorni, presenze che non hanno bisogno di linguaggio per essere significative.

Il risultato è un’opera che unisce semplicità e profondità. Si legge con naturalezza, ma lascia un segno duraturo. È un romanzo che parla agli amanti dei cani, ai lettori di narrativa emotiva, a chi cerca storie capaci di scaldare il cuore e allo stesso tempo di offrire una riflessione sulla relazione tra specie. È un invito a guardare il mondo da un’altra altezza, quella dove le cose importanti non si dicono, si sentono.

Con La mia storia senza parole, Daniele Cappa conferma una qualità rara: la capacità di attraversare generi diversi senza perdere identità, portando ogni volta sulla pagina una voce riconoscibile e una sensibilità profonda. Dopo thriller, saggi filosofici, romanzi storici e opere soprannaturali, questo nuovo lavoro aggiunge un tassello inatteso alla sua produzione. E dimostra che, quando un autore sa ascoltare, ogni storia può trovare la sua forma.

A completare il quadro, La mia storia senza parole ha inaugurato oggi il suo lancio internazionale in esclusiva su Amazon, dove il romanzo è già disponibile per i lettori di tutto il mondo. Nelle prossime settimane l’opera entrerà nel circuito della distribuzione globale, raggiungendo le principali librerie internazionali e confermando la crescente attenzione verso un autore che, libro dopo libro, continua a espandere il proprio orizzonte narrativo oltre i confini nazionali.

Cous Cous Fest, al via la 29a edizione a San Vito Lo Capo tra gusto e spettacolo

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Prende il via oggi a San Vito Lo Capo la 29a edizione del Cous Cous Fest, il festival internazionale dell’integrazione culturale che fino al 27 settembre trasformerà la celebre spiaggia siciliana nel cuore pulsante di dieci giorni di sapori, musica, spettacolo e incontri. Sotto lo storico slogan “Make cous cous not war”, la manifestatione celebra la convivialità e il dialogo tra i popoli attraverso un piatto simbolo di pace, dal 2020 patrimonio immateriale dell’Unesco.

Le radici di questo alimento affondano tra le dune del Maghreb come antico pasto dei nomadi berberi. Nel tempo, grazie alla sua straordinaria versatilità, la pietanza ha varcato i confini del Mediterraneo per conquistare i palati di tutto il mondo, da Oriente a Occidente. La ricetta tradizionale prevede una lavorazione a base di semola di grano duro cotta a vapore, accompagnata da una zuppa aromatica che si arricchisce, a seconda delle culture, di verdure, legumi, carne o pesce fresco. Pur nascendo da ingredienti estremamente poveri, questo cibo custodisce un immenso patrimonio simbolico legato ai concetti di convivialità, abbondanza e fertilità. Consumato da sempre in un’ottica di amicizia e condivisione, rappresenta un vero e proprio ponte culturale in grado di unire popoli, tradizioni e religioni differenti attorno alla stessa tavola.

L’evento è organizzato dall’agenzia Feedback in partnership con il Comune di San Vito lo Capo e con il sostegno dei principali assessorati della Regione Siciliana, affiancati dai main sponsor Bia CousCous, Conad e Lepas, e da una fitta rete di partner ufficiali. Da oggi, dunque, Paesi, culture e tradizioni differenti tornano a riunirsi attorno allo stesso tavolo per dare vita a una delle kermesse gastronomiche più attese dell’anno.

“Il Cous Cous Fest è ormai parte dell’identità di San Vito Lo Capo e anche quest’anno ci apprestiamo a vivere dieci giorni in cui il nostro territorio incontra il mondo” dichiara il sindaco Francesco La Sala. “La forza di questa manifestazione sta nella capacità di mettere insieme persone, culture e generazioni diverse attraverso il linguaggio universale della cucina, della musica e dello spettacolo. Siamo pronti ad accogliere visitatori e ospiti da tutta Italia e dall’estero e a vivere, ancora una volta, una grande festa all’insegna dell’incontro e della condivisione”.

