25 Ottobre 2026, domenica
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Il Cav a Napolitano non gli risponde. Oramai lo chiama “Quello là”

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Sembrava essere tornata la pace, sembrava che forssero tornate a volare colombe tra Arcore e il Colle. Ma dopo le durissima presa di posizione di Giorgio Napolitano contro la decisione dei parlamentari azzurri di presentare la dimissioni di massa in caso di decadenza,  tra Giorgio e Napolitano è di nuovo gelo. Un gelo che l’ex premier non nasconde ai suoi. In pubblico, come scrive la Stampa in un retroscena, Berlusconi si rivolge al Capo dello Stato chiamandolo “quello là”. Ma il segnale più evidente della rottura è il gran rifiuto che Berlusconi ha opposto a una telefonata del Presidente. Napolitano, stanco delle ormai inconcludenti intermediazioni di Gianni Letta e delle colombe del Pdl avrebbe telefonato a Silvio Berlusconi ma questi gli ha risposto picche. Era un tentativo disperato del Colle di rimettere insieme quel poco che resta delle larghe intese, un tentativo (dopo il colloquio) con Enrico Letta di prolungare la vita a un governo ormai in stato comatoso.  In mattinata il Quirinale smentisce che il Presidente abbia telefonato al Cavaliere.

Ghedini regalò l’aranceto a Berlusconi, gli azzurri: “E’ uno iettatore”

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Un aranceto per Silvio Berlusconi. E’ questo il curioso regalo che il Cav ha ricevuto dal suo avvocato Niccolò Ghedini qualche anno fa. L’ex premier da sempre ha il pollice verde e non ha mai nascosto la sua passione per piante e fiori. Ma adesso dopo la condanna dellaCassazione, quel regalo è diventato una sorta di beffa. Una serie di alberi, piantati e ormai cresciuti nell’immenso parco di villa Certosa. Così Ghedini è finito nel mirino delle malelingue pidielline che lo etichettano come “iettattore”. Qualcuno dell‘inner circle di Berlusconi sottolinea come sia “facile fare simili regali se chi li riceve ti paga parcelle milionarie”. Poi c’è chi attribuisce una dose di preveggenza all’avvocato penalista: “Sapeva che prima o poi lo avrebbero spedito ai domiciliari e al posto di portargli le arance in carcere, gliele ha piantate in casa”, ironizza un azzuro.

Parkinson: idrocarburi solventi e pesticidi confermati fattori di rischio

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Risale a pochi mesi fa la pubblicazione sulla prestigiosa rivista americana Neurology di una metanalisi di 104 studi, che dimostra che l’esposizione ad idrocarburi solventi o a pesticidi è associata ad un aumento del 60% del rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.

Gli idrocarburi solventi sono contenuti nel petrolio e suoi derivati presenti nella vita quotidiana, come la benzina, la vernice, le colle e la trielina, mentre i pesticidi comprendono composti organoclorurati e organofosfati.

I ricercatori hanno preso in esame la letteratura pubblicata su fattori ambientali sospettati di avere un ruolo nello sviluppo della malattia di Parkinson appartenenti alle categorie dei pesticidi, erbicidi, insetticidi, fungicidi ed idrocarburi solventi. Dopo aver analizzato più di 3.000 lavori, sono state identificate 104 pubblicazioni che hanno studiato l’associazione tra esposizione a queste sostanze e rischio di sviluppare la malattia di Parkinson. I dati sono stati usati per effettuare una metanalisi che ha permesso di giungere a conclusioni riguardo a tali associazioni. 

I risultati: L’esposizione ad idrocarburi solventi e pesticidi è associato ad un rischio più elevato del 60% di sviluppare la malattia, mentre i fungicidi non sono associati ad un aumento del rischio.  Questo vale anche per il famoso DDT.  Gli erbicidi sono associati ad un aumento del rischio del 36% (che aumenta fino al 72% nel caso dell’erbicida paraquat) e gli insetticidi in generale ad un aumento del 24%.

La ricerca si è anche occupata del contesto dell’esposizione ed ha confermato che i contadini e le persone che vivono in campagna presentano un rischio lievemente aumentato di sviluppare il Parkinson (rispettivamente del 18% e del 14%), presumibilmente perché possono essere esposti a pesticidi ed erbicidi.

il lavoro è stato svolto dal Dottor Emanuele Cereda, Medico nutrizionista, ricercatore presso la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo (Pavia) e collaboratore della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson e dal Prof. Gianni Pezzoli,Direttore del Centro Parkinson, ICP, Milano, nonché Presidente della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson e Presidente della Associazione Italiana Parkinsoniani, AIP.

“La Fondazione Grigioni sponsorizzò uno studio per valutare il ruolo di questi fattori tossici ambientali. I risultati vennero pubblicati nel 2000, sempre su Neurology, documentando che una storia di esposizione prolungata agli idrocarburi solventi è correlata ad un’anticipazione dell’insorgenza della malattia ed ad una maggiore gravità dei sintomi. Questo lavoro può essere considerato una conclusione definitiva delle indagini in merito al ruolo degli idrocarburi sul rischio d’insorgenza di malattia di Parkinson. E’ vero – conclude Pezzoli – che molte di queste sostanze non sono più utilizzate nel mondo occidentale, ma vengono ancora usate massicciamente nei paesi poveri”.

