30 Ottobre 2026, venerdì
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Carburanti, la corsa non si ferma: il taglio delle accise perde efficacia tra tensioni globali

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Non si arresta la dinamica al rialzo dei prezzi dei carburanti, che nelle ultime ore stanno progressivamente erodendo l’effetto del taglio delle accise introdotto dal Governo. La misura, approvata dal Consiglio dei Ministri il 27 luglio ed entrata in vigore il giorno successivo, prevedeva una riduzione di 17 centesimi al litro sul gasolio. Tuttavia, il contesto internazionale e la volatilità dei mercati energetici stanno rapidamente ridimensionando i benefici per consumatori e imprese.

Sulle strade ordinarie, il diesel in modalità self service è salito da 2,066 euro al litro registrati giovedì 30 luglio a 2,080 euro nella giornata di venerdì 31. Ancora più marcato il dato in autostrada, dove il prezzo ha raggiunto i 2,175 euro al litro, in aumento rispetto ai 2,165 euro rilevati appena 24 ore prima. Una progressione che evidenzia come le dinamiche di mercato stiano “assorbendo” parte dello sconto fiscale.

La misura resterà in vigore fino al 6 agosto, ma già si discute della possibilità di una proroga attraverso il meccanismo delle accise mobili: un sistema che consentirebbe di compensare eventuali riduzioni con maggiori entrate derivanti dall’Iva sui carburanti. Resta però aperto il nodo delle coperture e della sostenibilità nel medio periodo.

Parallelamente, anche la benzina – esclusa dal taglio delle accise – mostra segnali di incremento. Sulla rete ordinaria il prezzo self service è passato da 1,989 euro al litro a 1,995 euro in un solo giorno. In autostrada, il costo è salito da 2,076 a 2,081 euro al litro, confermando una tendenza generalizzata al rialzo.

Secondo le stime del Codacons, il beneficio effettivo per gli automobilisti si sarebbe già ridotto a circa 10,5 centesimi al litro. Sul fronte territoriale, l’Unione Nazionale Consumatori segnala forti differenze regionali: Bolzano si conferma l’area con il diesel più caro d’Italia (2,124 euro al litro), seguita dalla Sicilia (2,113 euro) e dalla Calabria (2,108 euro).

A pesare sul quadro è soprattutto il ritorno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con il riacutizzarsi del confronto tra Stati Uniti e Iran. Gli effetti si riflettono immediatamente sulle quotazioni internazionali: nella giornata del 30 luglio il petrolio WTI ha registrato un balzo del 6,56%, mentre il Brent del Mare del Nord è salito del 7,91%. Nelle ultime ore si è osservato un lieve rientro dei prezzi, ma il contesto resta estremamente instabile.

In questo scenario, il mercato dei carburanti continua a muoversi su un crinale incerto, dove gli interventi nazionali si scontrano con dinamiche globali difficilmente controllabili. Per automobilisti e operatori del settore, la sensazione è che il sollievo promesso dal taglio delle accise rischi di essere solo temporaneo.

Addio a don Antonio Mazzi, il prete degli ultimi che trasformò la fragilità in riscatto

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È morto a Milano, all’età di 96 anni, don Antonio Mazzi, figura simbolo dell’impegno sociale e dell’educazione in Italia. Sacerdote, giornalista, volto televisivo e fondatore della Comunità Exodus, Mazzi ha incarnato per oltre mezzo secolo una missione chiara e radicale: restituire dignità e futuro agli ultimi, in particolare ai giovani intrappolati nella tossicodipendenza.

Si è spento il 31 luglio alle ore 17, nella sua storica casa all’interno del Parco Lambro, circondato dall’affetto dei “suoi ragazzi”, come amava chiamarli. I funerali si terranno lunedì 3 agosto nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. A darne notizia è stata la stessa comunità Exodus, da lui fondata e guidata per oltre quarant’anni.