Il fitto programma della manifestazione entra subito nel vivo con le prime, attesissime sfide culinarie. Riflettori puntati sul Campionato italiano di Cous Cous Conad 2026 e sul Next Generation Student Contest Conad, due competizioni speculari che vedranno confrontarsi sul palco chef professionisti e giovani talenti provenienti dagli istituti alberghieri di tutta Italia.

Per quanto riguarda la sfida tra i professionisti, la competizione si preannuncia accesa: a contendersi il titolo saranno Barbara Conti, food & travel blogger di Scicli (Ragusa), con il suo “Cous cous mediterraneo”; Daniele Tantucci, chef e docente marchigiano di Senigallia (Ancona), che propone un “Cous cous mediterraneo con tartare di tonno”; Michele Perrino, milanese di origini pugliesi e fondatore di SUQSU Milano, in gara con la ricetta “Armonia”; e infine la sarda Carolina Rossino da Carloforte, vincitrice del web contest Conad, che porterà all’assaggio della giuria il suo “Cascà estivu”.

Spazio anche alla freschezza e alle idee dei futuri professionisti della ristorazione con il Next Generation Student Contest Conad. La gara vedrà quattro giovanissimi studenti, provenienti da rinomati istituti alberghieri di tutta Italia, sfidarsi a colpi di creatività e tecnica culinaria: Lorenzo Listini (Istituto Professionale di Assisi), Aurora Dall’Angelo (IIS “Olivelli-Putelli” di Darfo Boario Terme, Brescia), Lorenzo Madaschi (Istituto Superiore Guido Galli di Bergamo) e Alessia Groppuso (IIS “Danilo Dolci” di Partinico, Palermo). Sarà per loro un’occasione unica per mettere in mostra il proprio talento su un palcoscenico internazionale così prestigioso.

A valutare le creazioni in gara sarà una prestigiosa giuria tecnica, presieduta da Manuela Zennaro, giornalista enogastronomica e firma de Il Gusto di Repubblica. Insieme a lei siederanno in giuria Marzia Roncacci, volto e giornalista del Tg2 Rai, e la food blogger Laura Martino. A completare il panel di esperti ci saranno Giovanni Anania, storico sostenitore della manifestazione e collaboratore di Fondazione Conad ETS, e Giovanni Torrente, istituzione della cucina sanvitese, già capitano della squadra italiana per ben cinque edizioni del Cous Cous Fest e vincitore assoluto della kermesse nel 2002.

La serata inaugurale della kermesse raggiungerà il suo culmine sul palcoscenico con il concerto live di Sal Da Vinci, uno degli appuntamenti più attesi di questa prima giornata di festival. Lo spettacolo, inserito all’interno della tournée estiva dell’artista, offrirà al pubblico un vero e proprio viaggio emozionale, alternando i brani più celebri della sua carriera alle ultime novità discografiche. L’accesso all’area dei concerti sarà completamente gratuito, con la sola eccezione dell’Area Pit (lo spazio riservato sotto il palco), per la quale è previsto un biglietto a pagamento.

Il Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo offrirà un programma di dieci giorni caratterizzato da sfide culinarie, concerti, degustazioni internazionali e cooking show con chef e volti noti della televisione. L’evento vedrà la partecipazione di ospiti come Benedetta Parodi, Giorgione, Luca Pappagallo, Fabrizio Nonis, Andrea Lo Cicero e Gianni Marino.

I visitatori non saranno solo spettatori: grazie alla Conad Cooking Challenge, gli appassionati di cucina potranno salire sul palco e mettersi alla prova in una divertente sfida culinaria con ingredienti a sorpresa. L’offerta della kermesse si arricchirà inoltre con i due attesi wine tasting a cura del Terre Sicane Wine Fest e della Tenute Orestiadi Wine Experience, mentre ogni domenica mattina si rinnoverà il tradizionale appuntamento con l’Asta del Pesce per aggiudicarsi il pescato freschissimo locale.

Le Case del Cous Cous, situate sulla spiaggia di San Vito Lo Capo, si confermano il vero cuore gastronomico del festival con oltre 20 ricette diverse tra tradizione, creatività e contaminazioni internazionali. La grande novità del menu 2026 è il MouScùs, un originale dessert in edizione limitata che combina gelato al gusto mou, crema inglese al cioccolato e cous cous all’arancia. Quest’anno l’esperienza diventa anche più smart grazie alla possibilità di acquistare i biglietti online senza commissioni, azzerando le code alle casse.

