29 Agosto 2026, sabato
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Russia-Ucraina, droni contro un asilo a Krasnodar: due bambini morti. Kiev celebra l’indipendenza sotto le bombe

Nel giorno del 35° anniversario dell’indipendenza, l’Ucraina riunisce la Coalizione dei Volenterosi e incassa da Bruxelles nuovi appalti per 6,1 miliardi di euro destinati alla difesa. Rinviata la missione a Kiev e Mosca di Witkoff e Kushner. Zelensky: «È un momento difficile, ma l’Ucraina non cadrà»

La guerra torna a colpire i più piccoli proprio nel giorno in cui l’Ucraina celebra la propria indipendenza. A Krasnodar, nel sud della Russia, un attacco con droni attribuito a Kiev ha provocato la morte di due bambini e il ferimento di altre nove persone, tra cui sette minori. Secondo quanto riferito dal governatore della regione, Veniamin Kondratyev, alcuni velivoli senza pilota hanno colpito un asilo privato.

A migliaia di chilometri di distanza, ma dentro la stessa spirale di guerra, il bilancio civile si è aggravato anche in Ucraina. Un attacco russo alla periferia di Kharkiv ha causato tre vittime.

È lo sfondo drammatico sul quale Kiev celebra oggi, 24 agosto, il 35° anniversario della proclamazione dell’indipendenza. Una ricorrenza che cade per la quinta volta dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, nel febbraio 2022, e che quest’anno assume un significato ancora più forte: quello di una nazione che festeggia la propria sovranità mentre continua a combattere per difenderla.

Trentacinque anni di indipendenza, nel cuore della guerra

Il 24 agosto 1991 il Parlamento ucraino approvò l’Atto di proclamazione dell’indipendenza, sancendo la nascita di uno Stato sovrano dopo il fallito colpo di Stato dell’agosto di quell’anno a Mosca.

Pochi mesi più tardi, il 1° dicembre 1991, il processo venne definitivamente consacrato dal referendum nazionale: il 90,32% degli elettori si espresse a favore dell’indipendenza.

Da allora, quella data è diventata la principale festa nazionale ucraina. Ma l’anniversario del 2026 arriva ancora una volta sotto il segno del conflitto. Le celebrazioni si intrecciano così con la necessità di mantenere alta l’attenzione internazionale e, soprattutto, di rafforzare la capacità di difesa del Paese.

La Coalizione dei Volenterosi torna al tavolo

Proprio oggi si riunisce in Ucraina la Coalizione dei Volenterosi, il gruppo dei principali Paesi europei impegnati a sostenere Kiev. L’incontro è co-presieduto da Regno Unito, Francia e Germania e vede la partecipazione del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

«Sono orgoglioso di trovarmi qui in un giorno così significativo», ha dichiarato Costa, ribadendo il sostegno dell’Unione europea all’Ucraina e definendo la sua lotta anche come una battaglia dell’Europa.

Il confronto arriva in una fase particolarmente delicata. Kiev chiede soprattutto sistemi di difesa antiaerea, di cui continua a denunciare la carenza, e un ulteriore aumento della pressione politica ed economica su Mosca. Gli attacchi contro le città ucraine, infatti, continuano a mettere a dura prova la popolazione civile.

Il vertice dei Volenterosi si svolge inoltre mentre restano aperti i canali diplomatici con Washington e Mosca e si cerca di capire se esistano margini concreti per trasformare i colloqui degli ultimi mesi in un percorso verso la fine delle ostilità.

Witkoff e Kushner rinviano la missione a Kiev e Mosca

In questo quadro si inserisce il rinvio della visita in Ucraina e Russia dell’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e di Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump.

Secondo quanto riferito dall’agenzia russa Tass, la missione non dovrebbe svolgersi prima della fine di agosto. Il rinvio significa anche che i due rappresentanti americani non saranno presenti a Kiev durante le celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza.

Da Mosca, intanto, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha confermato che Vladimir Putin sarebbe pronto a incontrare nuovamente gli emissari del presidente americano. La questione, ha lasciato intendere il ministro, riguarda però soprattutto le proposte che gli inviati statunitensi porteranno al tavolo.

Un segnale che lascia aperto il canale diplomatico, ma senza sciogliere i nodi principali del negoziato.

Zelensky: un piano per arrivare alla fine della guerra

Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nei colloqui tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e Russia sono emerse alcune idee comuni per arrivare a una soluzione.

Il piano, ha spiegato, comprenderebbe un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica libera e il ritiro delle truppe. Un insieme di proposte che, nelle parole di Zelensky, sarebbe stato discusso e condiviso nel confronto tra le diverse parti.

Resta tuttavia enorme la distanza tra l’ipotesi diplomatica e la realtà sul terreno. Gli attacchi proseguono e il fronte resta caratterizzato da una crescente intensità, mentre le popolazioni civili continuano a pagare il prezzo più alto.

Bruxelles mette sul tavolo altri 6,1 miliardi per la difesa

Nel giorno dell’indipendenza arriva anche un nuovo impegno finanziario europeo. La Commissione europea ha approvato nuovi appalti nel settore della difesa destinati all’Ucraina per un valore complessivo di 6,1 miliardi di euro.

Le risorse serviranno a finanziare sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar. È un intervento che conferma la scelta dell’Unione europea di rafforzare la capacità di Kiev di proteggere il proprio territorio dagli attacchi russi.

Il sostegno militare, dunque, resta uno dei pilastri della strategia europea mentre sul piano diplomatico si tenta di individuare una via d’uscita dal conflitto.

Zelensky: «L’Ucraina non cadrà»

Nel suo messaggio alla nazione, Zelensky ha cercato di trasformare il significato dell’anniversario in un messaggio di resistenza.

«È davvero molto, molto difficile per tutti noi», ha riconosciuto il presidente, sottolineando però come la capacità degli ucraini di sostenersi reciprocamente rappresenti una delle principali forze del Paese.

Il presidente ha parlato di una guerra che ha cambiato profondamente il significato della festa nazionale e ha affidato la conclusione del suo messaggio a una promessa: finché il legame tra gli ucraini e i loro sostenitori non verrà spezzato, «l’Ucraina non cadrà».

Nel giorno in cui Kiev celebra i 35 anni dalla nascita dello Stato indipendente, la festa assume così un doppio significato. È memoria di una scelta compiuta nel 1991, ma anche una dichiarazione di resistenza nel pieno della guerra.

E mentre la diplomazia prova a riaprire una prospettiva di pace, i droni e i missili continuano a ricordare quanto sia ancora lunga la strada per arrivarci.

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