Nato a Verona il 30 novembre 1929, don Mazzi si forma in filosofia all’Università di Ferrara prima di essere ordinato sacerdote, il 26 marzo 1956, nella congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Fin dagli inizi, il suo sguardo si posa sui giovani più fragili, quelli ai margini, spesso invisibili. A loro dedica energie, idee e una visione educativa capace di coniugare rigore e speranza.

Negli anni ’70 e ’80, mentre Milano affronta l’emergenza della diffusione della droga, Mazzi sceglie di stare nel cuore del problema. L’esperienza come direttore dell’Opera don Calabria, in via Pusiano, lo mette quotidianamente a contatto con il dramma della dipendenza. È lì che nasce l’intuizione destinata a cambiare il paradigma del recupero: Exodus.

Da semplice progetto, Exodus diventa nel 1984 una comunità strutturata e, nel tempo, un punto di riferimento nazionale. L’approccio è innovativo: abbandonare i modelli terapeutici tradizionali per abbracciare una “pedagogia itinerante”, fatta di cammini, responsabilità e condivisione. Le “carovane” educative diventano simbolo di un metodo che punta alla rinascita attraverso l’esperienza e la relazione.

L’impegno di don Mazzi supera presto i confini italiani. Nel 2004 porta il modello Exodus fino in Patagonia, dove apre una comunità per ragazzi di strada. Oggi la rete conta circa quaranta realtà tra Italia e mondo, segno tangibile di un’eredità viva e in continua evoluzione.

Accanto all’attività educativa, Mazzi si è battuto anche per percorsi alternativi al carcere, rivolti a ex terroristi ed ex tossicodipendenti, promuovendo un’idea di giustizia che non esclude ma reintegra. Un impegno riconosciuto anche dalle istituzioni: nel 2022 gli viene conferito il titolo di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana, mentre tre università – Palermo, Lecce e Macerata – gli assegnano lauree honoris causa in pedagogia.

Comunicatore diretto e mai banale, don Mazzi entra nelle case degli italiani anche attraverso la televisione. Negli anni ’90 partecipa stabilmente a “Domenica In”, portando temi sociali nel cuore del pomeriggio televisivo. E poi c’era il calcio, passione dichiarata: tifoso dell’Inter, dialogava con la Curva Nord senza rinunciare al suo sguardo educativo, convinto che anche lo sport fosse terreno di crescita e responsabilità.

Fino all’ultimo, don Antonio Mazzi non ha smesso di credere nella possibilità di ricominciare. La sua vita resta una testimonianza concreta di come l’educazione, quando è autentica, possa diventare strumento di libertà.

Caldo estremo sull’Italia: picchi oltre i 40°C e allerta massima in quasi tutte le città

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L’Italia è nuovamente nella morsa del caldo estremo, con i termometri che in diverse città superano i 40 gradi e condizioni climatiche sempre più critiche. Ma non è solo il caldo a preoccupare: la siccità continua a mettere in ginocchio il Paese, con il fiume Po che registra livelli allarmanti. A questo scenario già complesso si aggiunge l’“effetto afa”: l’elevata umidità farà impennare le temperature percepite, aggravando ulteriormente il disagio per la popolazione.

La quarta ondata di calore di origine africana non accenna a diminuire e amplia la mappa delle città in stato di massima allerta. Il Ministero della Salute segnala infatti un aumento significativo dei centri urbani contrassegnati dal bollino rosso, indicatore di condizioni a rischio per la salute di tutta la popolazione, non solo delle fasce più vulnerabili.

Sabato: 19 città in allerta massima

Per sabato 1° agosto sono 19 le città italiane classificate con il livello più alto di allerta. Tra queste figurano Bolzano, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Rieti, Roma, Torino e Viterbo, insieme a grandi centri come Bologna, Brescia, Cagliari, Milano, Napoli, Pescara, Venezia e Verona. Un quadro diffuso che coinvolge l’intero territorio nazionale, da nord a sud.

Domenica: escalation a 23 città

La situazione è destinata a peggiorare ulteriormente nella giornata di domenica 2 agosto, quando le città in bollino rosso saliranno a 23 sulle 27 monitorate. Alle già numerose località si aggiungeranno anche Catania, Genova, Palermo e Trieste, segno di un’ondata di calore sempre più pervasiva.