La spiaggia e le piazze di San Vito Lo Capo si trasformano in un’oasi all’aria aperta dedicata allo sport e al benessere. L’ASP di Trapani arricchisce il festival con iniziative focalizzate sull’integrazione sociale. Il 21 e 22 settembre sul palco del Bia Theatre va in scena EduFood Inclusion. Questo progetto usa la cucina come laboratorio per promuovere l’autonomia e i corretti stili di vita. Il 22 settembre le iniziative si spostano in spiaggia con EduSport Inclusion, un evento aperto a tutti per vivere lo sport senza barriere.

Nei pomeriggi del 23 e 24 settembre torna anche Amadori Wellness on the beach. Si tratta di sessioni gratuite di yoga in riva al mare con gadget per i primi cento iscritti. Sul lungomare debutta inoltre il Dolmen Wall, una parete di arrampicata sicura per adulti e bambini guidati da istruttori qualificati.

Debiti delle famiglie, nel 2025 sfiorati i 178 miliardi: quasi 6.700 euro a nucleo

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Le famiglie italiane ricorrono sempre più al credito per sostenere consumi e spese quotidiane. Nel 2025 l’ammontare dei finanziamenti concessi da banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici ha sfiorato i 178 miliardi di euro, con un’esposizione media di 6.657 euro per nucleo familiare. Il dato, elaborato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, non comprende i mutui per l’acquisto della casa, considerati una forma di indebitamento distinta perché legata a un investimento destinato ad accrescere il patrimonio immobiliare.

La cifra restituisce però con chiarezza la dimensione di una trasformazione che negli ultimi anni ha coinvolto i bilanci domestici. Rispetto a nove anni fa, infatti, il credito al consumo è aumentato del 62%, pari a circa 68 miliardi di euro in più.

Dietro questa crescita ci sono esigenze diverse. Da una parte ci sono le famiglie che ricorrono al prestito per ottenere liquidità e affrontare spese impreviste o periodi di maggiore difficoltà. Dall’altra ci sono i finanziamenti destinati all’acquisto di beni durevoli, dall’automobile agli elettrodomestici, dai mobili ai dispositivi elettronici. Sono acquisti che in passato venivano più frequentemente sostenuti con il risparmio accumulato e che oggi, con maggiore frequenza, vengono invece dilazionati nel tempo attraverso il credito.

A pesare è anche l’effetto prodotto dall’inflazione. L’aumento dei prezzi ha ridotto progressivamente il potere d’acquisto di redditi che, in molti casi, non hanno tenuto lo stesso passo. Stipendi e pensioni hanno così perso capacità di spesa proprio mentre il costo di beni e servizi cresceva. Per una parte del ceto medio, il ricorso al finanziamento è diventato uno strumento per mantenere consumi e standard di vita che il solo reddito disponibile non riusciva più a sostenere.

Mutui compresi, il debito supera i 600 miliardi

Il quadro cambia radicalmente se al credito al consumo si aggiungono i finanziamenti legati all’acquisto della casa. Nel 2025 circa 3,8 milioni di famiglie risultavano interessate da mutui per l’abitazione, per un ammontare complessivo di 447,5 miliardi di euro, cui si aggiungono altre forme residuali di prestito.

Considerando anche i 127 miliardi di euro di credito al consumo erogato dalle sole banche, il debito complessivo arriva a 612,6 miliardi di euro. Una cifra che mostra quanto il ricorso al credito sia ormai una componente strutturale dei bilanci familiari, anche se non tutte le forme di indebitamento hanno la stessa natura o lo stesso impatto sulla situazione economica dei nuclei.

Siracusa in cima alla classifica provinciale

La distribuzione sul territorio nazionale è tutt’altro che uniforme. Nel 2025 la provincia con la maggiore esposizione a breve per famiglia è stata Siracusa, con 8.437 euro, in aumento del 4% rispetto all’anno precedente.

