L’Himalaya torna a parlare, e lo fa nel modo più duro. Cinque corpi sono stati rinvenuti nelle ultime ore nella regione dello Yalung Ri, in Nepal, riaprendo una vicenda che da novembre scorso aveva lasciato sospesi tra speranza e dolore familiari e comunità alpinistiche. Tra le vittime potrebbero esserci anche due italiani: Marco Di Marcello e Markus Kirchler.
Il riconoscimento ufficiale non è ancora stato completato, ma gli indizi sembrano convergere. Una delle salme apparterrebbe infatti a Marco Di Marcello, 37 anni, biologo e alpinista originario di Villa Zaccheo, in Abruzzo. I familiari, già in viaggio verso Kathmandu, avrebbero effettuato una prima identificazione a distanza grazie ad alcune fotografie inviate dai soccorritori, riconoscendo dettagli distintivi dell’equipaggiamento.
Il ritrovamento è stato annunciato da Biswash Karki, presidente della municipalità rurale di Gaurishankar, che ha parlato di “tre stranieri e due nepalesi dispersi dallo scorso novembre”. Una tragedia che risale a una violenta tempesta di neve accompagnata da una valanga, che aveva colpito diverse spedizioni impegnate nel massiccio himalayano, causando complessivamente nove morti, tra cui cinque italiani.
Di Marcello faceva parte di una spedizione diretta al Dolma Khang, vetta di 6.332 metri, insieme all’amico Paolo Cocco, il cui corpo era stato recuperato poco dopo l’incidente. Con loro anche Alessandro Caputo e Stefano Farronato, anch’essi ritrovati nei giorni successivi alla tragedia. Restavano invece dispersi, oltre a Di Marcello, l’altoatesino Markus Kirchler e altri membri della spedizione: Jakob Schreiber e le guide nepalesi Mere Karki e Padang Tamang.
Proprio a Kirchler potrebbe appartenere una delle altre salme rinvenute. Le autorità locali ritengono plausibile che i cinque corpi recuperati siano quelli degli alpinisti ancora dispersi, ma la conferma definitiva richiederà ulteriori accertamenti.
Le operazioni di ricerca erano state sospese già poche settimane dopo l’incidente, complice l’estrema difficoltà delle condizioni ambientali. Anche i successivi tentativi condotti dagli sherpa non avevano portato risultati concreti. Un segnale captato dal dispositivo satellitare di Di Marcello aveva riacceso temporaneamente le speranze, ma senza esito.
Secondo le ricostruzioni più recenti, il ritrovamento sarebbe avvenuto in modo fortuito, durante un’altra operazione di soccorso nella stessa area. Ancora una volta, la montagna si conferma imprevedibile e implacabile: custode di storie sospese, che talvolta restituisce solo dopo mesi, quando ormai resta soltanto il compito di dare un nome e un addio.
