Si è chiuso ad Ankara, in Turchia, il vertice della Nato che ha riunito i leader dei 32 Paesi membri in un momento cruciale per gli equilibri internazionali. Al centro del confronto, i principali dossier geopolitici: dalla minaccia nucleare iraniana al ruolo della Russia nello scacchiere globale, fino al sostegno all’Ucraina.
La dichiarazione finale del summit traccia una linea netta: l’Iran non dovrà “mai dotarsi dell’arma nucleare”, mentre la Russia viene definita una “minaccia a lungo termine per la sicurezza euro-atlantica”. Parole che confermano l’approccio fermo dell’Alleanza atlantica di fronte a scenari sempre più complessi e instabili.
Tra i protagonisti del vertice anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la cui presenza ha ribadito la centralità del conflitto in Ucraina nell’agenda Nato. A margine dei lavori, Zelensky ha incontrato Donald Trump, in un colloquio che segna un passaggio rilevante nei rapporti tra Washington e Kiev. “Concederemo all’Ucraina la licenza per produrre i missili Patriot”, ha annunciato il leader americano, aprendo a una nuova fase nel sostegno militare al Paese.
Sul fronte italiano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato con decisione la propria linea politica, sottolineando la necessità che le spese per la difesa abbiano una ricaduta diretta sul sistema produttivo nazionale. Ma è sul piano delle relazioni internazionali che la premier ha voluto chiarire la propria posizione.
“Non mi pento di nulla di quello che ho fatto”, ha dichiarato in conferenza stampa, rispondendo a chi le chiedeva conto del rapporto con Trump. “Il mio è un investimento politico fondato sulla convinzione dell’unità dell’Occidente. Non è una strategia nata con Trump, ma un approccio che applico con tutti i miei interlocutori”.
Meloni ha quindi evidenziato le affinità con l’ex presidente americano su alcuni temi chiave, dall’immigrazione alla critica della cultura “woke”, ribadendo tuttavia la coerenza della propria visione: “Le cose stanno andando come abbiamo visto, ma non cambio idea”.
Il vertice di Ankara si chiude così con un messaggio chiaro: in un contesto globale segnato da tensioni crescenti, la Nato punta a rafforzare la propria compattezza, mentre i singoli leader, tra convergenze e distinguo, ridefiniscono il perimetro delle alleanze politiche e strategiche.