La tecnica: La metanalisi è una tecnica clinico-statistica che permette di analizzare una serie di studi condotti sullo stesso argomento, consentendo una sintesi quantitativa dei risultati. Prima vengono cercati tutti i lavori potenzialmente di interesse in banche dati, poi vengono passati al setaccio e vengono identificati quelli che hanno affrontato l’argomento di interesse, riportando dati sufficienti per un confronto, e che soddisfano determinati criteri qualitativi. Infine si ricorre ad una tecnica matematica che permette di condensare tutte le informazioni in un unico dato numerico.

Anticipazioni “Le tre rose di Eva 2”

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Anticipazioni Le tre rose di Eva 2, la fiction di grande interesse è pronta a tornare con nuovi colpi di scena mercoledì2 ottobre 2013 su Canale 5. Ma cosa accadrà nella sesta puntata della serie? Prima di scoprirlo facciamo un riassunto della puntata precedente.

Aurora è sicura che Cesare Sommariva le abbia nascosto qualcosa sulla notte della morte di Amedeo Torre e vuole scoprire a tutti i costi cosa si cela dietro al delitto. La Taviani decide così di recarsi al caravan di Cesare per porgli alcune domande in merito.

Presa dal tormento della ricerca della verità, Aurora trascura, seppur involontariamente, la relazione con Alessandro. Nel frattempo, tutte queste indagini stanno facendo preoccupare seriamente Amedeo. Nel finale della quinta puntata di Le tre rose di Eva 2, aumenta l’ansiosa attesa di scoprire chi è la donna della soffitta, nel sesto episodio lo scopriremo…

Anticipazioni Le tre rose di Eva 2, sesta puntata del 2 ottobre 2013

Viola muore. Al funerale della figlia di Ruggero Camerano, Aurora e Alessandro trovano l’occasione per riavvicinarsi e l’uomo le chiede addirittura di sposarlo. La notizia delle nozze infastidisce inevitabilmente il fratello di Alessandro, ancora perdutamente invaghito della ragazza.

Come prevedibile, Edoardo Monforte, con l’aiuto di Veronica, cercherà il modo di mettere il bastone fra le ruote ai futuri coniugi. Il Piano losco, che i due congettuano, prevede che Veronica debba far perdere la testa ad Alessandro per allontanarlo per sempre da Aurora Taviani.

L’Ordine degli avvocati contro Ingroia: “E’ abusivo”

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Antonio Ingroia ha esercitato la professione di avvocato in maniera «abusiva».

E per questo rischia di essere indagato dalla di Roma.

L’ex magistrato, infatti, due giorni fa si è seduto nell’aula bunker dell’Ucciardone, a Palermo, nella veste di sostituto processuale di un avvocato nel corso del processo sulla strage dei Georgofili.

Pare non lo potesse fare non avendo giurato davanti al Consiglio dell’Ordine di Roma.

A spiegarlo è il segretario generale del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma, Pietro Di Tosto. «Prima di poter esercitare la professione è necessario che l’avvocato giuri di fronte al Consiglio. Fino a quel momento non lo può fare. Prima si poteva giurare di fronte alla Corte d’appello, adesso invece bisogna giurare di fronte al Consiglio».

E Ingroia ancora non si è presentato davanti agli avvocati della Capitale. Quindi, secondo quanto previsto dalla legge, non poteva rappresentare l’associazione familiari delle vittime della strage come ha invece fatto giovedì scorso a Palermo.

 

Emergenza carceri in Italia. Napolitano: “Le Aule valutino indulto e amnistia”

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”Ho pronto un messaggio al Parlamento sulla situazione delle carceri”.

Lo ha annunciato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante il suo intervento in occasione della visita nel carcere di Poggioreale a Napoli.

”Pongo al Parlamento un interrogativo: se esso ritenga di prendere in considerazione la necessità di un provvedimento di clemenza, di indulto e di amnistia”.

“Non è solo la sentenza di Strasburgo che noi dobbiamo rispettare; noi dobbiamo rispettare un imperativo umano e morale”, ha detto il capo dello Stato. Una frase che ha raccolto gli applausi di detenuti, guardie carcerarie e volontari.

 Il sovraffollamento nelle carceri “e’ una vera e propria emergenza civile, oltre che etica e morale, che ci allontana sempre piu’ inesorabilmente dalla funzione di rieducazione che il costituente ha assegnato alla pena”. Lo ribadisce il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, nell’intervento che ha inviato al Congresso straordinario dell’Unione delle camere penali. Per questo il sistema penitenziario rappresenta “un prioritario terreno di intervento” e in particolare “l’eccesso di carcerazione che ancora connota la nostra legislazione”.

Il Cavaliere non accetta ricatti sulle tasse e ferma la truffa

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La decisione è sofferta ma matura nel primo pome­riggio. Stop. Il ricatto di Letta, avallato da Napolitano, non può essere accettato. «Co­me faccio a dire ai miei elettori chesonod’accordoadaumenta­re le tasse? Non possono chieder­mi anche questo », scuote la testa l’ex premier.