Resteranno in allerta arancione — livello immediatamente inferiore ma comunque critico — Ancona, Bari e Messina, mentre Reggio Calabria sarà l’unica città a mantenere il bollino giallo, indicativo di una situazione relativamente meno grave ma comunque da monitorare.

In questo contesto, l’Italia si trova a fronteggiare non solo un’emergenza climatica temporanea, ma un segnale sempre più evidente di condizioni meteorologiche estreme e persistenti, con impatti concreti sulla salute pubblica, sulle risorse idriche e sull’equilibrio ambientale.

Ceuta sotto assedio, Sanchez accusa il Marocco: “Violata la sovranità della Spagna”

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Un’emergenza senza precedenti scuote Ceuta, l’enclave spagnola affacciata sul Nord Africa, trasformata nelle ultime ore nel cuore della crisi migratoria europea. Il premier spagnolo Pedro Sanchez, giunto nella città autonoma per monitorare la situazione, ha usato parole durissime: “Quanto accaduto a Ceuta è un attacco e una violazione della sovranità territoriale della Spagna”.

Sanchez ha definito gli arrivi in massa “deplorevoli”, annunciando una condanna “al livello più energico possibile” e assicurando che il governo difenderà l’integrità territoriale del Paese. Una presa di posizione che certifica la gravità di una crisi che non è più soltanto umanitaria, ma anche diplomatica e politica.

Un’ondata migratoria fuori controllo

Secondo le autorità locali, sarebbero circa 60mila le persone riuscite ad attraversare la frontiera tra Marocco e Ceuta nelle ultime 24 ore, una cifra enorme se rapportata alle dimensioni dell’enclave, che conta circa 85mila abitanti. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha paragonato l’impatto dell’emergenza a uno scenario impensabile: “È come se in Spagna entrassero 34 milioni di persone in un solo giorno”.

Tra coloro che hanno raggiunto Ceuta ci sarebbero almeno 7mila minori, ora sottoposti alla tutela delle autorità locali. Una presenza che mette ulteriormente sotto pressione i servizi sociali e le strutture di accoglienza, già vicine al collasso.

La crisi ha avuto anche un tragico bilancio umano: sono almeno 24 i migranti morti durante i tentativi di attraversamento a nuoto, mentre cresce il numero delle vittime ritrovate nelle acque dell’area dall’inizio dell’anno.

Il ritorno verso il Marocco: una fuga dalla crisi

Mentre le autorità spagnole cercano di gestire l’emergenza, centinaia di migranti avrebbero iniziato a fare ritorno in Marocco. Secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, molti giovani stanno rientrando perché a Ceuta la situazione sarebbe diventata insostenibile: mancano posti dove dormire, il cibo scarseggia e diversi esercizi commerciali servono soltanto i residenti.

Alcuni migranti hanno inoltre denunciato episodi di tensione con parte della popolazione locale, raccontando di essere stati insultati, minacciati e in alcuni casi bersagliati con pietre.

Servizi in difficoltà e centri di accoglienza saturi

La Guardia Civil e i soccorritori sono stati impegnati senza sosta per fronteggiare l’arrivo della massa di persone sulle coste spagnole. Le operazioni di salvataggio si sono concentrate soprattutto sui casi più gravi, mentre oltre cento persone soccorse nelle ultime ore sono state trasferite al Centro di permanenza temporanea per immigrati (Ceti), una struttura che si trova ora in condizioni di forte sovraffollamento.

La pressione sul sistema di accoglienza rappresenta una delle principali criticità per Madrid, chiamata a trovare rapidamente soluzioni per evitare un ulteriore deterioramento della situazione.

Lo scontro politico: Vox all’attacco di Sanchez

La crisi di Ceuta ha immediatamente aperto un fronte politico interno. Il governo Sanchez è finito nel mirino dell’estrema destra di Vox, con il leader Santiago Abascal che ha parlato di una “invasione migratoria” e lanciato sui social un appello per “salvare Ceuta”.