Subito dopo si collocano Massa-Carrara, con 8.373 euro (+5,8%), e Lodi, con 8.280 euro (+6,5%). Quarta Pistoia, dove l’esposizione raggiunge gli 8.168 euro.

Proprio Pistoia, insieme a Ravenna, registra anche uno degli incrementi più marcati su base annua: +7,1% in entrambi i casi. Un’accelerazione che segnala quanto rapidamente possa cambiare il ricorso al credito anche all’interno di territori che partono da livelli di indebitamento differenti.

All’estremo opposto della graduatoria provinciale si trovano Trento, con un’esposizione media di 4.524 euro per famiglia (+5,9%), Sondrio, con 4.400 euro (+6,1%), e soprattutto Bolzano, con 3.106 euro (+5,3%).

Umbria, Toscana e Sicilia sono le regioni più esposte

Anche sul piano regionale emergono differenze significative. La maggiore esposizione media a breve nei confronti di banche e finanziarie si registra in Umbria, dove nel 2025 il debito al consumo per famiglia ha raggiunto 7.514 euro, con un incremento del 5,1% rispetto al 2024.

Seguono la Toscana, con 7.399 euro (+5,6%), e la Sicilia, con 7.383 euro (+4,5%).

Nella parte bassa della graduatoria figurano invece il Friuli-Venezia Giulia, con 5.845 euro di debito per nucleo (+4,9%), la Basilicata, con 5.536 euro (+3,7%), e il Trentino-Alto Adige, fermo a 3.824 euro (+5,7%).

La media nazionale, come detto, si attesta a 6.657 euro per famiglia, con una crescita del 4,9% in un solo anno.

Il dato più significativo, al di là delle classifiche territoriali, è dunque la progressiva normalizzazione del ricorso al credito. L’indebitamento non riguarda più soltanto l’acquisto di una casa o un investimento di particolare rilievo, ma entra sempre più spesso nella gestione ordinaria del bilancio familiare. Tra necessità, acquisti importanti e redditi messi sotto pressione dal caro prezzi, il credito diventa così una leva per distribuire nel tempo una spesa che, sempre più spesso, non può essere sostenuta interamente con il reddito disponibile.

Gemini oltre il perimetro del test: l’IA di Google accede a tre sistemi reali

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C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra un’intelligenza artificiale capace di trovare una vulnerabilità e un sistema che, durante un test, oltrepassa il perimetro previsto e arriva a interagire con infrastrutture reali. È proprio su questa linea di confine che si colloca l’ultimo episodio che coinvolge Gemini, il modello di IA sviluppato da Google.

Durante una serie di prove condotte dalla società specializzata in sicurezza informatica Irregular, Gemini avrebbe individuato credenziali valide e ottenuto l’accesso a sistemi appartenenti a tre aziende reali. L’esperimento, secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, avrebbe dovuto svolgersi esclusivamente all’interno di un ambiente controllato, costruito attorno a un’azienda fittizia.

Il modello, però, avrebbe trovato una strada diversa.

Dalla simulazione a Internet

L’obiettivo del test era relativamente circoscritto: verificare quanto fosse efficace Gemini nell’individuare informazioni e potenziali vulnerabilità all’interno dell’infrastruttura predisposta da Irregular. Nel corso dell’esperimento, tuttavia, il modello avrebbe raggiunto Internet, un passaggio che non rientrava nel perimetro originariamente previsto.

Da quel momento la simulazione avrebbe assunto caratteristiche molto più concrete.

In una delle sessioni, Gemini sarebbe riuscito a individuare una chiave di accesso riconducibile a un’azienda reale. In altre due occasioni avrebbe utilizzato un motore di ricerca per individuare i nomi di altre società e avrebbe consultato archivi pubblici online dai quali avrebbe ricavato informazioni sufficienti per accedere ai relativi sistemi.

Il dato più significativo non è soltanto la capacità di trovare credenziali o aggirare una barriera di sicurezza. È il fatto che il modello, secondo la ricostruzione dell’incidente, avrebbe compiuto una sequenza di operazioni non limitata all’ambiente artificiale predisposto per il test.

