29 Agosto 2026, sabato
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Diesel a 2,13 euro al litro: il governo cerca risorse per evitare il nuovo salasso

La proroga del taglio delle accise scade mercoledì 26 agosto, proprio alla vigilia del controesodo. Senza un nuovo intervento, benzina e gasolio potrebbero aumentare di circa 17 centesimi al litro. L’esecutivo studia una nuova copertura e guarda anche a Bruxelles: Italia e altri cinque Paesi chiedono una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

Il conto alla rovescia è già iniziato. Per gli automobilisti italiani mancano soltanto due giorni alla scadenza dell’attuale taglio delle accise sui carburanti e il rischio è che il pieno diventi ancora più costoso proprio nel cuore del controesodo estivo.

Il governo ha guadagnato qualche ora di respiro, ma non ha ancora risolto il problema. Con il decreto interministeriale firmato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, la scadenza della misura è stata infatti spostata dalla mezzanotte di lunedì 24 agosto a quella di mercoledì 26. Una proroga lampo, sufficiente a evitare l’immediato scatto dei prezzi, ma non a mettere in sicurezza il fine settimana più delicato dell’esodo di rientro.

Il diesel è già sopra quota 2 euro

I numeri spiegano perché Palazzo Chigi consideri la questione una priorità. Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio del diesel in modalità self sulle autostrade si attesta a circa 2,13 euro al litro, mentre la benzina viaggia intorno ai 2,01 euro.

A questi livelli, anche pochi centesimi in più si trasformano rapidamente in un aggravio significativo per le famiglie. Se, una volta terminato il taglio delle accise, arrivasse l’aumento stimato di circa 17 centesimi al litro, un rifornimento da 50 litri costerebbe quasi 9 euro in più. Una cifra che, moltiplicata per milioni di automobilisti e per gli spostamenti del controesodo, rischia di diventare un ulteriore freno ai consumi.

Per l’esecutivo, dunque, non si tratta soltanto di contenere l’impatto del caro carburanti sui bilanci familiari. C’è anche una questione politica: evitare che il ritorno dalle vacanze coincida con un nuovo, immediato rialzo dei prezzi alla pompa.

La vera partita è trovare i soldi

La proroga fino al 26 agosto può essere finanziata attraverso il meccanismo delle accise mobili, utilizzando almeno in parte il maggior gettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi dei carburanti. Ma si tratta di una soluzione che, per sua natura, non sembra sufficiente a sostenere un intervento più lungo.

Ed è qui che si apre il capitolo più complicato: le coperture.

Per prolungare il taglio delle accise fino all’inizio di settembre servirebbero nuove risorse, nell’ordine di decine di milioni di euro e potenzialmente anche oltre, a seconda della durata e dell’entità della misura. Il governo dovrà quindi tornare a riunire il Consiglio dei ministri e mettere a punto un nuovo decreto legge, individuando contemporaneamente le risorse necessarie.

Il precedente è quello di inizio agosto, quando l’esecutivo aveva finanziato il provvedimento anche attraverso interventi sulla spesa dei ministeri. Una strada che potrebbe tornare sul tavolo, ma che non è priva di difficoltà: più la crisi dei prezzi si prolunga, più diventa complesso reperire coperture senza incidere su altre voci di bilancio.

Bruxelles entra nella partita

Mentre a Roma si cerca una soluzione immediata, il dossier carburanti si sposta anche sul terreno europeo. L’Italia, insieme a Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, avrebbe proposto una risposta comune al fenomeno degli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

L’idea è quella di introdurre a livello dell’Unione europea una tassazione sugli extraprofitti realizzati dalle società del settore, beneficiarie di margini particolarmente elevati in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche e dall’impennata dei prezzi energetici.

La proposta è stata formalizzata attraverso una lettera congiunta indirizzata al ministro delle Finanze irlandese, Paese che detiene la presidenza di turno dell’Ue. L’obiettivo dei sei governi è portare il tema al tavolo dei ministri delle Finanze nella prima riunione utile prevista per il mese prossimo.

Tra emergenza e soluzione strutturale

Il doppio binario seguito dal governo racconta bene la difficoltà della situazione. Da una parte c’è l’urgenza di evitare che il prezzo alla pompa aumenti di colpo alla vigilia del controesodo. Dall’altra, la consapevolezza che continuare a finanziare tagli temporanei delle accise rischia di trasformarsi in una soluzione costosa e difficile da sostenere nel medio periodo.

La proroga di due giorni, quindi, è soprattutto un ponte. Il vero appuntamento è quello successivo: capire se l’esecutivo riuscirà a costruire una misura abbastanza lunga da superare la fase più critica senza dover intervenire nuovamente a distanza di pochi giorni.

Nel frattempo, la proposta europea sugli extraprofitti prova ad aprire una strada diversa: non soltanto alleggerire il conto per gli automobilisti attraverso le casse pubbliche, ma chiedere al settore che beneficia maggiormente della corsa dei prezzi di contribuire direttamente alla gestione dell’emergenza.

Per gli automobilisti, però, la domanda resta molto più semplice e immediata: quanto costerà il prossimo pieno? La risposta dipenderà dalle decisioni che il governo riuscirà a prendere prima di mercoledì 26 agosto.

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