30 Ottobre 2026, venerdì
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Dopo gli Anni di Piombo, l’ombra di una nuova stagione di violenza

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A cura di Gilberto Borzini

LA RIFLESSIONE

La battaglia politica è solo agli inizi: davanti a noi un anno circa di campagna elettorale asfissiante, aggressiva, prevedibilmente senza esclusione di colpi, una campagna “in crescendo” in cui ogni post e ogni comunicazione vorrà superare le precedenti per visibilità, per visualizzazioni, per polemiche generate, per la conflittualità determinata.

Un crescendo che definisce nell’avverario politico un nemico da battere quando non da abbattere, la cui struttura della comunicazione riverbera in misura preoccupante nelle relazioni individuali e in quelle sociali, sempre meno basate sulla dialettica e sempre più orientate alla violenza anche fisica oltre che verbale.

Oltre gli Anni di Piombo

Lo scenario che si potrebbe delineare entro il corso dell’anno elettorale è quello del ritorno alla violenza più o meno organizzata in capo a specifiche appartenenze e comunità, ma quello che si prefigura non è neppure lontanamente affiandcabile con quelli che sono passati alla storia come Anni di Piombo, perchè gli Anni di Piombo definirono un conflitto sociale apertamente caratterizzato da quella che si poteva chiamare, allora, Lotta di Classe.

Oggi le “classi” sono superate e travolte dal corso dell’economia e al loro posto abbiamo appartenenze e comunità estremamente frastagliate, diffuse e pervasive.

Vi sono comunità religiose e etniche, economiche e sociali, territoriali o generazionali che incrociano trasversalmente l’intero sistema sociale, ognuna delle quali in grado di avviare percorsi di aperta contestazione e di violenza nei confronti di altre comunità ritenute, a ragione o torto, antagoniste.

Stato debole, comunità coese

Lo Stato, in questo scenario, si presenta debole e poco credibile.

Esautorato nella credibilità e nell’autorevolezza da una classe politica a dir poco raffazzonata, da un governo insipiente, da una magistratura apparentemente orientata e non raramente disorientante nei giudizi, da un’idea di controllo del territorio che scivola con troppa facilità nell’autoritarismo violento, nelle menzogne ripetute, nei depistaggi, nella disinformazione eletta a ragion di Stato.

E su questa debolezza istituzionale si rinforzano le comunità violente, le incontrollate “stese” comorriste, il confronto armato tra “gang” rivali, le rivendicazioni urlate di comunità trascurate

In quella debolezza istituzionale si rinforza l’insicurezza percepita dal cittadino, l’idea della fragilità divenuta sistema, la disappartenenza rispetto alla comunità nazionale vissuta come distante e disinteressata.

In quella debolezza cresce il disagio economico, la frustrazione della precarizzazione, e si fa rivolta, si afferma aggressiva identificando nello Stato prima e negli “altri” poi il nemico che assilla e oppprime, che vieta e nega, che impedisce e tarpa.

Duello, non elezioni

I treni assaliti per invadere le riviere “borghesi” dei laghi lombardi, le bottigliate e le rapine fuori dalle discoteche, gli assalti nelle stazioni e nelle metropolitane sono sintomi manifesti di un disagio crescente che si afferma attraverso la violenza.

Se a questi sintomi aggiungiamo il linguaggio aggressivo e violento della propaganda politica ecco allora che il prossimo confronto elettorale potrebbe divenire un duello tra chi sta con l’uno e chi sta con l’altro. Un duello, non un’elezione. Un duello in cui chi vince prende tutto, con l’intento di non lasciare spazi perseguibili all’avversario. Così le forme del disagio saranno rapidamente canalizzate in protesta politica e in aperta sovversione, in una conflittualità estesa e permanente, in una sorta di guerriglia urbana dove tutti sono contro tutti. Perché il crescendo punta all’esasperazione e l’esasperazione richiede soluzioni drastriche, drammatiche e definitive.

Il fascismo del secolo scorso seguì esattamente il medesimo percorso.

