La notte delle ronde, le aggressioni e quella linea sottile che separa la paura dalla giustizia fai da te finiscono ora sul tavolo della Procura di Milano. I carabinieri hanno trasmesso agli uffici giudiziari un’informativa sugli episodi avvenuti nei giorni scorsi a Rozzano, nell’hinterland milanese, dove la tensione è salita rapidamente dopo il pestaggio di un cittadino marocchino.
L’annotazione degli investigatori rappresenta il primo passaggio verso l’apertura di un fascicolo. Al centro ci sono soprattutto le percosse subite dall’uomo, aggredito mercoledì 16 settembre da alcune persone che lo avevano indicato come il presunto autore di uno strattonamento ai danni di una donna di circa 40 anni, successivamente soccorsa.
I carabinieri hanno individuato due persone che, secondo gli accertamenti svolti finora, sarebbero coinvolte nell’aggressione. Nell’informativa è stata prospettata l’ipotesi di reato di percosse, con l’aggravante dell’odio razziale. Si tratta, però, di una qualificazione ancora iniziale e provvisoria, destinata a essere verificata nel corso dell’inchiesta e che potrà essere modificata, ampliata o eventualmente esclusa alla luce degli ulteriori elementi che emergeranno.
L’informativa è ora all’attenzione del procuratore di Milano, Marcello Viola, che dovrà coordinare gli sviluppi dell’indagine insieme al pubblico ministero al quale sarà assegnato il procedimento.
Nel frattempo, a Rozzano la vicenda ha assunto dimensioni più ampie rispetto al singolo episodio da cui tutto è cominciato. Mercoledì sera, nella piazza dove si sono concentrati i residenti, erano circa un centinaio le persone presenti. Il bilancio della serata ha registrato anche il pestaggio di un secondo cittadino di origine maghrebina.
La sera successiva la presenza è cresciuta ulteriormente. Le persone in strada sono diventate circa il doppio e un gruppo ha attraversato il quartiere Aler. Durante la serata è stato inoltre dato alle fiamme un giaciglio di fortuna all’interno di un cantiere. Episodi distinti, ma inseriti in un clima di forte tensione, che adesso dovranno essere ricostruiti dalla Procura attraverso testimonianze, immagini e gli altri elementi raccolti dagli investigatori.
È proprio su questa escalation che si concentra ora l’attenzione degli inquirenti. Da una parte ci sono gli episodi denunciati e le responsabilità individuali da accertare. Dall’altra, un contesto collettivo nel quale la protesta contro la criminalità è rapidamente sfociata in iniziative spontanee e in alcuni casi in comportamenti che potrebbero avere rilevanza penale.
Il sindaco: «Le ronde non sono Rozzano»
A prendere le distanze dalle ronde è stato anche il sindaco di Rozzano, Mattia Ferretti, intervenuto per ribadire una distinzione che considera essenziale: quella tra la preoccupazione dei residenti e l’idea di una sicurezza affidata all’iniziativa privata.
«Le ronde non sono Rozzano», ha detto il primo cittadino, sottolineando come la comunità abbia preso le distanze dagli episodi più controversi. Il riferimento è anche alla manifestazione organizzata venerdì 19 settembre, descritta dal sindaco come una «passeggiata pacifica e interculturale».
Un’iniziativa diversa, per modalità e clima, dalle proteste delle sere precedenti. Alla manifestazione hanno partecipato più persone e, nelle parole del sindaco, a scendere in strada sono stati proprio gli abitanti di Rozzano.
Ora la parola passa alla Procura. Saranno gli accertamenti a stabilire cosa sia realmente accaduto nelle singole aggressioni, chi abbia partecipato e con quali responsabilità, e soprattutto se dietro al pestaggio del cittadino marocchino vi sia stato anche un movente riconducibile all’odio razziale. Un passaggio decisivo per trasformare la cronaca concitata di queste giornate in una ricostruzione giudiziaria fondata su fatti e responsabilità precise.