Abascal sostiene che i migranti non arrivino da zone di guerra o da condizioni di estrema povertà e accusa l’esecutivo socialista di aver favorito l’ingresso attraverso le proprie politiche migratorie.

Il governo ha respinto le accuse definendole una strumentalizzazione della crisi a fini politici. Fonti dell’esecutivo, citate dalla stampa spagnola, hanno negato qualsiasi collegamento tra l’arrivo massiccio di migranti e le recenti procedure straordinarie di regolarizzazione.

La crisi arriva anche in Europa: tensioni con l’Italia

L’emergenza Ceuta rischia di avere conseguenze anche sul piano europeo. La vicenda ha alimentato il dibattito italiano sulla gestione dei confini e della libera circolazione nell’area Schengen.

La premier Giorgia Meloni ha annunciato l’intenzione di chiedere una stretta nei rapporti con la Spagna sulla gestione dei flussi migratori, arrivando a ipotizzare una limitazione dello spazio Schengen nei confronti di Madrid. Una posizione che ha provocato la reazione del governo spagnolo, deciso a convocare l’ambasciatore italiano per esprimere il proprio dissenso.

Da Ceuta emerge così una crisi che intreccia tre dimensioni inseparabili: la tragedia umana delle migrazioni, la fragilità dei confini europei e la crescente polarizzazione politica attorno a un tema destinato a dominare ancora a lungo l’agenda internazionale.

Verona, tragedia familiare a Borgo Venezia: figlio fermato per l’omicidio della madre anziana

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Una mattina segnata dal dramma nel quartiere di Borgo Venezia, a Verona, dove una donna ultraottantenne è stata trovata morta nella propria abitazione. Secondo i primi accertamenti degli investigatori, la vittima sarebbe stata uccisa a coltellate e il sospetto principale sarebbe il figlio, un uomo di 52 anni che viveva con lei.

La scoperta è avvenuta nella mattinata di venerdì 31 luglio, dopo che alcuni residenti avevano riferito di aver sentito delle urla provenire dall’appartamento. Un segnale d’allarme che ha portato all’intervento delle forze dell’ordine: una volta entrati nell’abitazione, gli agenti hanno trovato il corpo della donna e hanno immediatamente proceduto al fermo del figlio.

Gli inquirenti non sembrano avere dubbi sulla natura dell’accaduto: l’ipotesi al vaglio è quella di un omicidio. Sul posto sono intervenuti gli uomini della Squadra Mobile e gli specialisti della Polizia Scientifica, impegnati nei rilievi per ricostruire con precisione la dinamica della tragedia e raccogliere ogni elemento utile alle indagini.

Il 52enne è stato accompagnato negli uffici della Questura di Verona, dove si trova in attesa dell’arrivo del pubblico ministero incaricato del caso. Saranno ora gli accertamenti della magistratura a chiarire cosa sia avvenuto all’interno dell’abitazione e quali possano essere le motivazioni alla base del gesto.

Secondo quanto emerso nelle prime fasi dell’indagine, la donna avrebbe sofferto di una malattia degenerativa. Un elemento che gli investigatori stanno valutando nel complesso quadro familiare e personale della vicenda, senza escludere alcuna ipotesi.

Kenya, assolto dopo quattro anni Paolo Camellini: fine di un incubo giudiziario

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Dopo oltre quattro anni trascorsi in carcere in Kenya, Paolo Camellini torna finalmente libero. Il 53enne originario di Mantova è stato assolto in via definitiva dalla Corte d’Appello di Kisumu, che ha disposto la sua immediata scarcerazione, attesa già nelle prossime ore.

Camellini era detenuto dal febbraio 2022 con l’accusa di abusi sessuali su un bambino di tre anni, figlio della sua ex compagna, una donna keniota con cui viveva nella città di Kisumu. In primo grado era stato condannato all’ergastolo, pena successivamente ridotta a 30 anni, prima che l’iter giudiziario giungesse oggi alla sua conclusione con una piena assoluzione.