Campi Flegrei, dopo la scossa continua l’emergenza: verifiche serrate, assistenza ai cittadini e attenzione al trauma psicologico

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Fotografia by Osservatorio Vesuviano

Proseguono senza sosta le verifiche tecniche sugli edifici e gli interventi dei vigili del fuoco dopo la scossa di magnitudo 4.7 che ha colpito venerdì sera l’area dei Campi Flegrei. Un’attività capillare, rafforzata fin dalle prime ore successive all’evento sismico, che punta a garantire la sicurezza della popolazione e a monitorare eventuali criticità strutturali.

Il dispositivo di soccorso è stato immediatamente potenziato attraverso il trattenimento del personale smontante, l’invio di un’Unità di comando locale a Pozzuoli e l’impiego di cinque squadre dedicate ai controlli sul territorio. La Direzione regionale dei vigili del fuoco della Campania ha inoltre attivato quattro moduli operativi per una ricognizione speditiva di edifici e infrastrutture, affiancati da ulteriori quattro squadre giunte in rinforzo dai comandi limitrofi.

Le prime verifiche hanno portato, in via precauzionale, all’allontanamento di alcuni nuclei familiari dalle proprie abitazioni nell’area flegrea. A Pozzuoli, in via Fasano, è stato necessario evacuare un anziano bisognoso di cure: l’uomo è stato portato in strada con l’ausilio di un’autoscala e affidato ai sanitari per il trasferimento in ospedale.

Accanto alla gestione dell’emergenza sul piano materiale, emerge con forza anche la dimensione psicologica del post-sisma. “Un terremoto non finisce quando termina l’evento sismico”, sottolinea Armando Cozzuto, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania. “L’imprevedibilità, il ripetersi delle scosse e la percezione che la propria casa possa non essere più sicura generano un impatto profondo: paura, disorientamento e uno stato di allerta che può protrarsi nel tempo. Per questo è fondamentale affiancare all’assistenza materiale anche un’attenzione strutturata alle conseguenze psicologiche e al possibile trauma”.

Intanto, dai territori arrivano aggiornamenti che, pur rassicuranti sul piano dei danni gravi, confermano il clima di tensione tra i cittadini. A Bacoli, come riferito dal sindaco Josi Gerardo Della Ragione, si sono registrati cedimenti di costoni e distacchi di intonaci da edifici, ma senza conseguenze più gravi: “Dai controlli effettuati insieme alle forze dell’ordine non risultano abitazioni inagibili né cittadini sgomberati. E, soprattutto, non ci sono feriti”.

Il primo cittadino ha annunciato la prosecuzione dei monitoraggi, in particolare sui costoni a mare in collaborazione con la Capitaneria di Porto e sugli edifici scolastici. “Comprendo le paure della popolazione – ha aggiunto – ma è il momento di fare quadrato. Dobbiamo affrontare questa fase uniti, passo dopo passo. I Campi Flegrei meritano risposte concrete, e noi faremo la nostra parte fino in fondo”.

In un territorio storicamente esposto al rischio sismico e vulcanico, la sfida resta quella di coniugare rapidità di intervento, prevenzione e sostegno alla comunità, in una gestione dell’emergenza che non si esaurisce con la fine della scossa, ma continua nel tempo, tra controlli, vigilanza e ricostruzione della fiducia collettiva.

Chat, Camorra e Parlamento: il caso Delmastro riaccende lo scontro istituzionale

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Fotografia di repertorio

La richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e Mauro Caroccia – figura ritenuta dagli inquirenti legata, come prestanome, al clan camorristico dei Senese – riapre un fronte delicato nel rapporto tra magistratura e Parlamento. Secondo i magistrati, quei messaggi sarebbero cruciali per chiarire l’eventuale esistenza di un sistema di riciclaggio di denaro riconducibile alla criminalità organizzata.

Il primo tentativo di ottenere l’autorizzazione all’acquisizione si è però scontrato con il diniego della maggioranza parlamentare, una decisione che ha immediatamente acceso il dibattito politico. La Procura, ritenendo la documentazione determinante per il prosieguo delle indagini, ha ora trasmesso nuovo materiale, sollecitando una seconda valutazione. La questione tornerà quindi all’esame della Giunta competente, chiamata a pronunciarsi nuovamente.