Alla vigilia del suo settantasettesimo compleanno, che cade oggi, arriva una delle de­cisioni più importanti e gravi del­la sua vita politica. Nessuna fe­sta, nessun entusiamo per il Ca­valiere. Il quale sa che il momen­to è­difficile ma non vede più alter­native. Gli stanno chiedendo di sottoscrivere l’au­mento dell’Iva op­pure, per riman­darlo di qualche mese, l’aumento della benzina. «No, non posso. Questo proprio non me lo posso­no chiedere ». Da­vanti al Cavaliere, la figlia Marina, il coordinatore Pdl Sandro Bondi e Niccolò Ghedini. La goccia che fa traboccare il vaso definitivamente è il duello sul fisco.

«Letta vuole met­termi con le spal­le al muro e farmi votare l’aumento delle tasse? Non lo farò mai. Mai».

Per il Cavaliere si tratta di rinnega­re sé stesso. Im­possibile. Il tutto in un contesto drammatico in cui,più passano le ore, più s’avvi­cina il redde rationem : decaden­za, arresti domiciliari o servizi so­ciali, fine dello scudo, procure pronte al colpo di grazia. Il tutto senza che il capo dello Stato e/o il premier abbiano finora mosso un dito per frenare la furia politi­camente omicida del Pd. Questo è troppo. Il Cavaliere serra le mandibole sinceramente dispia­ciuto per la decisione che sta per prendere. «Sono stato responsa­bile, ho fatto più d’un passo indie­tro, ho cercato la pacificazione, ho votato governi retti da perso­ne estranee al mio partito, ho vo­tato Napolitano e adesso mi chie­dono di rinnegare me stesso? Non posso». E tra una settimana arriverà il plotone d’esecuzione della giunta del Senato.

 

Incendio alla Colonia Fara

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Il fuoco divora scatole e scatole di vecchie schede elettorali, tessere di vent’anni fa, depositate nei fondi della colonia Fara chissà da quale amministrazione, in attesa di poterle gettare via senza violare nessun regolamento.  E solo l’intervento dei vigili del fuoco di Chiavari, Rapallo e Genova, durato ore, spegne il rogo divampato dopo le 3 di ieri mattina. Un incendio doloso, con tutta probabilità, appiccato da chi non tollera più che in quel rudere dorma abusivamente una ventina di cittadini romeni.

O da chi, semplicemente, vuole rendere ancora più incandescente lo scontro sul futuro della colonia Fara, che nessun privato sinora ha voluto comprare dal Comune per riqualificarlo. È presto per dire quale di queste ipotesi – o un’altra ancora – verrà confermata. Quasi certamente, però, lapista dell’incidente appare, almeno dalle prime verifiche tecniche dei pompieri, la meno plausibile.

L’idea dei pompieri, è che il rogo possa essere stato appiccato da qualcuno che abbia gettato da una finestra del liquido infiammabile, una sigaretta o un fiammifero e sia poi scappato. Senza neppure entrare nei locali. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Chiavari, Rapallo e Genova, la Croce Verde Chiavarese, i vigili urbani e i carabinieri.

Blitz degli anarchici nel carcere di Sant’Agostino

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Blitz di un gruppo di anarchici ieri sera davanti carcere Sant’Agostino. Una ventina di persone, per lo più giovani, che pare siano arrivati da diverse località della provincia, hanno manifestato contro l’arresto di Francesco Carrieri, l’anarchico insurrezionalista varazzino che nel tardo pomeriggio era stato arrestato dai carabinieri di Varazze per inosservanza degli obblighi.

L’uomo,infatti, era sottoposto a misure restrittive dopo essere stato protagonista il 15 ottobre del 2011 di una manifestazione di indignados a Roma, culminata successivamente con l’arresto di un gruppo di anarchici. Già dopo il primo arresto c’erano state proteste di piazza.

Sul posto sono immediatamente intervenute le volanti della polizia i cui agenti hanno identificato alcuni dei manifestanti. Sulla vicenda sono comunque in corso ulteriori indagini e gli investigatori della Digos della questura di Savona hanno acquisito le immagini filmate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza del carcere con l’obiettivo di identificare il maggior numero possibile di manifestanti.

Carrieri, 31 anni, è da sempre impegnato in politica in formazioni antagoniste e ha partecipato a decine di manifestazioni di protesta. Stavolta, però, la sua colpa è stata quella di violare le disposizioni restrittive che erano state emanate all’atto della sua remissione in libertà.

Ruba il mobilio per arredare la casa abusiva

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Ha rubato tutto il mobilio della casa di un’anziana per arredare il suo appartamento abusivo in una casa popolare del Cep di Genova. Per questo un uomo di origine cilena di 40 anni è stato arrestato dai carabinieri di Arenzano al termine di una indagine partita proprio dalla denuncia dell’anziana che rientrata dopo un ricovero ha trovato la casa vuota.

L’uomo, che era agli arresti domiciliari, per poter fare il trasloco è pure evaso e dovrà rispondere di questo, di furto e occupazione abusiva di edificio.