Sedici anni dopo il colpo di pistola che spezzò la vita di Raffaele Pirro, imprenditore edile di 73 anni, il caso torna al centro della scena giudiziaria con una nuova e importante accelerazione investigativa. All’alba dell’8 luglio 2026, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari hanno eseguito cinque misure cautelari personali emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica, nell’ambito di un procedimento penale ancora nella fase delle indagini preliminari.
Il provvedimento riguarda contestazioni che, a vario titolo, comprendono l’ipotesi di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, la detenzione e il porto illegale di armi da fuoco, oltre ai reati associativi finalizzati al traffico illecito di sostanze stupefacenti e allo spaccio.
Secondo la ricostruzione investigativa posta alla base dell’ordinanza cautelare, uno degli indagati sarebbe ritenuto il presunto autore materiale dell’omicidio di Pirro, assassinato nelle prime ore del 16 luglio 2010 mentre si trovava in una piazzola di sosta lungo la strada statale 100, al chilometro 12+100, nel territorio di Capurso, alle porte di Bari.
Un delitto che all’epoca aveva destato particolare attenzione anche per le caratteristiche della vittima: Raffaele Pirro, infatti, non risultava inserito in ambienti criminali né collegato a contesti mafiosi o affaristici illeciti. Un uomo impegnato nel settore dell’edilizia, la cui morte aveva lasciato aperti numerosi interrogativi sulla matrice dell’agguato e sulle eventuali motivazioni dell’omicidio.
L’attività investigativa condotta negli anni avrebbe consentito agli inquirenti di ricostruire un quadro ritenuto significativo anche sul fronte del traffico di stupefacenti. Parallelamente all’ipotesi relativa all’uccisione dell’imprenditore, infatti, sono emersi elementi a carico di altri quattro soggetti, destinatari della misura cautelare, che sarebbero coinvolti – secondo la prospettazione accusatoria – in un’associazione finalizzata al traffico illecito di cocaina e nelle attività di spaccio.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bari, rappresenta dunque un doppio filone investigativo: da un lato la ricerca della verità su un omicidio rimasto per anni senza un esito giudiziario definitivo; dall’altro l’ipotesi di una rete criminale dedita al narcotraffico.
La svolta arriva dopo un lungo percorso investigativo nel quale gli elementi raccolti sono stati sottoposti alla valutazione dell’autorità giudiziaria. La misura cautelare, tuttavia, non equivale a una sentenza: gli indagati restano presunti innocenti fino all’eventuale accertamento definitivo della responsabilità con una decisione irrevocabile.
La Procura di Bari ha infatti ricordato che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi acquisiti, così come la stessa ordinanza cautelare, hanno carattere necessariamente provvisorio, essendo fondati su un giudizio di probabilità e non su un accertamento definitivo di colpevolezza.
Gli indagati avranno la possibilità di esercitare pienamente i propri diritti di difesa, presentare osservazioni e ricorrere nelle sedi competenti, compresa la richiesta di riesame della misura cautelare.
L’autorità giudiziaria ha inoltre richiamato gli organi di informazione al rispetto delle norme sulla presunzione di innocenza, evitando anticipazioni di responsabilità e la diffusione di elementi coperti dal segreto investigativo, compreso il contenuto dell’ordinanza cautelare fino ai termini previsti dalla legge.
Resta ora il nodo centrale dell’inchiesta: capire se, dopo oltre tre lustri di misteri, il nuovo quadro investigativo sarà in grado di ricostruire definitivamente la dinamica dell’agguato sulla statale 100 e dare una risposta alla famiglia di Raffaele Pirro. Un caso rimasto sospeso nel tempo e che oggi torna sotto i riflettori della giustizia barese.