Nel frattempo, l’accesso agli atti resta sospeso. Una situazione che, secondo le opposizioni, rischia di rallentare il lavoro investigativo e alimenta tensioni istituzionali. Ulteriore elemento di frizione è rappresentato dal fatto che, stando alle ricostruzioni, nemmeno tutti i membri della stessa Giunta avrebbero piena visibilità sui documenti inviati dalla Procura, circostanza che contribuisce ad accrescere le polemiche.

A intervenire con toni duri è la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che in una nota denuncia quella che considera una contraddizione politica e morale: “La domenica si celebra il sacrificio di Paolo Borsellino, il mercoledì si ostacolano le indagini sulla camorra”. Parole che riflettono una critica più ampia sull’equilibrio tra tutela delle prerogative parlamentari e necessità di garantire pieno supporto all’azione della magistratura.

Il caso, destinato a tornare presto al centro del dibattito parlamentare, si inserisce in un contesto più ampio in cui il confine tra garanzie istituzionali e trasparenza investigativa continua a rappresentare uno dei nodi più sensibili della vita pubblica italiana.

Ceuta, l’Europa alla prova dei confini: Sánchez invoca una risposta comune immediata

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La crisi migratoria a Ceuta torna a scuotere le fondamenta della politica europea, mettendo in evidenza fratture e ritardi nella capacità dell’Unione di reagire in modo coordinato. Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha alzato il livello dello scontro politico inviando una lettera alle istituzioni europee in cui esprime “seria preoccupazione” per l’atteggiamento mostrato da alcuni governi nazionali.

Nel documento, visionato dall’Ansa, Sánchez chiede con urgenza la convocazione di una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dei Ventisette. L’obiettivo è chiaro: definire una strategia condivisa che consenta di affrontare la pressione migratoria in modo efficace, evitando risposte frammentate e disomogenee.

Il premier spagnolo sottolinea un principio che va oltre l’emergenza contingente: la gestione delle frontiere esterne dell’Unione non può essere delegata ai soli Paesi di primo ingresso. “La sicurezza dei nostri confini esterni è una responsabilità condivisa”, ribadisce, richiamando l’Europa a un maggiore senso di solidarietà e corresponsabilità.

Il caso di Ceuta, enclave strategica sul confine tra Europa e Africa, si conferma così non solo come una crisi locale, ma come un banco di prova per la credibilità stessa dell’Unione europea in materia di politiche migratorie. La richiesta di Sánchez si inserisce in un contesto già segnato da tensioni e divergenze, ma punta a riaprire il dossier su una governance comune che, a oggi, resta incompiuta.

In gioco non c’è soltanto la gestione di un flusso migratorio, ma la capacità dell’Europa di agire come soggetto politico unitario di fronte a sfide globali sempre più complesse.

Mps-Bpm, naufraga il progetto di aggregazione: stop unanime da Piazza Meda

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Il progetto di aggregazione tra Banco Bpm e Monte dei Paschi di Siena si arena prima ancora di entrare nella fase operativa. Il consiglio di amministrazione dell’istituto di Piazza Meda ha deliberato all’unanimità l’interruzione delle consultazioni avviate lo scorso 7 giugno, quando l’amministratore delegato Giuseppe Castagna aveva formalizzato l’apertura del dialogo con una lettera indirizzata al gruppo senese.

La decisione, comunicata ufficialmente a Mps, segna una brusca frenata in un dossier che aveva riacceso il dibattito sul consolidamento del sistema bancario italiano. Nella nota diffusa al mercato, Banco Bpm sottolinea come la scelta sia coerente con la volontà di mantenere il focus sul proprio piano strategico, privilegiando la creazione di valore sostenibile nel lungo periodo per gli azionisti.

A incidere sullo stop è anche il contesto azionario. Nella stessa giornata, infatti, è emersa una posizione di cautela da parte di Crédit Agricole, primo socio di Banco Bpm con una quota del 29,3%, il cui orientamento appare aver contribuito a raffreddare le prospettive dell’operazione.

Si chiude così, almeno per ora, una delle possibili combinazioni più discusse nel panorama bancario nazionale, lasciando sul tavolo interrogativi aperti sulle future mosse di consolidamento e sugli equilibri tra i principali player del settore.

Kiev sotto il fuoco: notte di missili e paura nella capitale ucraina

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Una nuova notte di guerra squarcia il silenzio di Kiev. Tra venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto, la capitale ucraina è stata nuovamente bersaglio di un attacco missilistico russo, che ha riportato la città in uno scenario di emergenza e tensione.