In altre parole, il confine tra laboratorio e mondo reale si sarebbe rivelato meno solido del previsto.

Gemini si sarebbe fermato da solo

La vicenda presenta però un elemento che Google considera determinante. Una volta ottenuto l’accesso, Gemini avrebbe riconosciuto che i sistemi coinvolti appartenevano ad aziende reali e avrebbe interrotto le proprie attività prima di provocare danni.

È su questo comportamento che Mountain View costruisce la propria lettura dell’accaduto. Interpellata dal Wall Street Journal, Google ha paragonato l’episodio a una sorta di programma di bug bounty, cioè quelle iniziative attraverso le quali le aziende invitano ricercatori ed esperti a individuare vulnerabilità nei propri sistemi per poterle correggere.

Heather Adkins, vicepresidente di Google per l’ingegneria della sicurezza, ha sostenuto che l’episodio dimostri quanto sia importante addestrare i modelli più potenti a operare in modo responsabile. Secondo la dirigente, in questo caso Gemini avrebbe adottato il comportamento corretto, interrompendo l’azione una volta compreso di essere entrato in contatto con infrastrutture reali.

Resta però un punto difficile da ignorare: l’incidente non sarebbe stato reso pubblico immediatamente. L’episodio risalirebbe infatti a maggio e la sua esistenza è emersa soltanto successivamente, attraverso la ricostruzione del quotidiano statunitense.

Un problema che non riguarda soltanto Google

Il caso Gemini non arriva in un vuoto tecnologico. Negli ultimi mesi, altri sistemi di IA sviluppati per operare in autonomia hanno mostrato capacità che vanno ben oltre la semplice generazione di testo o immagini.

Irregular, la società coinvolta nel test di Gemini, lavora infatti anche con altri grandi operatori del settore, tra cui Meta, OpenAI e Anthropic. E proprio alcuni esperimenti condotti con queste aziende avevano già acceso l’attenzione sulla possibilità che gli agenti di IA, quando dotati degli strumenti necessari, possano assumere comportamenti molto più operativi rispetto ai chatbot tradizionali.

In un precedente test, agenti di OpenAI erano riusciti a ottenere accesso a sistemi appartenenti alla piattaforma di sviluppo software di intelligenza artificiale Hugging Face. Successivamente, episodi analoghi hanno coinvolto anche Meta e Anthropic, alimentando il dibattito sulla sicurezza degli agenti autonomi.

Il caso Anthropic ha inoltre assunto una dimensione ulteriore dopo le dichiarazioni dell’ex ricercatore Jacob Coxon, che ha espresso pubblicamente timori radicali sulle conseguenze dello sviluppo di sistemi di IA sempre più potenti.

Il vero interrogativo è il controllo

Al di là delle singole intrusioni, la questione sollevata dall’episodio Gemini riguarda soprattutto il grado di autonomia concesso ai modelli.

Un sistema di IA utilizzato per la sicurezza informatica deve necessariamente essere capace di esplorare, cercare informazioni, collegare dati e individuare vulnerabilità. Sono precisamente queste le funzioni che lo rendono utile. Ma le stesse capacità possono diventare problematiche quando il modello dispone di strumenti che gli consentono di uscire dall’ambiente previsto, consultare risorse esterne e utilizzare credenziali trovate durante l’operazione.

Il fatto che Gemini si sia fermato prima di provocare danni, se confermato, rappresenta certamente un elemento rilevante. Non cancella però la domanda principale emersa dal test: quanto è realmente prevedibile il comportamento di un agente quando gli si affidano obiettivi complessi e strumenti per perseguirli?

È questa la sfida che ora si sposta dai laboratori ai sistemi di sicurezza delle aziende. Perché la questione non è più soltanto quanto un’intelligenza artificiale sappia fare, ma quanto bene sia in grado di capire dove deve fermarsi.

Pinerolo, insegue una 12enne e la colpisce alla testa con una spranga: arrestato un 22enne

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Una fuga improvvisa per strada, l’inseguimento e poi il colpo alla testa con una spranga di ferro. È la sequenza dell’aggressione avvenuta nel tardo pomeriggio di mercoledì a Pinerolo, nel Torinese, dove una ragazzina di 12 anni sarebbe stata presa di mira da un giovane di 22 anni.