A darne notizia all’ANSA è stato il suo legale, l’avvocato Alex Rienye, sottolineando come la decisione della Corte metta definitivamente la parola fine a una vicenda complessa e controversa, caratterizzata fin dall’inizio da lacune investigative e discordanze nelle ricostruzioni.

Camellini si è sempre dichiarato innocente. Durante gli anni di detenzione, la sua famiglia in Italia non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, recandosi più volte in Kenya per fargli visita. Anche l’Ambasciata d’Italia ha seguito costantemente il caso, mantenendo contatti sia con i familiari sia con il collegio difensivo.

Il messaggio di solidarietà

Alla notizia della scarcerazione, numerosi sono stati i messaggi di vicinanza. Tra questi quello dell’associazione “Insieme per Goito”, che sui social ha espresso “profonda emozione” per un epilogo atteso a lungo:
«La scarcerazione di Paolo rappresenta un momento accolto con grande partecipazione. A lui e ai suoi familiari va il nostro più sincero abbraccio, con l’augurio che possa finalmente ritrovare serenità dopo un percorso così lungo e difficile».

L’associazione ha inoltre voluto ringraziare quanti, in questi anni, si sono mobilitati a sostegno di Camellini: familiari, amici, legali e istituzioni, ma anche chi ha operato lontano dai riflettori.
«Questa vicenda ci ricorda che nessuno, da solo, cambia il corso degli eventi. Ma quando tante persone contribuiscono con impegno e determinazione, anche ciò che sembrava impossibile può diventare realtà».

Con l’assoluzione definitiva si chiude dunque un caso giudiziario che ha sollevato interrogativi e acceso l’attenzione dell’opinione pubblica, restituendo libertà a un uomo che per anni ha proclamato la propria innocenza.

Almasri, Appendino attacca Nordio: «Il castello delle bugie è crollato, ora si dimetta»

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Il caso Almasri torna a scuotere il confronto politico e riaccende lo scontro tra governo e opposizioni. Dopo mesi di polemiche, ricostruzioni contrapposte e accuse incrociate, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del generale libico. Una scelta arrivata dopo la pronuncia della Corte costituzionale, che ha chiarito l’obbligo di trasmissione immediata delle richieste di cooperazione provenienti dall’Aja.

Per Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, si tratta della conferma politica di quanto denunciato fin dal primo giorno della vicenda: la liberazione di Almasri, poi riportato in Libia con un volo di Stato, non sarebbe stata un incidente procedurale, ma l’esito di una gestione opaca e contraddittoria da parte dell’esecutivo.

«Avevamo ragione, ora è ufficiale», afferma Appendino, ricordando di aver contestato già il 22 gennaio 2025 la versione fornita dal governo. Secondo l’esponente pentastellata, per un anno e mezzo il ministro Nordio e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbero offerto agli italiani spiegazioni parziali, chiamando in causa presunti errori altrui e attribuendo responsabilità ai giudici europei, mentre il fascicolo della Corte penale internazionale restava fermo.

Il nodo, per Appendino, è proprio questo: se l’invio degli atti è arrivato soltanto dopo l’intervento della Consulta, allora non sarebbe stato il senso delle istituzioni a guidare il Guardasigilli, ma la necessità di adeguarsi a una decisione che ha smentito la linea finora sostenuta dal ministero. «Non per senso del dovere né per rispetto delle vittime di Almasri, ma solo perché lo hanno costretto», sottolinea la deputata.

La conclusione politica è netta: per il Movimento 5 Stelle, il Guardasigilli non può restare al suo posto dopo aver atteso una pronuncia della Corte costituzionale per compiere un passaggio che, secondo Appendino, era «ovvio e doveroso» fin dall’inizio. «Le bugie hanno le gambe corte e il castello è crollato pezzo dopo pezzo», incalza l’ex sindaca di Torino. Poi l’affondo finale: «Ora Nordio si dimetta. Un ministro della Giustizia che deve essere costretto da una sentenza a fare ciò che avrebbe dovuto fare dal primo giorno non è degno di quel ruolo».