A dare l’allarme è stato il sindaco Vitalij Klyčko, che attraverso i canali ufficiali ha segnalato “esplosioni in città” e parlato apertamente di un attacco balistico in corso, invitando la popolazione a mettersi immediatamente al riparo nei rifugi. Le sirene antiaeree hanno scandito le ore notturne, mentre le forze di difesa cercavano di intercettare i missili in arrivo.

Il bilancio, ancora provvisorio, è pesante: almeno nove persone hanno perso la vita e ventitré sono rimaste ferite, secondo quanto riferito dai soccorritori ucraini impegnati nelle operazioni di emergenza. Squadre di salvataggio e medici continuano a lavorare tra macerie e edifici danneggiati, mentre si teme che il numero delle vittime possa aumentare.

Le autorità locali mantengono alta l’attenzione e monitorano costantemente l’evolversi della situazione. L’allerta resta attiva, con il rischio concreto di ulteriori bombardamenti nelle prossime ore. Per i cittadini di Kiev, ancora una volta, la notte si è trasformata in un incubo fatto di esplosioni, paura e attesa.

Acciai in affanno, industria sotto pressione: interrogazione M5S sulla crisi della Cogne di Aosta

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La crisi della Cogne Acciai Speciali (Cas) di Aosta approda in Parlamento. La senatrice Elisa Pirro, coordinatrice del Movimento 5 Stelle in Valle d’Aosta, ha infatti depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al ministro delle Imprese e del Made in Italy per fare piena luce su una situazione che intreccia criticità industriali, tensioni occupazionali e scenari strategici di rilievo nazionale.

Al centro dell’atto parlamentare, la richiesta di interventi urgenti per contenere l’impatto dei costi energetici – fattore sempre più determinante per la competitività del comparto siderurgico – e per assicurare il rispetto delle prescrizioni legate al Golden Power, in particolare sul fronte della tutela dell’occupazione e della continuità produttiva.

L’iniziativa sollecita inoltre un’accelerazione nell’attuazione, a livello nazionale, dello “Steel and Metal Action Plan” promosso dall’Unione europea. Un pacchetto di misure che punta a sostenere la transizione del settore attraverso strumenti come l’idrogeno verde e il meccanismo Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), ritenuti essenziali per proteggere l’industria europea dalla concorrenza internazionale e dai costi ambientali non uniformi.

«La Cogne Acciai Speciali rappresenta un presidio industriale strategico – sottolinea Pirro – non solo per la Valle d’Aosta, ma per l’intera sovranità industriale del Paese. In vista del prossimo tavolo di confronto previsto per settembre, ho chiesto la massima trasparenza sulle prospettive industriali e occupazionali».

Sul territorio, intanto, le ricadute sono già tangibili. L’azienda ha avviato la richiesta di contratti di solidarietà per 101 lavoratori e, per il terzo anno consecutivo, non è stato riconosciuto il premio di risultato. Le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm denunciano un progressivo deterioramento del clima aziendale, sfociato nello sciopero dell’8 luglio scorso, indetto dopo la disdetta unilaterale del contratto integrativo.

Fondata oltre un secolo fa, la Cas è oggi considerata un’eccellenza europea nella produzione di acciai inossidabili lunghi e leghe di nichel. Con oltre 1.100 dipendenti diretti e un indotto che coinvolge circa 1.500 persone, rappresenta il cuore produttivo della Valle d’Aosta. Tuttavia, nonostante l’ingresso nel 2022 del gruppo taiwanese Walsin Lihwa Corporation, che ha acquisito il 70% della società avviando una strategia di espansione globale, lo stabilimento di Aosta si trova ora in una fase di forte criticità.

I numeri confermano la gravità della congiuntura: nel 2025 la Cogne Acciai Speciali ha registrato una perdita di 60,9 milioni di euro, segnando un brusco peggioramento rispetto all’utile di 8 milioni dell’anno precedente. A pesare sono stati l’impennata dei costi energetici, le tensioni commerciali internazionali e il rallentamento della domanda nei settori chiave di riferimento, dall’automotive all’aerospazio, fino all’energia.