Secondo la ricostruzione emersa finora, la dodicenne si trovava in compagnia di un’amica quando il ragazzo avrebbe cominciato a seguirla. Pochi istanti dopo l’aggressione: il 22enne avrebbe raggiunto la ragazzina e l’avrebbe colpita alla testa con una spranga. Al momento non sarebbe emerso un motivo apparente all’origine dell’episodio.

A interrompere la scena è stato un passante, che ha assistito all’accaduto e ha chiamato il 112. Nel frattempo, alcune persone presenti in zona sono intervenute riuscendo a fermare il giovane. Quando i carabinieri sono arrivati nei pressi di via Diaz, il 22enne era già stato bloccato.

La ragazzina è stata soccorsa e trasportata al pronto soccorso per gli accertamenti e le cure necessarie. Le sue condizioni, secondo le informazioni disponibili, non destano preoccupazione e non sarebbe in pericolo di vita.

Il giovane, residente a Pinerolo, è stato arrestato in flagranza dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio aggravato. Su disposizione della Procura di Torino è stato trasferito nel carcere Lorusso e Cutugno, in attesa degli sviluppi dell’indagine e degli eventuali provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Oltre 400 chili di hashish nascosti tra trolley e frigoriferi: arrestato 29enne a Guidonia

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Un trolley dopo l’altro, pesanti abbastanza da rendere difficoltoso anche il semplice caricamento nel bagagliaio di un’auto. Poi un mazzo di chiavi, apparentemente come tanti, che invece avrebbe aperto le porte di una rete di depositi utilizzati per custodire centinaia di chili di hashish.

È partito da questi elementi l’intervento degli investigatori della VII Sezione della Squadra Antidroga della Squadra Mobile di Roma, che a Guidonia Montecelio hanno arrestato un 29enne di origini albanesi. Al termine dell’operazione, il quantitativo complessivamente sequestrato ha superato i 414 chili di hashish. Secondo una stima degli investigatori, una volta immessa sul mercato al dettaglio, la droga avrebbe potuto generare profitti illeciti per oltre 4 milioni di euro.

L’indagine ha preso forma attorno agli spostamenti del giovane, seguito nei pressi di uno stabile della zona. I poliziotti lo hanno sorpreso mentre cercava di sistemare nel bagagliaio della propria automobile alcuni trolley voluminosi. Il contenuto delle valigie ha immediatamente dato una direzione precisa all’accertamento: all’interno erano nascosti circa 98 chili di hashish.

Ma il sequestro non si è fermato alle valigie. Nella disponibilità del 29enne gli investigatori hanno trovato un mazzo di chiavi. Quelle chiavi si sono rivelate decisive, consentendo di accedere a diversi locali tra Guidonia e Roma e facendo emergere, secondo la ricostruzione della polizia, una struttura organizzata per lo stoccaggio dello stupefacente.

Dietro quelle porte c’erano altri quantitativi consistenti di hashish, oltre a materiale ritenuto destinato alle operazioni di preparazione e confezionamento. Un sistema di deposito che avrebbe consentito di conservare la droga in luoghi differenti e di movimentarla all’occorrenza.

L’hashish conservato nei frigoriferi

Tra gli aspetti più singolari emersi durante le perquisizioni c’è anche la modalità con cui una parte dello stupefacente veniva custodita. Alcuni quantitativi erano infatti conservati all’interno di frigoriferi, utilizzati come vere e proprie celle di stoccaggio.

Insieme alla droga sono stati trovati anche manoscritti contenenti annotazioni e conteggi che, secondo gli investigatori, potrebbero essere riconducibili ai quantitativi movimentati.

Il bilancio finale dell’operazione parla dunque di oltre 414 chili di hashish sequestrati, oltre al materiale ritenuto funzionale alla preparazione e al confezionamento della sostanza.

Per il 29enne è scattato l’arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’Autorità giudiziaria ha successivamente convalidato l’arresto e disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.