Inflazione, frenata estiva ma non per tutti: energia regolata e trasporti tornano a correre

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A luglio l’inflazione in Italia mostra segnali di moderazione, ma con un andamento tutt’altro che uniforme tra le diverse voci di spesa. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e del 2,8% su base annua, in rallentamento rispetto al +3,0% di giugno.

La flessione del ritmo inflattivo è riconducibile principalmente a tre fattori. In primo luogo, si attenua la crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati, che passano dal +4,4% al +3,8%, contribuendo a ridurre la pressione sul carrello della spesa quotidiana. In secondo luogo, rallenta la dinamica degli energetici non regolamentati – che includono carburanti ed energia elettrica nel mercato libero – dal +13,3% al +10,6%. Infine, si registra una decelerazione nei servizi vari, il cui incremento annuo scende dal +2,5% al +1,8%.

Accanto a questi segnali distensivi, emergono tuttavia alcune aree di rinnovata tensione. Tornano infatti a crescere i prezzi degli alimentari lavorati, che passano da una lieve flessione (-0,2%) a un aumento dello 0,2%, indicando una possibile trasmissione dei costi lungo la filiera produttiva. Ancora più marcata è l’accelerazione degli energetici regolamentati, che balzano dal +9,2% al +14,9%, riflettendo dinamiche tariffarie e interventi amministrativi. In crescita anche i servizi relativi ai trasporti, che salgono dal +1,1% al +1,6%, segnalando una domanda ancora sostenuta nel periodo estivo.

Il quadro complessivo evidenzia dunque un’inflazione in rallentamento solo apparente: se da un lato si allenta la spinta di alcune componenti più volatili, dall’altro persistono pressioni significative in settori chiave, con implicazioni dirette per famiglie e imprese nei prossimi mesi.

L’invasione delle cavallette

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A cura di Gilberto Borzini

Il turismo di massa è un processo economico particolarmente devastante che si manifesta come:

inquinante: non esiste mezzo di trasporto meccanico che non inquini, ma navi da crociera e aerei risultano essere tra i mezzi in assoluto più inquinanti e le sole navi da crociera producono inquinanti nella stessa quantità di un quartiere urbano; le quantità di rifiuti e di scarti alimentari prodotti dal consumo turistico sono mediamente superiori del 35% rispetto a quelli registrati nelle comunità urbane occidentali;

colonialista: l’industria turistica utilizza i beni ambientali e paesaggistici del territorio e acquisisce a proprio beneficio i ricavi derivanti dai soggiorni turistici; la maggior parte dei resort o dei villaggi turistici sono fortini che proteggono vere  e proprie “enclave turistiche” dagli abitanti del territorio di cui utilizza e sfrutta le risorse e di cui impiega a basso costo la manodopera;

invasivo: il turismo scardina la tradizione e la cultura locale imponendo al territoro e alla popolazione residente consuetudini e modelli impropri;

razzista: il turista comanda, l’indigeno lavora al suo servizio troppo spesso in condizioni di sottomissione; il fenomeno tuttora esteso del turismo sessuale ne è la manifestazione più palese, bieca ed evidente;

energivoro e idrovoro: i consumi di energia e di acqua prodotti dal consumo turistico sono drammaticamente superiori ai consumi usuali espressi dal territorio, basti pensare al consumo di acqua che nei resort turistici varia da 200 a 800 litri (nelle cosiddette spa) pro capite al giorno;

culturalmente offensivo: basato sull’idea che chi paga ha sempre ragione il turismo propone un’idea di superiorità del turista rispetto all’indigeno e produce atteggiamenti e comportamenti spesso irrispettosi quando non offensivi rispetto alle culture locali, alle tradizioni e alle credenze culturali comunque intese e alle persone che le praticano;

socialmente devastante: nei territori acquisiti al turismo i ruoli sociali determinati dalle culture locali identitarie vengono sradicati imponendo alle comunità il disconoscimento della tradizione identitaria in cambio di modeste occupazioni e nuovi consumi acquisiti;

insostenibile: l’insieme delle caratteristiche sopra riportate definisce l’economia del turismo come una delle meno sostenibili esistenti.

