La pressione americana sulla Russia entra in una nuova fase. Donald Trump ha firmato la legge che introduce un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca e amplia in modo significativo gli strumenti a disposizione della Casa Bianca per colpire non soltanto il sistema economico russo, ma anche i Paesi che continuano ad acquistare le sue forniture energetiche.
Il provvedimento, promosso dal senatore repubblicano Lindsey Graham, scomparso lo scorso luglio e tra i più convinti sostenitori dell’Ucraina, punta direttamente ai vertici del Cremlino e prevede misure contro Vladimir Putin, membri del governo russo, oligarchi, banche e altre istituzioni finanziarie.
La novità potenzialmente più incisiva riguarda però il commercio energetico. La legge autorizza il presidente americano a imporre dazi fino al 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas naturale russi. Una disposizione che sposta il baricentro della strategia sanzionatoria: non più soltanto colpire chi vende, ma rendere molto più costoso anche per chi compra continuare a farlo.
La leva dei dazi coinvolge Cina e India
Il provvedimento, denominato “Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026”, era stato approvato dal Senato già ad agosto e ha ottenuto nei giorni scorsi il via libera della Camera dei rappresentanti con un sostegno bipartisan.
Proprio l’ampiezza dei poteri concessi alla presidenza in materia commerciale aveva tuttavia sollevato perplessità tra alcuni esponenti democratici. Il punto più delicato è rappresentato dalla possibilità di colpire direttamente i Paesi che acquistano energia russa.
Nel mirino possono finire soprattutto Cina e India, tra i maggiori acquirenti del greggio proveniente dalla Russia. Per Washington, dunque, la nuova legge non rappresenta soltanto un ulteriore strumento di pressione nei confronti di Mosca, ma introduce anche una variabile nei rapporti con due potenze asiatiche di primo piano.
Il tema assume un peso ulteriore alla luce del previsto incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping alla Casa Bianca il 24 settembre. La questione delle forniture energetiche russe rischia così di intrecciarsi con il più ampio confronto economico e strategico tra Stati Uniti e Cina.
Le nuove misure non si fermano alla Russia. La legge estende infatti la pressione anche ai comparti energetico e militare dell’Iran, ampliando ulteriormente il raggio d’azione delle sanzioni americane.
L’allarme droni torna a scuotere l’Europa
Mentre Washington rafforza gli strumenti economici contro Mosca, il conflitto continua a produrre effetti anche oltre i suoi confini. Nella tarda serata di venerdì 18 settembre e nelle prime ore di sabato 19 settembre, il traffico aereo in Lussemburgo è stato temporaneamente sospeso a causa del sospetto avvistamento di droni non autorizzati nello spazio aereo dell’area.
A riferirlo è stata la piattaforma di monitoraggio del traffico aereo Flightradar24. L’aeroporto ha spiegato che la sospensione è stata disposta come misura precauzionale per tutelare passeggeri, equipaggi, personale aeroportuale e aeromobili.
L’operatività è successivamente tornata alla normalità. Resta però il tema della sicurezza dello spazio aereo europeo, diventato negli ultimi mesi uno dei fronti più sensibili legati alle conseguenze della guerra.
Mosca: intercettati 344 droni ucraini
Sul fronte russo, il ministero della Difesa di Mosca ha riferito di aver intercettato 344 droni ucraini durante la notte in diverse aree della Russia europea.
Secondo le autorità russe, le operazioni di intercettazione hanno interessato le regioni di Belgorod, Brjansk, Vladimir, Kaluga, Krasnodar, Kursk, Leningrado, Lipeck, Mosca, Niznij Novgorod, Orel, Rostov, Rjazan e Tula, oltre al circondario autonomo Jamalo-Nenec, alla Repubblica del Daghestan e allo spazio aereo sopra il Mar Nero.
Il dato, diffuso dal ministero della Difesa russo, si inserisce in una fase nella quale gli attacchi con droni hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella guerra. Le informazioni sulle intercettazioni provengono tuttavia dalle autorità russe e, come accade abitualmente in questo tipo di comunicazioni durante il conflitto, devono essere considerate nel contesto della guerra informativa che accompagna le operazioni militari.
Il quadro che emerge è quello di una pressione esercitata contemporaneamente su più livelli. Da una parte Washington punta a rendere più costoso per Mosca finanziare il proprio apparato energetico e militare. Dall’altra, la guerra continua a estendere le proprie conseguenze sul piano della sicurezza europea, mentre l’impiego massiccio dei droni conferma quanto il conflitto sia ormai combattuto anche a centinaia di chilometri dalle linee del fronte.














