29 Agosto 2026, sabato
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Mosca-Nato, l’Europa frena: «Nessun rischio immediato di un attacco russo ai 27»

Dopo la missione a Mosca del direttore della Cia John Ratcliffe, si riaccendono i timori su un possibile allargamento del conflitto. Da Bruxelles arriva però una valutazione netta: non ci sono segnali concreti di un imminente attacco russo contro Paesi Ue o membri della Nato. Intanto la guerra in Ucraina prosegue e il Cremlino minaccia ritorsioni contro obiettivi militari britannici.

La guerra in Ucraina attraversa una nuova fase di tensione mentre il negoziato per una possibile intesa di pace sembra essersi nuovamente arenato. Sul terreno, Mosca continua a colpire il territorio ucraino: nella notte diversi raid hanno interessato Kiev e Odessa, provocando danni a infrastrutture, ma senza, secondo le informazioni disponibili, causare vittime.

È sul fronte diplomatico e della sicurezza, tuttavia, che nelle ultime ore si concentra l’attenzione internazionale. Secondo quanto riferito da fonti citate dal Wall Street Journal e da CBS News, il direttore della Cia John Ratcliffe sarebbe stato a Mosca per trasmettere alla leadership russa un avvertimento rispetto alle possibili conseguenze di eventuali attacchi contro Paesi appartenenti alla Nato.

Uno scenario che il Cremlino respinge con decisione. La prospettiva di un attacco russo all’Alleanza atlantica viene liquidata come priva di fondamento, parte di una narrazione allarmistica che Mosca considera costruita per alimentare i timori occidentali.

A raffreddare ulteriormente le indiscrezioni è soprattutto la valutazione proveniente da un alto funzionario europeo. «Posso affermare con estrema chiarezza che noi, così come i servizi europei in generale, non ravvisiamo alcun rischio immediato di un attacco da parte della Russia nei confronti dei Paesi europei e dei membri della Nato», ha dichiarato, sottolineando l’assenza di segnali concreti sul terreno che facciano pensare a un’imminente operazione militare russa contro uno Stato dell’Alleanza.

La precisazione è tutt’altro che secondaria. Nel linguaggio della sicurezza, infatti, la differenza tra una capacità militare potenziale e un’intenzione operativa imminente è sostanziale. Le autorità europee, pur mantenendo alta l’attenzione sulle mosse del Cremlino, non rilevano al momento quegli indicatori che normalmente accompagnerebbero la preparazione di un attacco diretto contro un Paese Nato.

Questo non significa, però, che l’Europa consideri esaurita la minaccia russa. Al contrario, secondo il funzionario, è soprattutto sul terreno della guerra ibrida che la pressione di Mosca continua a essere avvertita. «Quello a cui abbiamo assistito sono stati attacchi ibridi e, in alcuni casi, non proprio ibridi, che continuano a verificarsi e che, secondo le nostre previsioni, continueranno a verificarsi», ha spiegato.

Sabotaggi, operazioni di influenza, cyberattacchi e altre forme di pressione sotto la soglia del conflitto convenzionale rappresentano dunque, nella valutazione europea, un rischio concreto e persistente. È su questo terreno che i governi del continente si attendono una prosecuzione dell’attività russa, anche in assenza di un piano immediato per un’aggressione militare diretta.

A rendere ancora più delicato il quadro contribuiscono intanto le nuove minacce rivolte da Mosca al Regno Unito. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che la Russia potrebbe colpire strutture militari britanniche, sia all’interno sia all’esterno dell’Ucraina, come ritorsione per gli attacchi condotti in territorio russo con armi fornite da Londra.

Il messaggio del Cremlino introduce così un ulteriore elemento di rischio: quello di una progressiva estensione geografica e politica delle conseguenze del conflitto. Una cosa è, infatti, il sostegno occidentale a Kiev; un’altra è l’eventualità che Mosca consideri infrastrutture o asset militari dei Paesi che forniscono armi all’Ucraina come obiettivi legittimi di rappresaglia.

Il quadro che emerge è quindi più complesso di quanto suggerisca l’alternativa tra «guerra alla Nato» e «nessun pericolo». Da una parte, le fonti europee escludono al momento un rischio immediato di attacco diretto ai 27 o agli altri membri dell’Alleanza. Dall’altra, la pressione russa non è affatto venuta meno e assume forme diverse, mentre la retorica delle ritorsioni si fa più esplicita.

Il punto di equilibrio, per l’Europa, resta dunque quello tra deterrenza e prudenza: evitare di sottovalutare una minaccia che continua a manifestarsi, senza però trasformare ogni segnale di tensione in la prova di un’imminente guerra tra Russia e Nato. Ed è proprio su questa distinzione che, almeno per ora, le valutazioni dei servizi europei invitano a mantenere la barra dritta.

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