Superfluo forse proseguire nell’elenco dei fenomeni distorsivi in capo all’economia turistica che è economia di sfruttamento delle risorse (territorio, paesaggio, ambiente) altrui con acquisizione delle marginalità operative prodotte dai flussi turistici a favore dello sfruttatore.

Il Turismo di massa assomiglia all’invasione delle cavallette: ovunque si manifesti consuma il territorio fino al suo esaurimento, salvo poi dirigersi altrove quando il territorio non ha ulteriori risorse da sfruttare.

Il Turismo di massa non ha nulla a che fare con il Viaggiare inteso come esplorare culture diverse per apprendere attraverso la diversità. Il Viaggiatore attribuisce la primazia al territorio che visita e osserva,  il Turista afferma il suo proprio narcisismo consumista come prevalente rispetto al territorio.

Dopo avere devastato i territori colonizzati il Turismo di massa provoca distorsioni sociali persino all’interno dei suoi stessi territori definendo crisi nelle dinamiche abitative all’interno delle Città in cui si manifesta con particolare evidenza (Città d’arte, città iconiche e città della Movida) attivando distorsioni profonde nel mercato immobiliare e nelle dinamiche residenziali urbane.

Questo, quindi, è un Manifesto contro il Turismo di massa, perché non si ritiene ulteriormente opportuno proseguire con un modello economico che contiene in sé le caratteristiche elencate.

Esodo estivo, secondo weekend da bollino nero: oltre 26 milioni di spostamenti

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Entra nel vivo l’esodo estivo con il secondo grande fine settimana di partenze, destinato a mettere sotto pressione la rete stradale e autostradale italiana. Secondo le stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas, tra venerdì 31 luglio e domenica 2 agosto sono attesi oltre 26 milioni di spostamenti di autoveicoli lungo le arterie gestite dalla società del gruppo Fs.

Per agevolare la circolazione nei giorni più critici, Anas ha predisposto un piano straordinario che prevede la sospensione o la chiusura di 1.175 cantieri, pari all’83% di quelli attivi, misura che resterà in vigore fino al 7 settembre. Contestualmente è stato potenziato il presidio del personale su tutto il territorio nazionale.

Le direttrici più esposte ai flussi di traffico saranno l’A2 “Autostrada del Mediterraneo”, l’A19 Palermo-Catania e l’A29 Palermo-Mazara del Vallo, insieme a numerose strade statali che collegano i grandi centri urbani alle località di villeggiatura, soprattutto lungo le coste.

Il momento più critico è atteso nella mattinata di sabato 1° agosto, contrassegnata dal bollino nero secondo le previsioni di Viabilità Italia. Bollino rosso, invece, nei pomeriggi di venerdì 31 luglio e sabato 1° agosto, quando si concentreranno le partenze per le vacanze e i fine settimana brevi, e domenica 2 agosto per i primi rientri verso le città.

“Le giornate da bollino nero rappresentano il picco dei flussi sulle nostre infrastrutture”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, invitando gli automobilisti a programmare con attenzione gli spostamenti, verificando traffico, condizioni del veicolo e previsioni meteo prima della partenza.

Sul fronte operativo, sono oltre 2.500 gli addetti impegnati tra personale tecnico, operatori di esercizio e squadre delle Sale operative territoriali e della Sala situazioni nazionale, con l’obiettivo di garantire assistenza e gestione del traffico lungo l’intera rete.

Resta centrale il tema della sicurezza. “Il rispetto dei limiti di velocità, della distanza di sicurezza, l’attenzione alla guida e le soste regolari nei viaggi più lunghi sono comportamenti essenziali per ridurre il rischio di incidenti”, ha sottolineato Gemme.

Con l’aumento progressivo dei flussi, il fine settimana rappresenta dunque un banco di prova per la viabilità nazionale, ma anche un momento chiave per ribadire l’importanza di una guida responsabile in una delle fasi più intense dell’estate.