A cura di Davide Nicoletti
A partire da oggi, 1° febbraio, i consumatori britannici vedranno una piccola riduzione sul prezzo delle pinte nei pub: un penny in meno grazie al taglio dell’1,7% sulle accise sugli alcolici alla spina. Questa misura, tanto attesa, è il primo intervento fiscale a favore del settore birrario da oltre dieci anni e ha lo scopo di sostenere i pub e i birrifici in difficoltà. Tuttavia, nonostante il piccolo respiro per i consumatori, i pub e i produttori di birra inglesi continuano a essere sotto forte pressione economica, e gli esperti avvertono che i benefici potrebbero essere annullati da altre misure fiscali in arrivo.
Un piccolo sollievo, ma le sfide restano grandi
Il taglio delle accise si applica solo alle bevande alla spina con una gradazione alcolica inferiore all’8,5%, e, per la maggior parte dei consumatori, si tradurrà in una riduzione di circa 1 penny per una pinta di birra di media gradazione. Secondo il governo, la misura riguarderà circa il 60% delle bevande alcoliche vendute nei pub. Parallelamente, il governo ha introdotto un’altra misura di supporto, questa volta per i piccoli produttori artigianali, che godranno di agevolazioni fiscali legate alla gradazione alcolica e ai volumi di produzione.
Queste iniziative sono state accolte favorevolmente dalla Society of Independent Brewers and Associates, che ha sottolineato come possano aiutare i pub a competere con la concorrenza dei supermercati, che vendono alcolici a prezzi inferiori grazie a economie di scala più favorevoli.
Un aumento dei costi che annulla i benefici?
Tuttavia, l’ombra del rincaro dei costi pesa pesantemente sul settore. Dal 1° aprile entreranno in vigore aumenti significativi sia del salario minimo, che salirà a 12,21 sterline l’ora per i lavoratori sopra i 21 anni (un incremento del 6,7%), sia dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro. Secondo i calcoli di diversi gestori di pub, questi aumenti potrebbero obbligare i locali a rialzare i prezzi delle bevande di almeno 30-40 centesimi a pinta per coprire i maggiori costi del personale. Tim Martin, amministratore delegato di Wetherspoons, una delle catene di pub più note del Regno Unito, ha affermato che l’aumento del salario minimo comporterà per la sua azienda una spesa aggiuntiva di 80 milioni di sterline all’anno.
I dubbi del settore e le critiche al governo
Il governo britannico viene accusato da alcuni settori di non aver considerato adeguatamente l’impatto delle nuove misure sui costi operativi dei pub. Emma McClarkin, direttrice generale della British Beer and Pub Association, ha avvertito che il settore dell’ospitalità potrebbe affrontare un “baratro” economico in aprile, poiché i locali si troveranno costretti a trasferire i rincari sui consumatori o, in alcuni casi, potrebbero addirittura chiudere.
Tim Martin ha criticato le politiche fiscali, sostenendo che esse penalizzano i pub, che sono costretti a fronteggiare costi molto alti rispetto ai supermercati, favoriti da una maggiore capacità di assorbire i costi. Secondo Martin, “I politici frequentano più i ristoranti di lusso che i pub di quartiere,” un’accusa che riflette la sensazione di abbandono che serpeggia nel settore.
Un equilibrio difficile tra salari e profitti
Dall’altra parte della barricata, i sindacati difendono l’aumento del salario minimo, sostenendo che garantire un salario dignitoso ai lavoratori sia una priorità rispetto ai margini di profitto delle grandi aziende. Alcuni rappresentanti dei lavoratori hanno accusato le catene di pub di “fare finta di essere in difficoltà”, considerando che molte di esse continuano a registrare profitti elevati, mentre si lamentano dei costi aumentati.
Un settore in difficoltà: crisi economica e minori consumi
Le difficoltà del settore dell’ospitalità non si fermano al salario minimo. La crisi del costo della vita ha colpito duramente i consumatori, che ormai spendono meno per le uscite fuori casa, riducendo il flusso di clientela nei pub e ristoranti. A questo si aggiungono i rincari delle bollette, degli affitti e dei beni di prima necessità, che stanno costringendo molte famiglie a rivedere le proprie spese, con conseguente calo della domanda nei locali pubblici.
Se il taglio delle accise alle birre rappresenta un piccolo sollievo per i consumatori, l’aumento dei costi fissi rischia di portare i pub a compensare con aumenti dei prezzi, ben oltre il penny risparmiato. La vera sfida per il settore, quindi, è trovare un equilibrio tra la necessità di sostenere i lavoratori e quella di mantenere i prezzi accessibili per i consumatori, senza compromettere la redditività dei locali. Se non si troverà una soluzione, molti temono che, nonostante il taglio delle accise, il conto finale per i consumatori potrebbe salire comunque.