In questo contesto, la vertenza Cas assume un valore emblematico per l’intero sistema industriale italiano: una sfida che chiama in causa non solo la tenuta di un territorio, ma la capacità del Paese di difendere e rilanciare uno dei suoi comparti manifatturieri più strategici.

Menotti Art Festival Spoleto: doppio appuntamento internazionale tra arte e musica

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Spoleto si prepara ad accogliere un fine settimana all’insegna dell’arte contemporanea con un doppio evento di rilievo promosso dal Menotti Art Festival, anticipazione significativa del calendario culturale di settembre. Sabato 1° agosto la città umbra diventa palcoscenico di due importanti mostre personali, capaci di intrecciare sensibilità artistiche diverse e rafforzare il profilo internazionale della manifestazione.

Il primo appuntamento vede protagonista l’artista Paola Sonnino, in arte Polason, che inaugura la sua esposizione negli spazi di Palazzo Mauri. La mostra, aperta al pubblico fino al 15 agosto, è curata da Luca Filipponi e Alessandro Maugeri e accompagnata dalla presentazione critica del dottor Sandro Costanzi. Il percorso espositivo propone una ricerca visiva intensa e personale, capace di dialogare con il contesto storico e culturale spoletino.

A seguire, alle ore 17.30, il Caffè Letterario del Sansi, in via della Salara Vecchia 21, ospiterà l’inaugurazione della mostra personale dell’artista americano Joseph Kaliher. Curata da Luca Filipponi e Michele Greco, l’esposizione si avvale anch’essa della lettura critica del dottor Sandro Costanzi e si arricchisce della partecipazione straordinaria dei musicisti Emanuela Mari e Alessandro Piccioli, creando un suggestivo incontro tra arti visive e performance musicale.

La mostra di Kaliher resterà visitabile fino al 29 agosto e sarà oggetto di diffusione anche attraverso i media statunitensi, contribuendo a consolidare il dialogo culturale tra Italia e Stati Uniti e a proiettare Spoleto su una scena artistica sempre più globale.

Con questo doppio evento, il Menotti Art Festival conferma la propria vocazione internazionale e la capacità di valorizzare talenti eterogenei, offrendo al pubblico un’esperienza culturale ricca, dinamica e di respiro contemporaneo.

Golfo in tensione: Trump valuta un attacco, Teheran prepara la risposta

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Le tensioni tra Washington e Teheran tornano a salire, alimentando il timore di una nuova escalation militare in Medio Oriente. Secondo il Wall Street Journal, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe autorizzato un possibile attacco contro l’Iran, ipoteticamente attuabile tra oggi e domenica. Un’indiscrezione che, se confermata, segnerebbe un deciso irrigidimento nei rapporti già fragili tra i due Paesi.

La risposta iraniana è stata immediata e dai toni durissimi. Da Teheran si parla apertamente di un piano di ritorsione già pronto, che potrebbe colpire interessi statunitensi e israeliani nella regione. Una presa di posizione che contribuisce ad alzare ulteriormente il livello di allerta internazionale.

Sul fronte marittimo, intanto, si registra un nuovo episodio nello strategico Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero globale. Una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato: nessuna vittima, ma l’incidente riaccende le preoccupazioni per la sicurezza delle rotte energetiche e per la stabilità dei mercati.

A ribadire la linea di fermezza iraniana è intervenuto il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, figura di primo piano anche nei contatti con Washington. In dichiarazioni riportate dall’agenzia Fars, Ghalibaf ha affermato che “l’Iran ha vinto la guerra con gli Usa e Israele”, sottolineando tuttavia la necessità di “consolidare questa vittoria” e di mantenere alta la vigilanza.

Nel suo intervento, Ghalibaf ha inoltre invitato le autorità iraniane a rafforzare il potere esecutivo della Guida, Mojtaba Khamenei, suggerendo un possibile consolidamento degli equilibri interni in un momento di forte pressione esterna.

Tra dichiarazioni incrociate e segnali di tensione sul campo, lo scenario resta altamente instabile. Il rischio di un’escalation incontrollata appare concreto, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione di una crisi che potrebbe avere ripercussioni ben oltre la regione.

