29 Agosto 2026, sabato
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Unione del risparmio, l’Europa accelera: “Entro l’anno un accordo, anche con chi è pronto”

Von der Leyen punta a trasformare la grande ricchezza finanziaria delle famiglie europee in capitale per le imprese. La Commissione ha già messo sul tavolo le proposte: dalla cartolarizzazione alla maggiore integrazione dei mercati. In gioco fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi.

L’Europa ha un’enorme riserva di capitale, ma continua a utilizzarla solo in parte per finanziare la propria crescita. È da questo paradosso che prende le mosse l’accelerazione impressa da Ursula von der Leyen all’Unione del risparmio e degli investimenti, uno dei dossier destinati a pesare maggiormente sulla competitività dell’Unione.

La presidente della Commissione europea, intervenendo alla Rencontre des Entrepreneurs de France a Parigi, ha fissato un obiettivo preciso: raggiungere entro la fine dell’anno un’intesa sulle misure necessarie a completare l’Unione. L’auspicio, ha sottolineato, è arrivare a un accordo con tutti i 27 Stati membri. Ma Bruxelles non esclude una strada più pragmatica: procedere, se necessario, con «quelli che sono pronti».

Il messaggio politico è netto: il tempo delle discussioni generali deve lasciare spazio alle decisioni. E la Commissione, ha ricordato von der Leyen, non parte da zero. Le proposte legislative sono già sul tavolo, con interventi che riguardano la cartolarizzazione, la possibilità per banche e assicurazioni di investire maggiormente, nonché l’integrazione e la supervisione dei mercati finanziari europei.

L’obiettivo non è soltanto rendere più efficiente il sistema finanziario. È soprattutto riportare il risparmio europeo verso l’economia europea, trasformando una massa enorme di liquidità in risorse per imprese, innovazione e investimenti.

I numeri spiegano meglio delle dichiarazioni la posta in gioco. Secondo von der Leyen, nelle banche europee sono depositati attualmente circa 10 mila miliardi di euro di risparmi delle famiglie. Una parte significativa del patrimonio finanziario europeo, inoltre, viene investita fuori dal continente. Per Bruxelles, questa dispersione rappresenta al tempo stesso un problema e un’opportunità: se anche solo una quota di quelle risorse venisse indirizzata verso le imprese europee, la capacità di investimento dell’economia dell’Unione potrebbe aumentare sensibilmente.

Le misure prospettate dalla Commissione potrebbero, nelle stime citate dalla presidente, sbloccare fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. Una cifra che dà concretezza all’ambizione dell’Unione del risparmio e degli investimenti e che si inserisce nella più ampia strategia europea per colmare il divario di finanziamento che penalizza le imprese del continente rispetto ai principali concorrenti internazionali.

Il nodo, però, è anche politico. I mercati finanziari europei restano frammentati tra normative, prassi e sistemi di supervisione nazionali differenti. Per questo la costruzione di un vero mercato unico dei capitali richiede scelte che inevitabilmente toccano competenze, interessi e sensibilità degli Stati membri.

La formula utilizzata da von der Leyen — tutti insieme, se possibile; con chi è pronto, se necessario — segnala proprio la volontà di evitare che l’intero progetto rimanga ostaggio dei tempi del negoziato a 27. L’Europa, in altre parole, punta a mantenere l’obiettivo dell’unità, ma senza escludere forme di integrazione più rapide tra i Paesi disponibili a procedere.

La sfida è trasformare il risparmio in capitale produttivo senza compromettere tutela dei risparmiatori e stabilità finanziaria. Se riuscirà a farlo, l’Unione del risparmio e degli investimenti potrebbe diventare uno degli strumenti più importanti per rafforzare la capacità dell’Europa di finanziare autonomamente la propria crescita.

Perché il problema, oggi, non sembra essere la mancanza di denaro. È la distanza tra il denaro che l’Europa possiede e gli investimenti di cui l’Europa ha bisogno.

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