Campi Flegrei, la scossa che riapre la faglia della paura

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Un boato improvviso, poi la terra che trema con una forza che non si registrava da decenni. Nei Campi Flegrei la scossa di magnitudo 4.7 ha riportato la memoria collettiva agli anni più critici del bradisismo, segnando il sisma più intenso degli ultimi quarant’anni nell’area. L’epicentro, individuato dall’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nella zona della Solfatara di Pozzuoli, si è sviluppato a soli tre chilometri di profondità, amplificando gli effetti percepiti dalla popolazione.

Il terremoto ha interessato non solo Pozzuoli, ma l’intero hinterland napoletano, fino alle isole di Procida e Ischia. Alla scossa principale ha fatto seguito, poche ore dopo, un secondo evento di magnitudo 3.8 nel golfo di Pozzuoli, confermando la persistenza di uno sciame sismico che le autorità monitorano con attenzione crescente.

Il bilancio, al momento, è di otto feriti lievi, tutti trasportati in pronto soccorso in codice giallo. Più consistenti i danni agli edifici: a Pozzuoli si registra il crollo della facciata di una palazzina, fortunatamente senza coinvolgere persone, mentre tra Pozzuoli e Bagnoli si segnalano distacchi diffusi di cornicioni e intonaci. Episodi che, pur senza conseguenze gravi per i cittadini, evidenziano la fragilità di parte del patrimonio edilizio locale.

A complicare ulteriormente il quadro, i disservizi alla rete elettrica: tra Pizzofalcone e Fuorigrotta si sono verificati blackout causati dal cedimento parziale di un traliccio dell’alta tensione nella zona di Agnano, nodo strategico per l’alimentazione energetica della città. Sul fronte dei trasporti, l’Ente Autonomo Volturno ha disposto la sospensione temporanea delle linee Cumana e Circumflegrea per consentire verifiche tecniche, mentre Rete Ferroviaria Italiana ha bloccato l’intero nodo ferroviario di Napoli.

La macchina dell’emergenza si è attivata immediatamente. Il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, ha convocato il Centro coordinamento soccorsi, mentre il Dipartimento della Protezione civile, guidato da Fabio Ciciliano, ha istituito un’unità di crisi in costante contatto con le strutture territoriali. I sindaci dell’area flegrea hanno attivato i rispettivi centri operativi comunali, invitando la popolazione alla calma e a seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali. A Napoli è stata inoltre aperta un’area di accoglienza in via Terracina, nel quartiere Fuorigrotta.

Gli esperti non escludono nuove scosse. Secondo la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Lucia Pappalardo, l’attività sismica rientra nel quadro evolutivo della caldera flegrea, caratterizzata da un’intensificazione negli ultimi tre anni. “Le scosse continueranno nei prossimi giorni – ha spiegato – e l’accelerazione registrata è stata molto elevata, fino all’80-90% nell’epicentro, superiore a quella osservata nel marzo 2025”. Si tratta dell’undicesimo evento superiore a magnitudo 4, riconducibile al fenomeno del bradisismo, che continua a sollevare interrogativi sulla gestione del rischio.

Sul piano politico, la scossa riaccende il confronto sulla prevenzione. L’europarlamentare e membro della segreteria del Partito Democratico Sandro Ruotolo ha lanciato un appello al governo chiedendo interventi immediati e strutturali. “Non possiamo continuare a inseguire l’emergenza – ha dichiarato –. Serve garantire sicurezza, assistenza e una comunicazione trasparente, ma anche stabilizzare il personale specializzato che in questi anni ha maturato competenze fondamentali per affrontare il bradisismo”.

Il riferimento è ai lavoratori assunti dagli enti locali nell’ambito del decreto-legge 140 del 2023, figure tecniche considerate cruciali per la gestione del rischio in un territorio che convive stabilmente con fenomeni sismici. “Non possiamo disperdere queste professionalità – ha aggiunto Ruotolo –. I Campi Flegrei hanno bisogno di risorse, controlli sugli edifici, prevenzione e presenza costante dello Stato”.

La scossa, dunque, non è solo un evento naturale ma un banco di prova per istituzioni e sistema di protezione civile. Perché, come ricordano gli esperti, il bradisismo non è un’emergenza temporanea, ma una condizione strutturale con cui il territorio dovrà continuare a confrontarsi. E che richiede, oggi più che mai, risposte tempestive e visione a lungo termine.